Fondo Famiglia Lavoro

Fondo, la seconda fase per ritrovare un lavoro

Luciano GualzettiFondo Famiglia-Lavoro fase due. In questi giorni è scattata la parte operativa della nuova stagione dello strumento promosso dalla Chiesa ambrosiana a favore di chi ha perso il posto per la crisi economica. Infatti le centinaia di operatori volontari dei Distretti riceveranno le nuove schede e le istruzioni su come procedere con i nuovi strumenti, in modo che dopo la pausta estiva la macchina sia già pronta e possa partire a pieno regime. Un’organizzazione che di fatto non si è mai fermata, rimanendo a fianco delle famiglie colpite, promuovendo sul territorio un fiorire di iniziative di gemellaggi che va oltre l’aiuto economico e crea una rete di sostegno e di solidarietà tra nuclei familiari.

Ne parliamo con Luciano Gualzetti, segretario generale del Fondo. «Tra maggio e giugno abbiamo già contattato i Decanati, ritrovando tutte le persone disponibili che hanno così l’intenzione di portare avanti la fase due. Abbiamo già ricevuto risposte di una quarantina di Decanati che ci hanno detto che il Distretto c’è, indicando i loro riferimenti. Questa rete per noi è strategica».

Quali sono gli strumenti che userete?
Oltre all’erogazione a fondo perduto, la formazione mirata e il microcredito come già annunciato nei mesi scorsi. Ciascuno di questi deve essere tradotto a livello locale: la formazione deve essere ragionata e avviata, territorio per territorio, a seconda che ci siano le condizioni di nuovi posti di lavoro e quindi di qualifiche che devono essere rilanciate con corsi veri e propri. Siamo andati a Lecco, a Varese, a Monza: insieme alle Acli stiamo ragionando su quali possono essere le attività lavorative che possono dare speranza a un inserimento concreto, prendendo i contatti anche con imprese, piccole ditte, artigiani e commercianti. Quindi ogni territorio si sta muovendo in modo diverso e laddove ci sono concrete occasioni di lavoro allora si può costruire un percorso che può essere un corso o il tirocinio o entrambi. Questi corsi sono retribuiti: la persona che per due o tre mesi li frequenta ha comunque un reddito per poter sopravvivere.

Si attiverà anche il microcredito...
Sì, anche se in questo caso l’approccio è diverso. Il microcredito è il classico supporto per l’avvio di attività economiche ed è stato quantificato in 10 mila euro. Si integra con altre forme che la Diocesi ha già attivato come il “prestito della speranza” o quelli della Fondazione San Bernardino e di altre fondazioni. Però devono essere chiari i criteri per evitare di aggravare la situazione. Perché se si concede un prestito a una persona che è già indebitata o che non ha proprio nessuna capacità di restituzione né presente, né futura, non la si aiuta perché così si indebita ancora di più.

Insomma l’obiettivo è unico: il lavoro...
Infatti, il punto decisivo è mettere a disposizione strumenti in modo mirato, perché la soluzione è proprio ritrovare il lavoro. Sono strumenti utili se servono a questo scopo: il microcredito per riavviare un’attività lavorativa, la formazione per dare speranza concreta riqualificandosi per trovare un nuovo posto. Altrimenti rimane l’erogazione a fondo perduto, che è una boccata d’ossigeno, ma non è ciò che vogliamo in modo principale. L’ultimo strumento (cassa mutualistica o fondo mutualistico) è allo studio.

L’esperienza del Fondo però ha seminato molto, facendo fiorire molte iniziative collaterali...
È così: le realtà sul territorio si sono attivate. La grande ricchezza del Fondo è che quando i Distretti hanno smesso di operare a luglio 2011, hanno però continuato ad andare avanti a promuovere fondi locali e aiuti per questa particolare forma di povertà o di impoverimento dovuto alla crisi, alla perdita di lavoro, anche con soluzioni non solo economiche. A partire da quelle relazionali: famiglie che ne aiutano altre, famiglie tutor, Gruppi di acquisto solidali.

La Diocesi si è mossa in anticipo proprio su un terreno affrontato dal Papa e del cardinale Scola durante Family 2012...
Esatto, questa esperienza può essere vista come la modalità migliore per rilanciare e per sottolineare quello che il Papa ha detto e che poi il cardinale Scola ha ripreso durante Family 2012: il Fondo come possibilità per tradurre l’esortazione a promuovere gemellaggi tra parrocchie e tra famiglie. Una delle idee è appunto questa: rilanciare e provocare nelle comunità cristiane la moltiplicazione di soluzioni che possono essere sì economiche - e il Fondo farà la sua parte - ma soprattutto relazionali. Lo spirito iniziale del Fondo era che doveva essere integrativo a forme di aiuto del territorio.

Il Fondo non è una realtà “a parte”, tiene conto e valorizza anche le iniziative promosse dalle istituzioni pubbliche...
Esistono forme pubbliche di aiuto: per questo faremo la formazione degli operatori rispetto ai nuovi strumenti e un riaggiornamento di tutte quelle forme istituzionali di aiuto che la Regione e i Comuni hanno comunque messo a disposizione per le famiglie colpite dalla crisi. Prima di utilizzare il Fondo è bene far acquisire questi diritti e aiuti. L’idea integrativa del Fondo va comunque ribadita e rilanciata.

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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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