Nuovi interventi a favore di chi è stato costretto alla fuga in Burundi
All’indomani dell’
accordo di “pace” siglato il 4 dicembre 2025 a Washington tra il governo congolese e quello rwandese, le milizie del movimento AFC/M23 ritenute essere sostenute dal Rwanda hanno intensificato le operazioni militari, occupando la città di Uvira nel Sud Kivu dove si erano trasferite le autorità regionali dopo la presa dei capiluoghi Goma e Bukavu da parte dello stesso gruppo nel marzo 2025.
Ciò ha provocato altre vittime e sofferenze tra i civili e un nuovo massiccio spostamento di popolazione verso il Burundi e il Rwanda. Le testimonianze dalla città di Uvira, dove l’occupazione è avvenuta senza combattimenti diretti, raccontano di un senso generale di insicurezza e instabilità: mancano autorità locali, elettricità e servizi essenziali. La popolazione, fuggita dagli scontri nei villaggi, si è rifugiata in strutture comunitarie (chiese, ospedali, scuole) in condizioni di promiscuità, con grave carenza di cibo, acqua e medicinali.
In Burundi in pochi giorni si è verificato un afflusso massiccio di sfollati dalla pianura di Ruzizi dove si concentrano gli scontri tra M23 e le forze armate congolesi e del Burundi.
Ad oggi, sono stati registrati
oltre 100.000 rifugiati congolesi nel Paese. I punti di entrata si moltiplicano. Le testimonianze raccolte dalla Caritas in loco raccontano di “persone esauste, affamate, disperate. Alcune hanno camminato per giorni”. La gran parte sono donne e bambini. Le condizioni sono critiche ed i bisogni debordano le capacità di assistenza delle autorità locali e le organizzazioni umanitarie.
Di fronte a questo afflusso massiccio, l’amministrazione locale, l’UNHCR e le organizzazioni umanitarie sono state sopraffatte, e le autorità — che avevano accolto questi rifugiati nei siti di Kansega (zona Ndava), Gatumba, Magara, Rumonge e Nyanza-Lac in condizioni precarie — hanno deciso, in collaborazione con l’UNHCR, di trasferirli immediatamente verso il sito di Busuma, (nella zona Kayongozi, comune di Ruyigi, provincia di Buhumuza), in un campo organizzato in fretta.
Questo campo ha appena accolto un numero incontrollabile di rifugiati, arrivato fino a
67.113 persone.
Nel campo i rifugiati sono ammassati in condizioni disumane e senza riparo.
Negli altri siti di accoglienza la situazione è la seguente:
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Makombe: 1.286 rifugiati
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Cishemere: 8.092 rifugiati
I bisogni sono davvero enormi: insufficienza di acqua potabile, di cibo e dei beni essenziali per la sopravvivenza. Malattie come dissenteria bacillare e colera infuriano; ci sono stati molti morti:
più di 90 rifugiati sono deceduti in una sola settimana (riporta SOS Media il 02/01/2026).
LA RISPOSTA DELLA RETE CARITAS
Caritas Burundi, già impegnata nell’assistenza dei rifugiati arrivati in precedenza, si è mobilitata, seppur con mezzi limitati, per l’accoglienza di questa nuova ondata, contribuendo ai trasferimenti per decongestionare i punti di frontiera e alla distribuzione di cibo e utensili da cucina per la preparazione di
pasti caldi, in collaborazione con il PAM (Programma Alimentare Mondiale), nel campo di Busuma e nel centro di transito di Kansega. Attualmente Caritas
distribuisce porridge e farina per porridge ai bambini, alle donne incinte e alle madri che allattano, e continua a contribuire all’approvvigionamento di acqua potabile in collaborazione con altre organizzazioni che possono farlo.
Il PAM ha di recente cambiato strategia: la razione è stata diminuita del 50% ed è ora distribuita in moneta locale, 24.500 franchi burundesi per persona al mese, con il rischio che questa
piccola somma non basti per coprire tutto il mese, dato che gli alimenti scarseggiano sul mercato. Ciò impatta gravemente la situazione della comunità ospitante.
Dall’inizio della crisi a marzo 2025
la rete Caritas ha fornito assistenza alimentare ad oltre 18.000 rifugiati congolesi accolti in Burundi e a oltre 5.600 bambini con meno di due anni fornendo farina arricchita per l’infanzia. Inoltre, più di 1.400 ragazze e donne tra i 10 e i 49 anni hanno ricevuto kit igienico sanitari e sostegno contro abusi e violenze di genere.
A Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, Caritas ha aiutato 1.300 famiglie tra le più vulnerabili a causa della crisi distribuendo a ciascuna 25 kg di farina, 25 kg di riso, 20 kg di fagioli, 5 litri di olio e 1 kg di sale. Anche nella Repubblica Democratica del Congo l’impegno della Caritas prosegue con la fornitura di viveri, il sostegno alle cure mediche, l’accesso all’acqua e all’igiene.
Caritas Ambrosiana ha contribuito con 25.000 euro a questo intervento ma il bisogno di aiuti rimane ancora molto elevato. Per questo rinnova un appello a continuare a sostenere questa emergenza.
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Causale: Emergenza Repubblica Democratica del Congo
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