Ogni anno 800 nuove donne sulle strade di Milano

Caritas «Le nigeriane sempre più deboli”
Domani, martedì 10 febbraio, in occasione della prima Giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone - celebrata in tutto il mondo l’8 febbraio - l’Arcidiocesi di Milano, la Caritas Ambrosiana, Migrantes e il Centro missionario Pime promuovono un momento di preghiera in Duomo presieduto dal card. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, Nigeria, durante l’incontro “Evangelizzare le grandi metropoli oggi”.
 
La preghiera si svolgerà durante ognuno dei due momenti in cui è articolato l’incontro nel Duomo di Milano: quello della mattina alle 10 con i sacerdoti e quello della sera alle 21 con i laici.
 
Secondo i dati della Caritas, ogni anno 800 nuove donne finiscono sulle strade di Milano. Almeno una su cinque è nigeriana.   «Rispetto a qualche tempo va, in particolare, le donne nigeriane sono ancora più deboli di un tempo e con un maggiore carico di sofferenza sulle loro spalle. Qualche anno fa le organizzazioni criminali che le sfruttavano garantivano un modo relativamente semplice per arrivare in Europa. Oggi le donne prima di finire sulle strade di Milano hanno spesso compiuto viaggi di anni, attraverso le frontiere africane. C’è chi ha attraversato il deserto, poi il Mediterraneo, in mano ad organizzazioni sempre più spietate», osserva suor Claudia Biondi, responsabile area tratta e prostituzione di Caritas Ambrosiana.
 
I dati del fenomeno a Milano e nel mondo       
Sono 1683 le donne vittima di tratta incontrate sulle strade di Milano e hinterland degli operatori e i volontari coordinati da Caritas Ambrosiana lo scorso anno. Una su cinque è nigeriana. I nuovi contatti parlano di un turn over di circa il 35%, ma su Milano è ancora più alto (53%). Ciò significa che ogni anno c’è un ricambio di circa la metà delle donne, con nuovi arrivi o dal Paese di origine, o da altri Paesi europei o da altre zone d’Italia. Per quanto riguarda le nigeriane, si assiste ad una maggiore concentrazione nell’hinterland, o comunque appena fuori dalla cerchia urbana: mentre le aree urbane, dentro i confini cittadini, si confermano appannaggio delle organizzazioni criminali che sfruttano le donne dell’Est Europa.
 
La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo. E riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) circa 21 milioni di persone, spesso povere e vulnerabili, sono vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimonio forzato, adozione illegale e altre forme di sfruttamento. Ogni anno, circa 2,5 milioni di persone sono vittime di traffico di esseri umani e riduzione in schiavitù; il 60 per cento sono donne e minori. Spesso subiscono abusi e violenze inaudite. D’altro canto, per trafficanti e sfruttatori la tratta di esseri umani è una delle attività illegali più lucrative al mondo: rende complessivamente 32 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi.
 
Che cosa fa la Chiesa
Da molti anni, la Chiesa cattolica, e in particolare con le congregazioni religiose femminili, opera in molte parti del mondo, per sensibilizzare su questo vergognoso fenomeno, prevenire il traffico di esseri umani, denunciare trafficanti e sfruttatori e soprattutto aiutare e proteggere le vittime. Con l’avvento di Papa Francesco, l’attenzione al tema della tratta e dello sfruttamento è stata manifestata con più forza e ha portato al messaggio per il 1° gennaio 2015 “Non più schiavi ma fratelli” e alla realizzazione di questa prima Giornata contro la tratta promossa a livello internazionale dalle le Unioni internazionali femminili e maschili dei Superiori/e Generali (UISG e USG) che hanno lanciato anche una campagna: “Accendi una luce contro la tratta”.
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