Conflitto in Sudan: una guerra che non si ferma
Il conflitto che da oltre tre anni devasta il Sudan continua a minacciare la stabilità del vicino Ciad. Le province orientali del Paese hanno accolto più di 1,2 milioni di persone (circa 875.000 rifugiati sudanesi e 300.000 rimpatriati ciadiani).
La capacità umanitaria del Paese è ormai al limite, aggravata dalla riduzione degli aiuti internazionali e dalla cessazione del sostegno statunitense.
Gli scontri tra comunità transfrontaliere e gli attacchi armati hanno colpito duramente la città di confine di Tiné, causando numerose vittime civili e militari. La crisi ha alimentato tensioni sociali e sentimenti xenofobi, mentre nei campi si registrano episodi di violenza di genere.
Un pasto caldo ogni giorno per chi scappa dal conflitto in Sudan
L’intervento di emergenza da parte di tre operatori di Caritas Mongo è iniziato il 19 gennaio 2026. Inizialmente previsto per due mesi, è stato poi prolungato a quattro mesi fino al 31 maggio 2026, consentendo di rispondere ai bisogni di un numero crescente di persone in fuga.
In 133 giorni di attività, con un numero di assistiti che oscillava tra 1.200 e 4.000 persone al giorno, sono stati distribuiti oltre 250.000 pasti.
Ogni beneficiario ha ricevuto 100 g di alimenti al giorno, cucinati secondo un menu settimanale concordato con i rifugiati e rispettoso delle tradizioni locali.
Il progetto è stato reso possibile grazie al sostegno di Caritas Ambrosiana, Fondazione PIME e donatori privati, per un totale di 110.000 euro.
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Risultati raggiunti presso il campo di Tiné
In questi mesi, sono stati raggiunti i seguenti risultati:
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250.000 pasti caldi distribuiti in quattro mesi.
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25 tonnellate di alimenti preparati e serviti.
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Coinvolgimento di 10 cuoche locali, metà provenienti dalla comunità ospitante e metà dalle donne rifugiate.
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Menu diversificato: riso, fagioli, pasta, carne seccata e latte.
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In media ogni giorno sono stati assistiti 1.880 beneficiari
I più vulnerabili: i minori soli
Un dato significativo riguarda la presenza di
minori non accompagnati, che in alcune settimane hanno rappresentato i due terzi degli assistiti. Molti bambini sono arrivati dopo aver perso i genitori durante la fuga, spesso guidati da fratelli maggiori di appena 12 anni.
Uno sguardo al futuro
La situazione in Sudan rimane incerta e purtroppo non si intravedono segnali concreti di tregua. Le autorità locali e le Nazioni Unite hanno chiesto a Caritas Mongo di proseguire l’intervento nei prossimi mesi, in attesa di soluzioni più stabili per la rilocalizzazione dei rifugiati.
In soli quattro mesi, l’intervento ha garantito dignità e speranza a migliaia di rifugiati, offrendo un pasto caldo ogni giorno in un contesto di estrema precarietà.
La Caritas di Mongo continuerà con coraggio e fiducia a sostenere chi soffre, e anche noi di Caritas Ambrosiana continueremo il nostro sostegno a Caritas Mongo e a tutte le persone che sono state costrette a lasciare la propria terra a causa di una guerra crudele.
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Causale: Emergenza Sudan - Interventi per i profughi in Ciad
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