Nepal, a un mese dall'alluvione

La mattina del 26 agosto 2026, una devastante ondata di piena ha colpito il distretto di Rasuwa, al confine tra Nepal e Tibet (Cina), trasformandosi in una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi anni nel Paese.
Intorno alle 8:40 ora locale, una massa enorme di acqua, ghiaccio, fango e detriti ha attraversato il valico di Rasuwagadhi in seguito al collasso improvviso di una porzione di ghiacciaio ad alta quota. L’evento ha generato una serie di flash flood lungo il sistema fluviale Lhende Khola – Bhote Koshi – Trishuli, travolgendo villaggi, infrastrutture e interi tratti di strada.
La piena ha avanzato con una velocità eccezionale: in soli dieci minuti ha percorso oltre 14 km, colpendo insediamenti abitativi prima che potessero essere emessi avvisi ufficiali. Il sistema di allerta nazionale ha registrato l’evento con 16 minuti di ritardo, a causa dell’assenza di sensori transfrontalieri e dell’interruzione delle stazioni automatiche a monte.
Le conseguenze sono state gravissime con un numero altissimo di vittime e una lunghissima lista di dispersi. 
L’ondata ha distrutto ponti, strade, case, impianti idroelettrici e ha lasciato isolate intere comunità. 
La popolazione locale sta affrontando una situazione di forte stress e trauma: molte famiglie hanno perso tutto, bambini e adolescenti mostrano segni di shock, e migliaia di persone sono state costrette a evacuare verso aree più sicure. 
Intere famiglie stanno arrivando verso la capitale, Kathmandu, alla ricerca dei cari dispersi e per trovare una nuova sistemazione abitativa anche in una prospettiva di stabilità futura: l’alluvione, infatti, ha coperto o devastato intere proprietà e c’è profonda, ma giustificata, incertezza sulla bonifica e sicurezza di quelle terre. 
Le operazioni di soccorso sono rese difficili dal maltempo, dalle frane e dalla distruzione delle vie di accesso.
 


I numeri del disastro

La portata del disastro è drammatica: secondo gli aggiornamenti ufficiali, si contano 1.404 morti e oltre 6.150 dispersi.
La gestione delle salme rappresenta una delle sfide più critiche: i corpi non identificati sono stati distribuiti in 21 ospedali lungo i distretti colpiti. 
Le infrastrutture risultano gravemente danneggiate, con ponti crollati, strade spazzate via e impianti idroelettrici fuori uso, mentre le comunità isolate continuano a richiedere assistenza urgente.


L'intervento della rete Caritas

Caritas Nepal si è attivata fin dalle prime ore successive al disastro per monitorare la situazione, collaborare con le autorità locali e individuare i bisogni più urgenti.
L’organismo sta operando in stretto coordinamento con il Governo del Nepal, seguendo la one-door policy, il sistema ufficiale che richiede a tutte le organizzazioni di consegnare aiuti attraverso il meccanismo governativo per garantire ordine, tracciabilità e distribuzione equa. 
 
Di seguito le attività implementate da Caritas Nepal in questo mese: 
  • Soccorso: sono stati soccorsi oltre 781 nuclei familiari.
  • Accoglienza e tutela di minori: sono attivi 7 centri di accoglienza e 7 cucine comunitarie che garantiscono pasti caldi ogni giorno a 1.085 persone, insieme a 5 spazi protetti per 183 bambini. 
  • Centri temporanei: 2.532 persone sono state accolte nei centri temporanei di Caritas Nepal. 
  • Distribuzione di beni di prima necessità: sono stati forniti 2.069 beni alimentari, 1.000 kit igienico-sanitari, 255 kit per neonati. 
  • Supporto psico-sociale per la popolazione locale, che sta affrontando una situazione di forte stress e trauma.
  • Illuminazione di emergenza nelle comunità più isolate rimaste senza elettricità e rete mobile.
A Caritas Nepal è stato anche chiesto di contribuire alle attività di ripristino dei servizi essenziali attraverso:
  • la rimozione dei detriti nelle scuole e nei centri sanitari,
  • l’allestimento di centri temporanei di istruzione per fornire continuità educativa ai minori,
  • la riparazione o la costruzione dei servizi igienici nelle scuole e nei centri sanitari locali.


L'intervento della rete Caritas nei prossimi mesi in Nepal

L’emergenza purtroppo non si esaurirà nei prossimi mesi. Per questo motivo, Caritas Nepal sta preparando un piano pluriennale di riabilitazione e ricostruzione di lungo periodo. Tra le priorità individuate ci sono: 
  • il supporto psicologico e psicosociale, al fine di aiutare le persone colpite dall’alluvione nel processo di superamento del trauma e potenziamento della resilienza socio-individuale, prendendosi cura anche dello staff di Caritas Nepal, intensamente impegnato nella risposta post emergenziale.  
  • Accompagnamento dei minori rimasti orfani: tantissimi bambini hanno perso uno o entrambi i genitori. 
  • Sostegno alle famiglie sfollate: moltissime persone sono arrivate nella capitale, Katmandu, perché hanno perso le loro abitazioni. Queste persone hanno bisogno di alloggi e sarà necessario nei prossimi mesi un intervento urbano a medio-lungo termine. 


Il supporto di Caritas Ambrosiana in Nepal

Come Caritas Ambrosiana abbiamo contribuito con un primo stanziamento di 10.000 euro, in coordinamento con Caritas italiana, per sostenere gli interventi immediati sul campo.
Inoltre, grazie al rapporto di gemellaggio e di collaborazione che abbiamo costruito negli anni con Caritas Nepal, continuiamo a mantenere un contatto diretto con i partner locali, per accompagnare la risposta all’emergenza e sostenere le fasi successive di ricostruzione e ripartenza. 


Giustizia Climatica

 “Il Nepal contribuisce molto poco alle emissioni globali, eppure le comunità vulnerabili stanno pagando un prezzo altissimo per la crisi climatica.
Le famiglie che hanno perso case, mezzi di sostentamento e infrastrutture comunitarie hanno bisogno di più del solo aiuto d’emergenza: hanno bisogno di abitazioni sicure e di una ripresa dignitosa.”                                                                                                                                                                         
Caritas Nepal

Il Nepal contribuisce in misura marginale alle emissioni che stanno riscaldando il pianeta. Nel 2024 ha prodotto circa 15,9 milioni di tonnellate di CO₂ fossile: appena lo 0,04% delle emissioni mondiali, pari a circa 0,5 tonnellate per abitante.
Il confronto con il resto del mondo rende ancora più evidente lo squilibrio. Nel 2024 le emissioni globali di CO₂ fossile hanno raggiunto circa 37,8 miliardi di tonnellate. Cina, Stati Uniti, India e Unione Europea hanno rappresentato insieme il 59% del totale.
Il Nepal, invece, è tra i Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Lo riconosce lo stesso governo nepalese nella sua strategia climatica: il Paese ha una contribuzione trascurabile alle emissioni globali, ma una vulnerabilità elevata dovuta alla conformazione geografica, alla dipendenza di molte attività economiche dalle condizioni climatiche e alla limitata capacità di adattamento.
È questo il paradosso: chi ha contribuito meno al problema può essere costretto a pagare uno dei prezzi più alti.
Per questo motivo il disastro del Nepal diventa una questione di giustizia climatica.


Programmi di educazione e prevenzione in Nepal

Caritas Nepal, dopo il devastante terremoto del 2015, ha iniziato programmi di formazione e informazione relativamente ai disastri naturali e alla prevenzione. In particolare, presso le scuole di primo e secondo grado, Caritas Nepal coordina progetti di prevenzione dei disastri naturali al fine di preparare i giovani ad una conoscenza maggiore delle cause dei disastri e ad una risposta efficace agli stessi. 
I progetti prevedono insegnamenti teorici in aula, ma anche la creazione di comitati di risposta formati dagli studenti stessi. 
La formazione mira ad insegnare ai ragazzi e alle ragazze come comportarsi prima, durante e dopo i disastri. I giovani così diventano punti di riferimento per le famiglie e il resto del villaggio, contribuendo a diffondere una cultura della prevenzione e della preparazione alle emergenze.

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Causale: Alluvione Nepal - Tibet

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