Un mese fa, il 26 agosto, una colossale valanga di roccia e ghiaccio staccatasi dal monte Langtang Lirung, a 5.150 metri di quota, piombò sul sistema fluviale sottostante, al confine tra Nepal e Tibet (Cina), causando una catastrofica alluvione, con valli e paesi sommersi da acqua e detriti sino a 35 chilometri di distanza. Tremende le conseguenze umane e materiali (dati riferiti soprattutto al Nepal, mentre è difficile ottenere informazioni dalla Cina): 1.300 morti accertati, tra 5 e 6 mila dispersi, quasi 85 mila persone colpite nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha, Chitwan e Tanahu, infrastrutture cruciali per la vita quotidiana e l’economia del paese (strade, ponti, dighe, impianti a rete) danneggiate o cancellate dalla colata di acqua, ghiaccio, roccia e sedimenti.
A un mese di distanza dalla catastrofe,
la Conferenza Episcopale Lombarda (Cel) ha indirizzato una
lettera di «
vicinanza sincera e fraterna» a padre Silas Bogati (Amministratore apostolico del Vicariato del Nepal e presidente di Caritas Nepal), agli operatori Caritas e ai «fratelli e sorelle» della Chiesa del paese asiatico. «
Siamo con voi – scrivono i dieci vescovi lombardi –.
La vostra sofferenza ci raggiunge anche in forza del particolare legame di fraternità che da alcuni anni ci unisce», grazie al gemellaggio tra la Delegazione Caritas Lombardia e Caritas Nepal.
«Il dolore di una Chiesa sorella diventa il nostro dolore», affermano i presuli Cel; parallelamente, «la sua speranza diventa la nostra speranza». In nome della quale assicurano il sostegno delle Diocesi lombarde agli sforzi di assistenza intrapresi da Caritas Nepal insieme alla rete internazionale Caritas. Sino a oggi, Caritas Nepal ha prestato aiuto a 800 nuclei famigliari in tre distretti (Rasuwa, Nuwakot, Dhading), accogliendo in centri temporanei 2.532 persone sfollate, allestendo 7 centri di accoglienza e 5 spazi protetti per minori, gestendo 7 cucine comunitarie che preparano ogni giorno pasti caldi per 1.085 persone, avendo infine erogato oltre 2 mila kit alimentari, mille igienico-sanitari, 255 per neonati, persino contributi a 81 famiglie per spese funerarie.
Superata la fase più concitata e drammatica dell’emergenza, Caritas Nepal sta per lanciare al network internazionale Caritas un Appello di emergenza (Ea) del valore di oltre 3 milioni di dollari, che prevede risposte di lungo periodo (quattro anni), in un’ottica di riabilitazione integrata. La Caritas asiatica ha chiesto a Caritas Italiana (e tramite essa alle Caritas lombarde) di supportare in particolare interventi psico-sociali e di cura della salute mentale, al fine di aiutare soggetti vulnerabili a superare i traumi post-evento, di offrire accoglienza ed educazione ai molti ragazzi rimasti orfani, di fornire sostegno ai tanti sfollati che, avendo perso tutto, si sono riversati nella capitale Katmandu, con la prospettiva di sopravvivere a lungo in condizioni di accentuata precarietà.
Caritas Ambrosiana aveva erogato 10 mila euro, a fine agosto, per gli aiuti più urgenti. Ora si appresta, appellandosi alla generosità di fedeli e donatori, a
irrobustire gli stanziamenti per il Nepal. Anche per ragioni di
giustizia climatica. «
La lettera dei Vescovi lombardi – fanno notare
Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori dell’organismo –
evidenzia che “eventi estremi colpiscono spesso con maggiore durezza popolazioni e territori più vulnerabili”. Ma meno responsabili, rispetto ai paesi ricchi, delle emissioni climalteranti che innescano disastri. Mentre finanziamo interventi per abilitare i giovani a rispondere ai disastri e tendiamo la mano a un popolo in difficoltà, dobbiamo interrogarci sulle cause profonde della sciagura che l’ha colpito. Ed educarci insieme a stili di vita più sostenibili, dunque più fraterni».
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Causale: Alluvione Nepal - Tibet
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