Una clinica mobile e servizi sanitari in Giordania
Il progetto
“Salute per i Rifugiati”, promosso da Caritas Giordania e sostenuto dalla
campagna di Quaresima 2025 di Caritas Ambrosiana e Ufficio Diocesano per la Pastorale Missionaria della diocesi di Milano, si trova nella fase che precede l’avvio ufficiale delle attività previsto per gennaio 2026.
Il percorso iniziale, infatti, è stato rallentato dal complesso iter di autorizzazione richiesto dal Ministero della Pianificazione e della Cooperazione Internazionale giordano: è un passaggio obbligatorio per ogni intervento che coinvolga partner internazionali. Nonostante questo ritardo, le équipe locali sono già operative nella preparazione delle attività e nell’allestimento degli strumenti necessari.
La rilevanza del progetto è confermata dalla grande
indagine condotta da Caritas Giordania insieme ai partner tedeschi tra luglio e agosto 2025. L’indagine ha coinvolto 1.073 famiglie in dieci governatorati, restituendo un quadro chiaro delle difficoltà sanitarie delle comunità più vulnerabili. Si conferma una situazione sanitaria difficilissima. Il 62% dei nuclei familiari segnala problemi nell’acquisto dei farmaci, il 51% manifesta la necessità di consulti di medicina generale e tra i rifugiati siriani – che solo nel governatorato di Karak superano le 10mila presenze – il livello di bisogno è ancora più elevato. I principali ostacoli all’accesso alle cure restano i costi, sempre più proibitivi per chi non ha reddito stabile, e le difficoltà di trasporto verso i centri sanitari. L’indagine registra, inoltre, un diffuso disagio psicologico, con ansia e depressione molto presenti, mentre solo una minoranza ha potuto ricevere un supporto adeguato.
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Il collega Alessandro Cadorin di Caritas Italiana basato ad Amman, che segue da vicino il progetto e collabora stabilmente con Caritas Giordania, sottolinea come “
la clinica mobile rappresenti una risposta concreta a un gap strutturale: porterà visite di base, screening per le malattie croniche e supporto materno-infantile direttamente nei villaggi più isolati, dove spesso non esiste alcun servizio sanitario accessibile”.
Da gennaio 2026 partiranno le prime attività operative: la riattivazione dei servizi di salute primaria nelle parrocchie dei governatorati meridionali, gli incontri con le comunità con momenti informativi rivolti ai leader locali e alle famiglie e, soprattutto, l’avvio della clinica mobile, attualmente in fase di allestimento con strumenti diagnostici essenziali, kit per malattie croniche, materiali per il triage e protocolli di rinvio agli ospedali più attrezzati dell’area.
Il progetto che abbiamo sostenuto durante la Quaresima 2025 avrà una durata annuale e prevede di
raggiungere almeno 646 beneficiari diretti, riducendo tempi e costi di accesso alle cure e offrendo un riferimento stabile nelle aree meno servite della Giordania.