Dopo un assedio durato 18 mesi, El-Fasher è caduta nelle mani delle milizie RSF, trasformandosi in un inferno per migliaia di civili innocenti.
Le strade della città sono teatro di massacri e atrocità indicibili: oltre duemila persone uccise in un solo giorno, tra cui medici, donne e bambini.
Chi riesce a fuggire racconta violenze, fame e distruzione, mentre decine di migliaia restano intrappolate senza via di scampo.
Il Sudan è ormai devastato: 150.000 morti, milioni di sfollati, fame e malattie che consumano un popolo dimenticato.
È urgente un intervento internazionale per fermare questa catastrofe umanitaria e restituire un briciolo di speranza a chi non ne ha più.

L’appello di Papa Leone XIV per il Sudan
Papa Leone all’Angelus del 2 novembre ha lanciato un nuovo appello alle parti belligeranti e alla comunità internazionale:
“Preghiamo affinché il Signore accolga i defunti, sostenga i sofferenti e tocchi i cuori dei responsabili. Rinnovo un accorato appello alle parti coinvolte per un cessate-il-fuoco e l’apertura urgente di corridoi umanitari. Invito, infine, la comunità internazionale a intervenire con decisione e generosità, per offrire assistenza e sostenere quanti si prodigano nel portare soccorso”.
L’appello richiama il recente intervento al Consiglio di Sicurezza ONU del Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, che ha denunciato la passività della comunità internazionale di fronte alla tragedia in Sudan.
Nel suo discorso del 30 ottobre ha chiesto con forza un’azione immediata, mettendo in discussione il coraggio, i valori e la coscienza del mondo.
Le sue parole — un grido accorato contro l’apatia globale — invitano a riscoprire la responsabilità collettiva di agire.
Dati ufficiali sull'emergenza in Sudan
Di seguito riportiamo alcuni dati ufficiali; in un contesto in cui è particolarmente difficile avere notizie, secondo fonti autorevoli, si teme che la situazione sia ancora peggiore:
Le perdite ufficiali registrate:
41mila a maggio 2025, ma stime attendibili alludono ad almeno 150mila. Sono per lo più civili, vittime di attacchi deliberati e delle conseguenze degli attacchi su servizi e infrastrutture;
Sfollati e profughi
Su 47,5 milioni di abitanti, 12 milioni sono gli sfollati nell’agosto 2025, di cui 7,5 milioni all’interno del Paese e 4,1 rifugiati nei Paesi vicini.
3,7 milioni di bambini sotto i 5 anni sono sfollati.
1 sudanese su 4 ha dovuto lasciare la propria casa e fuggire in altre località.
4,1 milioni di profughi ad agosto 2025 avevano lasciato il Paese. In particolare:
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Il Sud Sudan nell’agosto 2025 aveva accolto 1.193.568 rifugiati in ingresso. Di loro circa 1 su 3 è sud-sudanese.
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Il Ciad fino ad agosto 2025 ha accolto oltre un milione di persone, di cui 876.199 stranieri e oltre 200.000 ciadiani che risiedevano in Sudan, ora nuovamente in fuga.
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In Ciad 9 rifugiati su 10 sono donne o bambini.
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In Egitto, che ha ricevuto ad oggi 1,5 milioni di profughi, Caritas segnala l’inefficacia nei sistemi di registrazione, per cui non più di 700.000 sarebbe oggi iscritti nei registri dell’UNHCR.
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L’Etiopia ha accolto oltre 150.000 profughi dal Sudan.
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La Repubblica Centrafricana, con già una popolazione autoctona sotto la soglia della povertà per il 68%, nell’agosto 2025 ospitava 45.195 profughi
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La Libia oggi accoglie 323.000 persone. Ora il numero di persone che in Libia necessita di assistenza umanitaria è salito a oltre 900.000.
La Carestia in Sudan
La carestia è stata dichiarata in almeno 12 aree, fra cui Nord Darfur e Monti Nuba:
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Nell’agosto 2025, 25,6 milioni di sudanesi (54% del totale) era in condizione di grave insicurezza alimentare (fascia da 3 a 5 della scala IPC), e 637.000 in carestia dichiarata (fascia 5).
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La zona del North Darfur (Melit) vede una situazione critica, dove 1 bambino su 3 (34,2%) è in malnutrizione acuta, il 41,8% in sottopeso, l’80% della popolazione è in crisi alimentare acuta e il 20% a rischio di carestia o già in essa.
La Salute in Sudan
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l’80% delle strutture sanitarie non sono più operative in Al Jazirah, Kordofan, Blue Nile, Darfur, Khartoum.
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oltre il 60% degli impianti di trattamento delle acque è fuori servizio.
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Nel resto del Paese almeno il 45% delle strutture sanitarie non sono operative.
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2 sudanesi su 3 sono senza servizi sanitari.
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È in corso inoltre una vasta epidemia di colera: a metà agosto 2025 erano circa 100.000 i casi e 2.470 i decessi.
Violenze di genere
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12,1 milioni di donne sono oggi ad alto rischio di violenza legata al genere;
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un recente rapporto del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Uniti pubblicato il 5 settembre 2025 accusa entrambe le parti di crimini di guerra e contro l’umanità su base etnica, con le violenze spesso dirette in modo particolare sulle donne attraverso stupri, matrimoni forzati, schiavitù sessuale, traffico di donne e bambine, arruolamento di minori.
Disturbi mentali:
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secondo l’OIM, 2 rifugiati su 3 nei campi in Sudan soffrono di depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress per violenze e traumi, ma meno del 15% di loro ha accesso a servizi di salute mentale.
Assistenza umanitaria in Sudan
Nel Paese 30,4 milioni di persone necessitano di assistenza umanitaria.
Lo sforzo umanitario continua ad essere gravemente sottofinanziato:
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nel 2025, dei necessari 4,6 miliardi di dollari stimati dalle Nazioni Unite, ad oggi solo il 24,5% è stato coperto, come solo il 69% lo fu nel 2024.
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La decisione dell’amministrazione Trump di sospendere circa l’83% dei fondi per l’aiuto aggrava la situazione, anche perché gli USA erano il primo donatore per il Sudan (circa la metà del totale).
L’impegno di Caritas per il popolo sudanese
Nel 2024 Caritas ha sostenuto in Sudan oltre 5.000 famiglie sfollate e 2.740 donne con kit igienici grazie a un progetto da 200.000 euro.
Nel 2025 l’impegno continua con 178.000 euro per aiuti economici, acqua sicura e protezione contro la violenza di genere, raggiungendo 3.200 famiglie e 50.000 persone.
In Sud Sudan, nel 2024 sono state aiutate 11.000 persone con beni, denaro e rifugi; nel 2025 previsti 300.000 euro per aiuti alimentari, prevenzione del colera e promozione della pace.
Particolare attenzione a Malakal e ai profughi in arrivo, con un progetto sulla salute mentale in collaborazione con Amref.
In Egitto, 400 famiglie vulnerabili hanno ricevuto cibo e formazione; nel 2025 saranno circa 1.000 con ulteriori sostegni e microattività economiche.
In Ciad, dall’inizio del conflitto, Caritas ha aiutato 30.000 persone con cibo e acqua, avviando nel 2024 un progetto per 200 donne nella produzione agricola.
Nel 2025 continua il sostegno a 1.500 famiglie nei campi di Farchana e Métché con kit alimentari, formazione e attrezzature agricole per migliorare le condizioni di vita.
Caritas Ambrosiana
Caritas Ambrosiana sta sostenendo l’intervento in Ciad con una cifra di 100.000 euro il progetto "Orti per le Donne Rifugiate " un’esperienza di collaborazione e rinascita. Le protagoniste sono le donne rifugiate, provenienti dal Sudan, che hanno lasciato tutto alle spalle, e le donne delle comunità locali che hanno cominciato a lavorare fianco a fianco, coltivando la terra. Il loro non è solo un impegno per produrre cibo essenziale, ma anche un modo per tessere nuovi e forti legami sociali, ricostruendo fiducia reciproca e nel futuro. L'entusiasmo generato è stato palpabile fin dall'inizio: nei primi sei mesi di attività, tra l'autunno 2024 e l'inverno 2025, si sono formati spontaneamente ben 45 gruppi di lavoro femminile, superando le previsioni iniziali e dimostrando un profondo desiderio di partecipazione attiva. Questo progetto sta garantendo, oltre ad un’alimentazione più varia ed equilibrata, anche la possibilità di avere entrate economiche da poter utilizzare per acquisti essenziali anche di altra natura (prodotti sanitari, prodotti per la gestione familiare…)
Si è appena avviato, inoltre, un progetto che prevede la realizzazione di
12 pozzi di cui beneficeranno sia i rifugiati sudanesi che le popolazioni locali per una cifra totale di 72.000 euro.