L’Etiopia sta affrontando crisi umanitarie gravi e simultanee, causate dall’interazione tra conflitti armati, sfollamenti interni, shock climatici e accesso limitato ai servizi essenziali. Milioni di persone vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, malnutrizione, scarsità d’acqua e assistenza sanitaria insufficiente, con mezzi di sussistenza estremamente fragili. I gruppi più colpiti sono bambini, donne in gravidanza e allattamento, comunità pastorali e sfollati interni.

I bisogni umanitari principali sono strettamente interconnessi:
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Sicurezza alimentare e nutrizione: urgente assistenza alimentare, in particolare per bambini e donne, attraverso distribuzioni mirate, alimentazione supplementare ed educazione nutrizionale.
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Acqua, igiene e servizi igienico-sanitari (WASH): accesso sicuro all’acqua potabile e a strutture igieniche funzionali; la lunga distanza per il reperimento dell’acqua grava soprattutto su donne e bambini.
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Assistenza sanitaria: servizi di emergenza, prevenzione delle malattie e vaccinazioni in contesti dove le infrastrutture sanitarie sono compromesse.
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Protezione: elevati rischi di violenza di genere, sfruttamento minorile e traumi psicosociali richiedono meccanismi di protezione e supporto comunitario.
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Mezzi di sussistenza: siccità, conflitti e instabilità dei mercati hanno ridotto produzione agricola e redditi, rendendo necessario il ripristino delle capacità produttive e della resilienza.
L’analisi regionale evidenzia criticità diffuse. Nel
Nord Shoa (Amhara) migliaia di sfollati vivono in rifugi sovraffollati con alti tassi di malnutrizione e gravi rischi di protezione. Nell’
East Hararghe (Oromia) la produzione agricola è diminuita del 65% a causa di siccità e parassiti, con crescente ricorso a strategie di sopravvivenza negative. Nell’
East Bale oltre 23.000 IDPs necessitano urgentemente di assistenza di base. Il
South Omo soffre insicurezza alimentare cronica legata alla siccità e alla scarsità di pascoli. In
Amhara (North Wollo, North Shewa, West Gojam) e nel
Tigray, il conflitto ha distrutto mezzi di sussistenza e servizi essenziali, aggravando malnutrizione e rischi di protezione. Nel
Borena (Elwaye Woreda) la cronica scarsità d’acqua compromette la vita domestica, il bestiame e l’agricoltura.
Nel complesso, le comunità affrontano una “crisi nella crisi”: dove il conflitto si somma agli shock climatici (Tigray e Amhara) i bisogni sono estremamente urgenti e richiedono interventi multisettoriali integrati. In altre aree, come parti dell’Oromia, prevalgono crisi climatiche che necessitano di sostegno umanitario mirato e azioni di rafforzamento della resilienza.
Gli interventi della rete Caritas
Il presente programma della rete internazionale di Caritas che presentiamo di seguito avrà una durata di 9 mesi, da gennaio a settembre 2026; riguarderà un totale di 10.265 nuclei familiari (circa 44.800 individui).
La risposta proposta mira a salvare vite, proteggere le persone e ricostruire la resilienza attraverso quattro pilastri:
sicurezza alimentare e nutrizione,
WASH,
protezione e
mezzi di sussistenza. Sono previste assistenza in contanti e alimentare, supporto nutrizionale per i gruppi vulnerabili, riabilitazione dei punti d’acqua, promozione dell’igiene, meccanismi di protezione comunitaria e sostegno alla ripresa agricola e zootecnica. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dagli aiuti, ristabilire dignità e rafforzare la capacità delle comunità di affrontare crisi future.
I risultati previsti sono:
ACQUA E IGIENE (WASH): 2.700 famiglie (13.500 individui) potranno avere accesso all'acqua potabile; saranno formati 240 membri dei comitati di gestione per acqua e igiene.
AIUTI IN DENARO (MPC) : 2.465 famiglie (12.325 individui) riceveranno assistenza in denaro multiuso (MPC).
MEZZI DI SOSTENTAMENTO: 1.800 famiglie (9.000 individui) riceveranno sementi resistenti alla siccità.
CIBO: 2.000 famiglie (10.000 individui) più vulnerabili riceveranno razioni alimentari per tre mesi.
NUTRIZIONE: 1.300 bambini sotto i cinque anni e donne incinte o allattanti riceveranno un'alimentazione supplementare.
Caritas Ambrosiana ha contribuito a questo intervento con una cifra di 46.000 euro ma la fine dell’emergenza in Etiopia non sembra essere vicina.
Per questo rilancia una raccolta fondi per contribuire al programma in questione.
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