Un cataclisma, questa la parola per descrivere quanto è accaduto nei giorni scorsi in Bosnia e in Serbia a causa delle violente precipitazioni che hanno interessato una vasta area dei due Paesi confinanti. Almeno 50 le vittime accertate (30 in Bosnia Erzegovina, 20 in Serbia, 1 anche in Croazia) ma il triste bilancio è destinato a crescere perché molte zone sono rimaste isolate e non si è ancora potuto verificare con precisione la situazione. A questa tragica conta si aggiungono oltre 25.000 sfollati in Serbia e un numero imprecisato in Bosnia, ma di certo superiore alle 10.000 unità (solo oggi per esempio evacuate 6.000 persone dai villaggi attorno a Bijeljina, 3.500 da Bosanski Samac).
I problemi più gravi in questo momento riguardano le numerose frane registrate in entrambi i Paesi che stanno distruggendo decine di case, l’interruzione di servizi essenziali (come ad esempio gli ospedali) completamente inagibili a causa degli allagamenti e del fango e il rischio di diffusione di possibili epidemie.
Nel giro di cinque giorni si sono registrate le più violente precipitazioni da 120 anni a questa parte che hanno causato piene mai viste in tutti i fiumi della zona (ad es. il livello della Sava è più di 1 metro rispetto al livello massimo mai registrato).
Il bollettino dei danni sta drammaticamente registrando un aumento delle aree colpite. Mentre in alcune zone l’acqua inizia a scendere le zone più a valle vengono colpite da ondate da terribili ondate di piena e la popolazione non può far altro che abbandonare tutto e fuggire. Anche in Croazia si comincia a temere per possibili esondazioni e distruzioni.
Come si può vedere dal confronto delle due mappe sottostanti le aree interessate dall’emergenza cresce di giorno in giorno:
Mappa delle alluvioni il 16 Maggio

Mappa delle alluvioni il 18 Maggio

Le risposte in campo sono al momento:
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Di tipo emergenziale volte a portare in salvo le persone (evacuandole prima della piena o recuperandole con barche e elicotteri se rimaste intrappolate nelle proprie case), in particolare da parte dei Governi, della Protezione Civile, dell’Esercito e di molti volontari
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Di tipo assistenziale nei primi luoghi di accoglienza improvvisata, con una notevolissima presenza di cittadini e volontari locali che stanno dimostrando una enorme solidarietà, raccogliendo e distribuendo beni di prima necessità (cibo, bevande, materiale igienico-sanitario, medicine).
Le Caritas e le Chiese locali hanno già lanciato i loro appelli attraverso la rete di Caritas Europa, sui media locali e sui social network. Al momento sono impegnate nella prima assistenza, nell’organizzazione di punti di raccolta, nella distribuzione di pasti caldi, nel fornire informazioni utili.
Lunedì 19 maggio gli operatori italiani di Caritas nella regione (Daniele Bombardi e Carlo Bernardis in Bosnia Erzegovina, Angela Cesaroni in Serbia) hanno visitato alcune delle località maggiormente colpite e alcuni luoghi di prima accoglienza per poter analizzare più direttamente la situazione e valutare i bisogni più urgenti.
Al momento attuale la necessità principale rimane comunque la raccolta fondi per coprire le spese della prima emergenza, mentre nei prossimi giorni verranno elencate con più precisione le altre necessità materiali che dovessero presentarsi dalle missioni sul campo.