Aggiornamenti dall'Etiopia


Arrivano aggiornamenti ancora molto preoccupanti dall’Etiopia: le aree colpite dalla recente guerra civile (2020-2022) che ha causato, secondo stime autorevoli, almeno 500.000 morti e più di 2.000.000 di sfollati interni, sono colpite da ulteriori gravi problemi di origine climatica e sanitaria.
La rete Caritas, impegnata in quei territori fin dall’inizio del conflitto, ha condiviso alcuni aggiornamenti di cui riportiamo una breve sintesi:



Situazione in Afar, Amhara e Tigray
La siccità persiste nelle regioni di Afar, Amhara e Tigray, con grave impatto sulla produzione agricola, salute del bestiame e accesso all’acqua da parte delle famiglie. L’infestazione di locuste del deserto in Afar, Amhara, Somalia e Tigray aggrava ulteriormente il rischio di insicurezza alimentare e gli sciami immaturi rappresenteranno una minaccia per raccolti e pascoli nell’Afar, Amhara e Tigray con un rischio di invadere l’Etiopia sudorientale dove avviene la riproduzione invernale. La convergenza di questi shock con epidemie di colera, malaria e morbillo sta aggravando la vulnerabilità delle comunità colpite, compresi sfollati interni (IDP) e rimpatriati. Il valore del Birr (moneta locale) continua a scendere e i prezzi dei prodotti alimentari stanno aumentando esponenzialmente.

Tigray
Il sostegno a sfollati interni e rimpatriati rimane tra le massime priorità della regione del Tigray. Condizioni di siccità diffuse ovunque, con gravi ripercussioni su bestiame e persone, e diffusa insicurezza alimentare (le persone dipendevano da aiuti alimentari prima dello stop alle distribuzioni nell’aprile 2023). Nel Tigray orientale, su 87.602 ettari piantati, 65.915 (75%) si trovano ad alto rischio di siccità. Almeno 140.757 ettari di raccolti andati male in 31 woredas (aree interne). L'infestazione da locuste è stata osservata a Tahtay Adiyabo Woreda, lasciando un numero imprecisato di famiglie a rischio di totale fallimento del raccolto.
Si registrano massicci sfollamenti e separazioni familiari: attualmente sono oltre 2 milioni le persone sfollate (1,02 milioni di sfollati interni  risiedono in 643 siti in 6 zone del Tigray e 1,26 milioni di sfollati interni sono tornati al luogo di origine in 963 villaggi accessibili in 5 zone nella regione del Tigray). Questi vivono in una situazione terribile: soffrono per mancanza di cibo, farmaci, oltre che per più frequenti episodi di violenza di genere e mancanza d’altri servizi sociali di base.
Oltre il 90% della popolazione è bisognosa di aiuti alimentari, ma la distribuzione è stata sospesa per più di 6 mesi con nessun altro programma di protezione sociale. Come risultato della guerra, sono enormi le perdite e danni ai mezzi di sussistenza produttivi come bestiame, attrezzi agricoli e sementi (fertilizzanti, servizi veterinari, attrezzi agricoli, buoi, finanziamenti).
I danni al raccolto dovuti a locuste e siccità continuano a rappresentare una grande minaccia. Almeno 132.000 ettari di terreno sono colpiti dalla siccità, in 3 zone ed in particolare in 180 villaggi. Segnalati livelli critici ed estremamente critici di malnutrizione acuta (oltre 11.000 bambini con diagnosi di malnutrizione acuta). Almeno 1.370 i morti per fame dopo la fine del conflitto.
A metà settembre 2023, quasi 458.000 persone hanno ricevuto cibo e dai suoi partner utilizzando il gasdotto Safety Net. Tuttavia, il paniere alimentare comprendeva un solo alimento (15 kg di grano).
 
Amhara
La situazione attuale nella regione di Amhara si sovrappone ai bisogni preesistenti dovuti al conflitto nel nord del paese, unito alle epidemie di colera e malaria, alla diffusa malnutrizione, al conflitto in corso nella regione, nonché all’afflusso dei rimpatriati e dei rifugiati dal Sudan.
Si prevede che la siccità in corso in 8 zone della regione di Amhara peggiorerà nel dicembre 2023. Le zone interessate includono parti di Gondar, Shewa, Wello, Wag Hamra e le zone speciali Oromo. Allarmante la crisi di malnutrizione, con risposta inadeguata sia a quella moderata che quella acuta. Le persone bisognose di aiuti alimentari nella regione sono 3,5 milioni. A causa del conflitto, la maggior parte di scuole e università non hanno potuto funzionare. Il totale degli sfollati interni nella regione è 647.250 di cui 69.023 in campi e 578.227 in comunità ospitanti. Gli sfollati interni provenienti da 4 zone della regione vengono riportati alle loro case a mani vuote: quest’anno i rimpatriati sono circa 363.745 persone, bisognosi di mezzi di sussistenza
Va sottolineato che, purtroppo, in quest’area è ancora in corso un conflitto circoscritto tra il governo federale e gruppi armati della regione che causa insicurezza e restrizioni di movimento: il ciclo agricolo ne è pesantemente influenzato.

Oromia
70.000 famiglie nella zona di West Hararge avrebbero perso il raccolto causa siccità in luglio e agosto. Negli ultimi 2 anni si sono verificati sfollamenti in Borena e Guji a causa dell'escalation. Gli scontri alla fine di agosto 2023 a Guji hanno provocato lo sfollamento di 89.096 persone in 4 woredas, che si aggiungono ai 148.459 sfollati interni (22.006 famiglie) attualmente ospitati in bisogno di assistenza umanitaria. Sono iniziate le operazioni di rimpatrio degli sfollati interni nelle zone est, ovest e Horo Guduru Wellega. 1/3 degli sfollati interni (circa 150.000) sono tornati nei luoghi di origine, ma necessitano di alloggi e generi di prima necessità. Esponenziale l’aumento dei casi di malaria (41.591 casi confermati con 7 decessi su 101.591 testati). Paradossalmente, le piogge di luglio-settembre negli altopiani orientali dell'Etiopia hanno provocato inondazioni (straripamento del fiume Fafan), la morte di bestiame e blocchi stradali, ma allo stesso tempo la regione soffre la siccità nelle zone di Afder, Libano, Dawa e Korahe. Le epidemie di malaria e colera rappresentano il principale problema nelle regioni meridionali.


Gli interventi della rete Caritas
Caritas Ambrosiana sostiene dal 2021 interventi in collaborazione con Caritas Italiana e Caritas Etiopia.
Con lo scoppio della guerra nel Tigray, Caritas Etiopia ha sin da subito attivato una serie di interventi di emergenza e una rete di coordinamento, coinvolgendo sia gli uffici diocesani sia gli organismi internazionali della rete Caritas già presenti sul territorio. Anche Caritas ha scontato le difficoltà di accesso nelle aree di conflitto, difficoltà che dopo la firma dell’accordo di pace, nel novembre 2022, si sono significativamente ridotte, ma alla sospensione del conflitto armato non è corrisposta la fine del bisogno che si è diversificato e, per alcuni aspetti, si è intensificato dopo che l’area è stata colpita da siccità, invasione di locuste ed epidemie.
 
In questi anni gli interventi realizzati si sono concentrati, soprattutto inizialmente, sulle necessità prioritarie, garantendo prodotti alimentari, acqua, prodotti per l’igiene, medicinali, articoli di base per gli alloggi e la costruzione di servizi igienici.

Gradualmente si è poi riusciti a offrire un sostegno ad interventi che guardano un po’ più al futuro e all’autonomia. In particolare si è favorita la ripresa delle coltivazioni e dell’allevamento attraverso la distribuzione di sementi, attrezzi agricoli, animali assieme ad una cifra che consentisse di effettuare i primi investimenti.

Non sono mancati anche interventi per il sostegno psicologico post-traumatico e iniziative che favorissero il dialogo e la convivenza pacifica.

Ad oggi Caritas Ambrosiana ha contribuito per un totale di 128.000 euro.



 


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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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