Il 10 ottobre è finalmente arrivato un primo segno di sollievo e speranza: la firma dell’accordo sul cessate il fuoco in Terra Santa per porre fine alla guerra e liberare i prigionieri, detenuti e persone rapite da entrambe le parti coinvolte.
Purtroppo, l’accordo continua ad essere oggetto di ripetute violazioni e incertezze, che rendono la situazione in Terra Santa fragile e la pressione per farne rispettare i termini è estremamente alta.
Situazione umanitaria a Gaza
La situazione umanitaria generale rimane catastrofica, in particolare per quanto riguarda l'insicurezza alimentare.
Ad agosto 2025 la carestia è stata confermata dalle Nazioni Unite in tutto il territorio della Striscia. Gli esperti hanno confermato che ora Gaza è entrata nella fase 5 della carestia, con oltre mezzo milione di persone che dipendono ancora dagli aiuti umanitari - compresi cibo, acqua e beni di prima necessità - poiché la produzione locale è stata completamente distrutta.
Il 92% delle infrastrutture a Gaza risultano distrutte o gravemente danneggiate, si contano oltre
1.9 milioni di sfollati. Molti ospedali e centri medici sono inutilizzabili o funzionano solo in modo parziale. C’è una
grave carenza di medicinali, forniture mediche, servizi di salute mentale.
Il 96% delle famiglie non ha acqua per i bisogni primari e l’acqua che si trova è spesso contaminata.
Caritas Gerusalemme, che è sempre stata al fianco della popolazione, il 22 settembre è stata costretta a prendere la difficile decisione di
sospendere le operazioni in cinque dei dieci punti medici che erano ancora presenti nella Striscia a causa dell’intensificarsi delle operazioni militari israeliane nel Nord di Gaza. La decisione è stata presa per la sicurezza dello staff di Caritas Gerusalemme.
Nonostante ciò, Caritas Gerusalemme continua i suoi sforzi per procurarsi medicinali e beni di prima necessità attraverso il mercato locale, ma le forniture rimangono in gran parte non disponibili.
Ricostruzione e situazione economica
Ad oggi non sono stati avviati lavori di ricostruzione su larga scala. I rifugi temporanei promessi non sono stati realizzati e sul campo non si vedono attività di ricostruzione significative.
Gli esperti stimano che saranno necessari miliardi di dollari per ripristinare le infrastrutture essenziali, con un periodo di recupero che probabilmente supererà i dieci anni.
La situazione economica rimane disastrosa. Quasi tutte le famiglie vivono in condizioni di povertà e le opportunità di lavoro sono estremamente limitate.
Solo poche organizzazioni umanitarie continuano ad operare, impiegando un numero esiguo di collaboratori locali.
Nonostante il cessate il fuoco, è urgente revocare il blocco degli aiuti e aprire corridoi umanitari.
I beni di prima necessità come carne, pollame e uova rimangono scarsi o inaccessibili. Ad esempio, un solo pollo congelato nel nord costa oltre 160 shekel (circa 42€), rendendolo inaccessibile per la maggior parte delle famiglie.
Sono urgentemente necessari anche materiali da costruzione, attrezzature e manodopera, mentre la sicurezza pubblica rimane debole, con dispute tra famiglie e tensioni comunitarie ancora comuni.
Comunità cristiana
La comunità cristiana di Gaza continua ad affrontare gravi difficoltà.
Sia nella chiesa della Sacra Famiglia che nella chiesa di San Porfirio, solo poche famiglie le cui case non sono state completamente distrutte sono tornate a casa; la maggior parte rimane rifugiata all'interno dei locali della chiesa.
Diverse famiglie cristiane, tra cui alcuni membri dello staff della Caritas di Gerusalemme, sono emigrate all'estero, in particolare i giovani che sono partiti verso destinazioni come l'Australia.
Altri hanno scelto di rimanere, esprimendo la loro determinazione a restare e ricostruire.
La partenza delle giovani famiglie rappresenta una seria sfida per il mantenimento della presenza cristiana a Gaza, poiché la maggior parte di coloro che rimangono sono anziani.
Operazioni della Caritas di Gerusalemme a Gaza
Lo staff Caritas Gerusalemme è sempre stato al fianco della popolazione e ancora adesso continua ad operare in condizioni estremamente difficili, concentrandosi principalmente sulle province meridionali. In questi due anni di conflitto, Caritas Gerusalemme si è impegnata nelle seguenti attività:
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Assistenza sanitaria: Caritas Gerusalemme ha garantito servizi di salute primaria e distribuito farmaci essenziali, gestendo punti medici sia a Nord che a Sud della Striscia e raggiungendo circa 30.000 beneficiari. Inoltre, sono state distribuite protesi agli arti per 76 persone a Gaza.
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Distribuzione di cibo, beni di prima necessità e contributi economici: sono stati forniti kit alimentari ad oltre 1.000 famiglie, kit igienici a più di 500 persone e contributi economici a circa 8.000 persone.
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Sostegno psicosociale: almeno 700 persone hanno ricevuto assistenza psicosociale.
Il 22 settembre,
Caritas Gerusalemme è stata costretta a chiudere cinque dei dieci punti medici nel Nord della Striscia e al personale è stato consigliato di non tornare al nord a causa delle condizioni di insicurezza e di inabilità. Il principale centro medico del nord
(Al Shatei Medical Center) è stato riaperto e sono in corso lavori di manutenzione e riparazione.
Attività di distribuzione del latte
A pochi giorni dal cessate il fuoco, Caritas Gerusalemme ha mobilitato le sue équipe mediche a Gaza per consegnare 10.000 lattine di latte artificiale alle famiglie con neonati e bambini piccoli che erano stati privati dell’alimentazione di base durante i due anni di conflitto. La distribuzione è stata effettuata attraverso i punti medici Caritas in tutta Gaza, garantendo così che gli aiuti raggiungessero le comunità più vulnerabili in modo rapido e sicuro.
In particolare, la distribuzione del latte è avvenuta in queste aree:
• campo profughi di Al Najab, Deir Al-Balah, tre campi ad Al Zawaydeh e ospedale Al Aqsa Martyrs.
• Gaza settentrionale: ospedale Al Hilweh, ospedale Al Sahabah, campo profughi Mal’ad Al-Yarmouk e campo profughi Mal’ad Falasteen.
Per mesi, la guerra e il blocco degli aiuti umanitari a Gaza hanno gravemente limitato l’accesso ai beni essenziali. La consegna di latte artificiale è stata quindi un intervento fondamentale per salvare vite, restituendo speranza e dignità a tantissime persone che hanno sopportato difficoltà inimmaginabili.
Situazione in Cisgiordania
In Cisgiordania, la tensione rimane alta con frequenti scontri, un numero crescente di blocchi di controllo e cancelli che limitano gli spostamenti tra i villaggi e un aumento degli attacchi da parte dei coloni.
A Jenin, Tulkarem e Nablus continuano a verificarsi incidenti quotidiani. Nonostante queste difficoltà, Caritas Gerusalemme continua a operare in diverse province, adattando le proprie attività e interventi al contesto di sicurezza instabile.
Anche la situazione economica rimane grave, senza pellegrini o turisti in visita a Gerusalemme o Betlemme, con ripercussioni
significative sul sostentamento delle famiglie che dipendono dal turismo e dal commercio su piccola scala.
La stagione della raccolta delle olive è ormai iniziata, accompagnata da continui attacchi dei coloni che impediscono agli agricoltori palestinesi di raccogliere le olive. Per molte famiglie, questo lavoro è una fonte importantissima di reddito familiare.
Nonostante le immense sfide umanitarie ed economiche sia a Gaza che in Cisgiordania, Caritas Gerusalemme rimane fedele alla sua missione di servire i più vulnerabili con compassione, professionalità e fede. Lo staff di Caritas Gerusalemme continua a fornire assistenza sanitaria di base, sostegno psicologico e psicosociale e assistenza umanitaria di emergenza, garantendo così una presenza costante di speranza e solidarietà in tutta la Terra Santa.
Il sostegno di Caritas Ambrosiana
Anche noi di Caritas Ambrosiana ci siamo subito attivati,
lanciando una raccolta fondi con l’obiettivo di portare aiuti concreti alle vittime del conflitto tramite Caritas Gerusalemme.
Grazie al prezioso sostegno di tantissime sostenitrici e sostenitori, siamo riusciti ad inviare 700.000 euro a Caritas Gerusalemme per sostenere gli interventi sanitari a Gaza.
Sappiamo che grazie alla generosità dei nostri donatori e delle nostre donatrici,
quando le condizioni lo permetteranno, saremo pronti ad intervenire al fianco della rete Caritas per ristabilire la piena operatività dei centri di assistenza sanitaria, potenziare le azioni di sostegno psicologico, rilanciare la produzione di protesi e la conduzione di attività fisioterapiche e dare vita a progetti di ripresa e sviluppo in ambito socio-economico.

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Causale: Emergenza Terra Santa
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