Regali Solidali di Pasqua 2020 - News e Aggiornamenti



REGALI SOLIDALI DI PASQUA: A CHE PUNTO SIAMO?
 
Nel 2019, le autorità della Bosnia ed Erzegovina, hanno registrato 29.232 arrivi di migranti. La composizione dei flussi migratori è mista e i principali paesi di origine dichiarati sono Siria, Iraq, Iran, Pakistan e Afghanistan. Sono famiglie con bambini, anziani, uomini single, bambini migranti non accompagnati e persone vulnerabili alla violenza, allo sfruttamento e agli abusi.
 
Prima dell’inizio dell’emergenza Covid-19 in Italia e, a seguire nel resto del mondo, Caritas Ambrosiana ha lanciato un appello per sostenere i migranti intrappolati lungo la rotta balcanica in Bosnia Erzegovina. Grazie alla presenza di uno staff di operatori in loco, abbiamo deciso di lanciare una sfida. Per superare una situazione che era giunta ormai al collasso, abbiamo pensato di donare dei kit personalizzati alle famiglie con bambini e ai minori non accompagnati ospitati a Bihac, nei campi Sedra e Bira.
 
La straordinaria generosità dei donatori ha permesso di raggiungere l’obiettivo e, grazie alla conoscenza personale di ognuno degli ospiti, eravamo pronti a procedere con gli acquisti. Nonostante il bisogno evidente di dotare almeno i minori di vestiti, scarpe e abbigliamento intimo, durante il lockdown è stato impossibile comprare e distribuire i kit.
 



LA SITUAZIONE NEI CAMPI DURANTE L’EMERGENZA COVID-19
 
A partire da marzo, mano a mano che il coronavirus dilagava per l’Europa, alcuni stati disposti lungo la dorsale balcanica, hanno messo in atto provvedimenti che hanno interessato non solamente la popolazione locale, ma anche e soprattutto la popolazione migrante che vive all’interno dei centri di transito e per richiedenti asilo, allestiti e istituiti lungo la cosiddetta Rotta balcanica a partire dal 2016.
 
A causa delle restrizioni ai movimenti nazionali, i centri di accoglienza temporanea oggi sono ancora più sovraffollati rispetto a prima della pandemia.
 
Nei campi ufficiali di accoglienza non c’è posto per tutti i rifugiati e migranti, la maggior parte dei quali dipende dall’aiuto di pochi volontari e operatori, ormai esausti, che non ricevono più alcun sostegno da altri paesi a causa della chiusura delle frontiere. In Bosnia Erzegovina è entrato in vigore anche il coprifuoco; diventando sempre più complicato uscire di casa, muoversi in città e fornire aiuto a chi ne ha bisogno.
 
Nel Cantone di Una Sana, dove operiamo, il “problema migranti” è rimasto in parte non risolto, in particolare nella città di Bihac, dove più di 1.000 persone vivevano in condizioni terribili all’interno dello Stadio, della Dom Penzjoneri e di una vecchia fabbrica abbandonata, la Krajinametal.
 
I migranti, chiusi all’interno dei campi e controllati dalle forze speciali a presidiare i perimetri, si sono ritrovati in una condizione di “quarantena permanente”.
 
Esternamente ai campi, almeno 2.000 persone (su quasi 6.000 presenze calcolate a marzo nel Paese) si sono ritrovate escluse dal sistema accoglienza, trovandosi così a dover dormire in rifugi improvvisati come vecchie fabbriche, rifugi abbandonati e tende nei boschi.
 
Per far fronte a questo problema, così come richiesto da più di un anno dalle istituzioni locali, ad aprile è stato ufficialmente aperto un centro di accoglienza per l’emergenza. Con il pretesto del Covid19, dopo larealizzazione di lavori di allestimento (preparazione del terreno, impianti elettrici, fognature e scoli…) è stata allestita una tendopoli in una località isolata, denominata Lipa, a circa 30 Km da Bihac.
 
PERCHE’ ABBIAMO RITARDATO L’ACQUISTO
 
Dopo la proclamazione dello stato di emergenza, il 16 marzo 2020 il governo bosniaco ha stabilito diverse misure di prevenzione (distanziamento sociale, chiusura di scuole, negozi, bar e ristoranti, divieto di assembramenti, chiusura delle frontiere e obbligo di quarantena) che hanno interessato anche la popolazione migrante che vive all’interno dei centri di accoglienza. I campi, controllati da una security privata, ma aperti per il libero ingresso e uscita per i migranti registrati con tesserino OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) durante la giornata, sono stati chiusi, senza permettere più l’entrata e l’uscita dei residenti.
 
Le organizzazioni presenti all’interno dei centri sono state costrette a sospendere le attività o a ridurre al minimo la loro presenza e lavorare secondo un meccanismo di rotazione su turni, per evitare al massimo le interazioni tra membri dello staff e gli ospiti.
 
I migranti rimasti chiusi nei centri hanno visto aumentare il livello di stress e di incertezza, si sono sentiti intrappolati in un luogo nel quale il contagio avrebbe potuto propagarsi con effetti devastanti (nessun presidio sanitario, no mascherine, no guanti, no igienizzanti, no distanziamento sociale possibile) e si sono visti impossibilitati ad acquistare qualunque bene: cibo e generi di conforto extra, indispensabili per integrare i pasti offerti all’interno dei Centri, distribuiti al termine di lunghe, interminabili code.
 
CARITAS NON SI FERMA!
 
COSA ABBIAMO FATTO DURANTE IL LOCKDOWN
 
Dopo una prima fase in cui il Social cafè presente al Bira camp è rimasto attivo, vista l’impossibilità di garantire il distanziamento sociale, è stato chiuso (nonostante in un container dormano 12 persone anziché 6 e che le file per il bagno e la mensa siano affollatissime).
 
Nel corso di marzo e aprile, lo staff si è mosso con prudenza per poter svolgere alcune attività e continuare a offrire vicinanza e sostegno nei confronti della popolazione migrante. I responsabili del campo ci hanno comunque chiesto di continuare con la distribuzione del tè caldo almeno ai minorenni. Per quasi due mesi lo staff ha dunque distribuito ogni martedì alle 14 il tè caldo agli oltre 400 minori non accompagnati ospiti al Bira camp.
 
A partire dal 30 marzo e sino alla settimana del l’11 maggio, lo staff su richiesta di OIM, si è occupato di acquistare cibo e beni di prima necessità per i residenti del campo Borici. Le famiglie affidavano le liste della spesa agli operatori che, due volte alla settimana, si sono recati presso un supermarket per gli acquisti.
 
Per far fronte ai bisogni dei migranti rimasti chiusi nel campo, il 7 aprile abbiamo distribuito nel Bira camp un chilo di zucchero e una scatola di tè a 1668 persone (di cui 414 minori non accompagnati). In occasione della Pasqua, lo staff ha distribuito al campo Sedra e al campo Borici un piccolo dono ai 240 bambini dei campi: un ovetto con sorpresa e un succo di frutta. Un “anticipo” del kit promesso grazie ai donatori di Caritas Ambrosiana.
 
Dal 27 aprile, a seguito di un primo allentamento delle misure di contenimento, lo staff ha riattivato il Social Cafè presso il Bira camp e a distribuire tè caldo, ogni giorno oltre a promuovere alcune attività psico-sociali.
 
ACQUISTO E DISTRIBUIZIONE DEI REGALI SOLIDALI
 
Come accaduto in Italia, anche in Bosnia le attività commerciali sono state progressivamente riavviate e così, nel mese di giugno, abbiamo finalmente potuto procedere con gli acquisti.
 
Oggi nei campi in cui siamo presenti con attività psico-sociali, sono ospitate più di 1700 persone: famiglie con bambini e minori non accompagnati (il 50%), donne e uomini soli.
 
Abbiamo chiesto alle famiglie ospiti di segnalarci le taglie degli abiti per i bimbi che nel frattempo sono cresciuti! E si sono modificati anche i bisogni, visto che ormai siamo alle porte dell’estate.
 
Mentre scriviamo, stiamo procedendo con acquisti personalizzati di t-shirt, felpe, scarpe, intimo e, per non arrivare impreparati a settembre, anche zaini e materiale scolastico. Non mancheranno anche dei giochi per l’estate da utilizzare negli spazi comunitari, per attività ricreative da svolgere all’aperto e al chiuso.
 
Nei prossimi giorni, riusciremo a distribuire i primi 120 kit al Bira camp e 120 al Sedra!
 
Grazie ancora per il vostro prezioso e generoso sostegno!
 
Sul sito di Caritas Ambrosiana, pubblicheremo foto, video e aggiornamenti sul progetto.
 

 


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