Decreto sicurezza. Un sistema di non accoglienza

Il Decreto sicurezza, al contrario di quanto promesso, produrrà una situazione di emergenza nel nostro Paese. Per effetto del cosiddetto Decreto Salvini, convertito nella legge 132/18, i titolari di permesso per motivi umanitari e coloro che hanno ricevuto il nuovo permesso per protezione speciale non possono più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza (ex Sprar). In ottemperanza a questo provvedimento, diversi Prefetti in tutta Italia stanno già chiedendo agli enti gestori dei centri di allontanare i migranti che non hanno più titolo per rimanervi, pur avendo diritto a restare sul territorio italiano. Molte altre Prefetture lo faranno nei prossimi mesi.

Fuori dai centri di accoglienza i migranti saranno destinati a diventare, nella migliore delle ipotesi, manovalanza per il mercato nero. Li troveremo quest’estate nei campi del Foggiano a raccogliere pomodori, nei cantieri edili della Brianza alla mercé di padroncini e caporali. Terminati quei lavori massacranti e pagati una miseria, torneranno nei grandi centri urbani a mendicare pochi spiccioli agli angoli delle strade per poi a sera mettersi in fila davanti ad un dormitorio o una mensa Caritas.

Caritas Ambrosiana accoglie e accompagna molti di questi profughi. Stimiamo che sarebbero circa 200 quelli presenti al momento nei centri di cui abbiamo la gestione che, stando alle norme, dovremmo mettere alla porta abbandonandoli al loro destino. Obbedendo alla nostra coscienza, prima che ad una legge che riteniamo sbagliata, abbiamo deciso di non farlo. Ci ritireremo, quindi, dalle convezioni con le Prefetture e utilizzeremo quei posti per creare un sistema di accoglienza che rimarrà entro i limiti della legalità ma sarà autonomo rispetto a quello pubblico e riservato prioritariamente a chi da quel sistema sarà escluso. Proprio per sostenere questo sforzo, che anche dal punto di vista economico sarà rilevante, abbiamo costituito un fondo di solidarietà.

Come di fronte a un terremoto o un’alluvione, il Fondo di Solidarietà per gli Esclusi dall’Accoglienza sarà aperto al contribuito dei cittadini e dei fedeli delle Parrocchie che vorranno darci una mano e sottolineare così, con quel gesto concreto, la propria speranza in un’Italia migliore.

Le risorse saranno utilizzate per consentire a chi rischia di finire come un fantasma in strada senza diritti di proseguire il suo cammino verso l’integrazione.

Persone come ad esempio Marc, 28 anni, nigeriano. Marc porta ancora i segni delle torture che ha subito in Libia prima di prendere un barcone e raggiungere tre anni fa l’Italia. Le percosse gli hanno compromesso l’anca e ancora oggi cammina zoppicando. Proprio le violenze subite hanno convinto i giudici del tribunale a concedergli in appello la protezione umanitaria. Benché abbia ricevuto tale riconoscimento, subito dopo l’entrata in vigore del Decreto sicurezza, la Prefettura gli ha revocato la misura di accoglienza. Se tale revoca fosse applicata, Marc sarebbe costretto a rinunciare al tirocinio come mulettista che un’azienda gli ha proposto al termine del corso di formazione che ha seguito durante il suo soggiorno nel centro di accoglienza di Lecco.

Spezzare il sogno di questo giovane sarebbe ingiusto, prima di tutto nei suoi confronti. Ma non occorre essere particolarmente lungimiranti per non vedere che frustrare i suoi sforzi per un vita migliore sarebbe controproducente anche ai fini della nostra stessa, tanto giustamente ricercata, sicurezza.
 
Luciano Gualzetti

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