L’ospitalità diffusa, occasione per avere più speranza che paura!

Tutti ricorderanno che, a partire dall’appello del papa del 6 settembre scorso e dall’invito del Cardinale Scola ad aprire le nostre comunità all’accoglienza diffusa dei profughi, la Caritas Ambrosiana si sta impegnando nella ricerca di soluzioni in tutta la Diocesi.
Si tratta di mettere a disposizione dei posti (fino a 10 profughi) per  piccole accoglienze diffuse nel territorio in accordo con le autorità civili e la Caritas Diocesana. Con l’obiettivo di favorire nelle Parrocchie un impegno per l’integrazione, coinvolgendo le famiglie per seguire i nuovi arrivati con attività e piccoli gesti di accoglienza, che fanno cultura e possano cambiare le comunità stesse.
Il tema  è delicato e complesso. Siamo in presenza di diversi aspetti che, come abbiamo sperimentato in questi mesi, non possono essere risolti con soluzioni e modelli standard. Ci siamo trovati a dover accompagnare le parrocchie che avevano segnalato un appartamento o uno spazio nel complesso iter burocratico dei lavori. Con una verifica gestionale, insieme ai nostri enti gestori (le cooperative promosse dalla Caritas) per consentire di rientrare nei bandi prefettizi che impongono livelli di prestazioni minimi come vitto, alloggio, consulenza legale, primi processi di integrazione (come corsi di Italiano) e altre attività del tempo libero. Non ultimo abbiamo avviato e curato un processo verso l’accoglienza, possiamo dire più pastorale, indispensabile per creare le condizioni di inserimento degli ‘ospiti’ in una comunità consapevole e meno impaurita del contesto generale.
Come è facilmente intuibile il lavoro è stato lungo.  Da un lato ha prodotto i primi posti della cosiddetta ospitalità diffusa accanto alle strutture più importanti nei numeri che la diocesi e le Cooperative sono riuscite a individuare da subito. Dall’altro molte parrocchie non hanno risposto  e forse sono ancora indecise sul da farsi.
A metà maggio i numeri dicono che sono 41 le parrocchie che hanno dato una disponibilità concreta di 235 posti. A questi si aggiungono 16 strutture da parte di Ordini Religiosi per 420 posti, 3 dell’Arcidiocesi per 142 posti, 7 strutture di Caritas per 26 posti. Per un totale di 823 posti.
Va riconosciuto lo sforzo di molte parrocchie a interrogarsi e a mettersi in gioco. Certamente non possiamo fermare la ricerca di nuove disponibilità, anche in considerazione del numero sempre alto di arrivi in Lombardia. Arrivi che rischiano di ‘atterrare’ nei territori, anche quelli che ideologicamente si oppongono, con grandi centri che impatterebbero negativamente sulle istituzioni e sulle comunità.
Per questo motivo abbiamo rilanciato alle Parrocchie la richiesta di verificare la possibilità di piccole accoglienze mediante un questionario che dovrebbe censire le disponibilità effettive. Contemporaneamente la Caritas Ambrosiana ha potenziato il coordinamento tra i suoi uffici e gli enti gestori nel territorio da lei promossa per garantire il più opportuno supporto e accompagnamento delle comunità.
Lo scopo è quello di promuovere e attivare processi di crescita di comunità accoglienti.
La vera sfida, in fondo, è sul piano culturale. La rappresentazione di ciò che sta succedendo non sempre corrisponde alla realtà. La realtà è certo faticosa, complessa come dicevamo. Deve essere affrontata con rigore e realismo. Ma non possiamo permetterci le semplificazioni dettate dal pensiero comune su invasioni, sottrazione di posti di lavoro agli italiani, rischio di essere islamizzati … La realtà è ben diversa. Parla di numeri ancora contenuti rispetto ad altri paesi europei o del Medio Oriente, in cui gli ingressi prevalenti sono per motivi di lavoro e per  ricongiungimenti familiari, prevalentemente europea, femminile e cristiana.
Oltre che smascherare queste rappresentazioni, la sfida è quella di far crescere relazioni più giuste e comunità più fraterne. Ricordando che chi si mette in viaggio per giungere fino alle nostre terre ha in cuore più speranza che disperazione, come dicevano i nostri Vescovi Lombardi nel 2013. Ma quando arrivano trovano comunità impaurite. Sarebbe un gran risultato se riuscissimo, anche grazie all’ospitalità diffusa, ad accompagnare le nostre comunità ad avere più speranza che paura!

Luciano Gualzetti

Leggi tutto l'inserto "farsi Prossimo" su "Il Segno" di Giugno 2016


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