Abbiamo assistito
sgomenti, nel tempo di Ramadan e in quello di Quaresima che si chiude, al caos omicida e senza giustificazioni, né legittimità, né razionalità decifrabile, scatenato in Medio Oriente da
leadership politiche, militari e religiose fanatiche, che non tengono in alcun conto la vita e la dignità umane, oltre che il diritto e la cooperazione internazionale. Abbiamo assistito a una nuova pagina di violenza e militarizzazione delle coscienze e delle relazioni tra popoli, di cui francamente nessuno avvertiva il bisogno, dopo anni in cui le cronache di guerra fluivano sempre più copiose, lasciando incredule ed
esauste le coscienze di chi, ancora, si ostina a credere che gli umani possano riconoscersi fratelli, per quanto diversi.
Siamo
sgomenti e stanchi di contare i morti innocenti, di registrare la portata immane delle distruzioni riservate a intere città e intere regioni, di osservare quanto modelli autocratici aggrediscano e corrompano prassi democratiche che pensavamo acquisite, di constatare che la guerra venga sempre più facilmente considerata ordinario strumento per affrontare le controversie tra stati e tra popoli, e non reperto storico
alienum a ratione, estraneo alla ragione. Una roba da matti, come insegnava papa Giovanni, nella sua formidabile
Pacem in Terris.
Lo
sconforto assale donne e uomini di pace da quando la guerra è riapparsa vorace in Europa, con l’aggressione russa all’Ucraina. Si è fatto quasi asfissia, con la bestiale concatenazione di eventi tragici in Terra Santa, prima il pogrom del 7 ottobre, poi lo sterminio massivo di Gaza. Si ripropone oggi, con un conflitto che dal cielo fa piovere morte sulle terre del Medio Oriente, senza che nemmeno chi lo ha innescato abbia ben chiaro come uscirne. E naturalmente questi sono solo gli episodi più acuti e mediatizzati di un malessere che aggredisce l’umanità in maniera sempre più virulenta: il
Global Peace Index, compilato da un autorevole istituto di ricerca australiano, evidenzia che nel mondo,
nel 2025, si sono combattuti
59 conflitti armati e fra Stati. Il dato peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Così come da record, nel tempo che stiamo vivendo, è la corsa agli armamenti: nel 2024 la spesa militare globale (dati Sipri, l’affidabile istituto svedese di ricerca sulla pace) aveva toccato la cifra record di 2.718 miliardi di dollari, +9,4% rispetto all’anno precedente, ovvero il più rapido aumento annuale dalla fine della Guerra Fredda, nonché decimo anno consecutivo di crescita.
C’è da ritenere, purtroppo, che
il 2025 non abbia invertito la tendenza. Né che lo faccia questo violento 2026. Gli apparati bellici ingigantiscono: «In conseguenza gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile», ammoniva già, ammonisce ancora l’enciclica del Papa Buono.
Spazi minuti, ma tenaci
Però il buio penitenziale della Quaresima è rotto dall’
imprevisto fulgore della Pasqua. Tanto quanto la guerra sgomenta, altrettanto i semi di pace ostinatamente sorprendono. La Resurrezione non cancella gli errori e i dolori degli uomini. Ma spalanca la
possibilità reale di una vita nuova. Sostiene la cura offerta ai fratelli che soffrono, il dialogo tra popoli, culture e religioni, l’amicizia tra diversi, la giustizia fondata sui diritti di tutti, non sugli interessi di pochi.
Mentre la guerra dilaga, le nostre preghiere e le nostre azioni, anche le preghiere e le azioni delle donne e degli uomini Caritas, possono ricavare spazi, circoscritti ma tenaci, minuti ma quotidiani, alla pace che disarma i cuori.
È Pasqua: è pace. Sempre viva. Oltre ogni sgomento.
Erica Tossani
don Paolo Selmi
direttori Caritas Ambrosiana
Leggi tutto l'inserto Farsi Prosimo sul Segno di Aprile 2026