Città senza cittadini? Una leva per non arrendersi

In questa nostra Milano così attraente e intraprendente è necessario ripetere il grido antico: non ci sono case!». A metà dicembre 2024 risuonava in Duomo, in occasione del 50° di Caritas Ambrosiana, l’accorato appello con cui l’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, accompagnava l’annuncio della costituzione del Fondo Schuster – Case per la gente.
Un anno dopo, quella preoccupazione non si è affievolita. Nel Discorso alla Città, tenuto il 5 dicembre nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo ha ricordato che sovente «chi cerca casa si vede chiudere le porte in faccia» e ha lamentato che in molte situazioni «si usano le case per fare soldi, invece che per ospitare persone». Sembra che la città non voglia cittadini, ha chiosato amaro monsignor Delpini. 

Calamita e matrigna
Non si placa dunque, nel pastore di un territorio la cui cultura civica è storicamente imbevuta di apertura all’accoglienza, saldando matrice evangelica e pragmatismo produttivo, l’assillo per una Milano i cui recenti indiscutibili successi, favoriti e sanciti, sulla scena internazionale, da Expo prima e dalle Olimpiadi ora, tendono a farne una città che attira, e insieme respinge.
Milano-calamita, per tutti quelli che, muovendo dai quattro angoli del mondo, possono vantare e investirvi un portafoglio gonfio. Milano-matrigna, per i tanti che la amano, o semplicemente vi hanno le radici, o vi hanno trovato lavoro, ma disponendo di redditi anche solo ordinari non riescono più a sostenerne i costi. La vetrina è scintillante, la merce esposta preziosa. Ma nel retrobottega fermentano risentimenti e conflitti. Povertà relazionali, in aggiunta a quelle economiche. Fratture psicologiche e morali, che screpolano la coesione sociale.

In questo scenario, il tema della difficoltà a procurarsi un’abitazione, a sostenere un affitto, a onorare un mutuo, a pagare puntualmente le utenze, a fronteggiare una ristrutturazione tanto necessaria quanto imprevista, è un tema che manda in crisi (spesso esistenziale, non solo materiale) sempre più persone e sempre più famiglie. A esse cerca di rispondere, si diceva, il Fondo Schuster – Case per la gente. Gestito da Caritas, e concepito anzitutto come occasione per mettere a fuoco le cause della povertà abitativa e per favorire scelte di fede e forme di responsabilità istituzionale e giustizia sociale volte a superarle.

Aiutati e consapevoli
Anche in considerazione di questo suo valore “pedagogico”, è stata avviata una riflessione sugli sviluppi futuri del Fondo. I risultati conseguiti grazie all’impegno di molti (vedi pagine seguenti), si stanno già rivelando preziosi per il miglioramento della qualità di vita di centinaia di persone e famiglie. Bisogna però fare ancora di più, bilanciando risorse raccolte, competenze disponibili, risultati effettivamente conseguibili.
Caritas non ha il compito né il desiderio né le capacità per agire da operatore immobiliare. In futuro il Fondo dovrà sempre più costituire una leva, finanziaria e culturale, per favorire il coinvolgimento delle comunità parrocchiali, delle istituzioni locali, delle realtà territoriali. Sostenendo gli sforzi di chi si attiva per recuperare alloggi inutilizzati, per assistere e orientare soggetti in difficoltà o povertà abitativa, per facilitare accordi tra proprietari e aspiranti affittuari. 
Il Fondo può affiancare progetti volti a promuovere un abitare solidale, intergenerazionale, di condivisione. Perché la città ha bisogno di cittadini. Aiutati nel bisogno. Ma anche consapevoli che il proprio protagonismo può cambiare le cose.

Erica Tossani
don Paolo Selmi

direttori Caritas Ambrosiana

Leggi tutto l'inserto Farsi Prosimo sul Segno di Gennaio 2026

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