La storia di dieci anni di Refettorio Ambrosiano, se affidata ai numeri, si può considerare una storia di successo. Ma il senso di un’esperienza tanto poliedrica si ricava soprattutto dai volti delle persone accolte, sfamate, aiutate, coinvolte, sensibilizzate, orientate.
Nel giugno 2015 veniva inaugurata l’opera segno che la diocesi di Milano aveva inteso realizzare in occasione di Expo Milano 2015. Il Refettorio, realizzato nel quartiere Greco, fu concepito come completamento della filiera dei servizi Caritas rivolti alle persone senza dimora, ma anche come luogo e strumento per favorire attività formative e culturali, in conformità con la “prevalente funzione pedagogica” di Caritas.
Fame, bellezza, ecologia
In dieci anni, sui tavoli del Refettorio abbiamo affrontato molteplici sfide. La lotta alla fame e alla povertà alimentare ha costituito l’eredità più esplicita di Expo 2015. Ma non avremmo fatto un buon servizio ai poveri, e alla città che abitano, se ci fossimo limitati a scodellare minestre o risotti. Abbiamo invece affermato nei fatti che il diritto al cibo dev’essere diritto a un’alimentazione di qualità: non perché si è poveri, si deve essere destinatari di un aiuto alimentare privo di adeguati requisiti nutrizionali, sanitari e - perché no? – anche di gusto.
In secondo luogo, abbiamo praticato una solidarietà che non si è accontentata di dare sostegno materiale, ma ha promosso vita buona attraverso proposte culturali e di bellezza. Finalizzate ad rafforzare i legami sociali e l’autonomia delle persone che sostano nel Refettorio, che siano poveri, volontari, lavoratori, cittadini.
Abbiamo inoltre curato la saldatura tra l’attenzione alle persone gravemente emarginate e quella rivolta alle più ampie povertà urbane. Il Refettorio è diventato punto di riferimento per tanti anziani soli e fragili: l’impegno per promuovere la dignità umana non dev’essere categoriale, ma deve cercare di farsi carico di tutte le fatiche espresse dalla città, per scongiurare inaccettabili guerre tra poveri.
Abbiamo prestato grande attenzione (evitando lo spreco di cibo e promuovendo il ricorso all’energia fotovoltaica rinnovabile) anche al tema della “ecologia integrale” che papa Francesco ci ha insegnato a perseguire, cercando di coniugare sostenibilità ambientale e solidarietà sociale.
Infine, ci siamo sforzati di fare del Refettorio uno stimolo per il territorio, secondo uno spirito di giustizia e di autentica fraternità. Un luogo aperto alla città, alieno a schemi di delega, capace di sollecitare la comunità religiosa e civile a farsi carico della sorte di tutti e di ciascuno.
Essere sala da pranzo
Tante sfide affrontate e vinte. Ma, all’orizzonte, una nuova sfida ci aspetta. L’ha delineata l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, alla festa per il decennale: il Refettorio è chiamato a diventare (già lo è, ma si può sempre fare meglio) «sala da pranzo», ovvero il luogo «in cui si siede a tavola gente che si conosce». Dobbiamo puntare su servizi «non solo utili per sfamare bisogni, ma profetici nel costruire relazioni, nello stabilire un senso di appartenenza che condivide una responsabilità. Che spinge a essere grati per il bene che si riceve, e fare a propria volta il bene».
Una scommessa, «un’evoluzione un po’ utopica»: difficile «ma necessaria». Come tutte le sfide che nella vita vale la pena di accettare.
Luciano Gualzetti
Direttore Caritas Ambrosiana
Leggi tutto l'inserto Farsi Prosimo sul Segno di Luglio/Agosto 2025