Il mondo cattolico deve imparare a parlare di famiglia senza offrire sempre l’immagine di un “essere contro”. Già, perché l’impressione è che difendere la famiglia sia diventato sinonimo di battaglie ideologiche che tra l’altro finiamo regolarmente per perdere. Intendiamoci: il concetto di famiglia non è una specie di gomma americana che puoi tirare da tutte le parti e che non ogni unione – ancorché legittimata sul piano giuridico – può essere definita “famiglia”.
Ma ciò che mi piacerebbe sottolineare in queste brevi note è che a furia di “essere contro” abbiamo finito per non riuscire nemmeno a far venire la voglia ai nostri figli di metter su famiglia, abbiamo finito per non riuscire a garantire alle famiglie che si riconoscono nella comunità cristiana una diversa solidità.
Non bisogna aver studiato sociologia per capire che la famiglia oggi è in crisi. Certamente, tra i motivi che giustificano questa crisi c’è anche la mentalità individualista che l’ha confinata in un territorio che non è il suo. L’abbiamo chiamata “famiglia nucleare”, quasi costringendoci ad immaginarla come ad un qualcosa capace di vivere di vita propria, dimenticando che una famiglia quando nasce, nasce per un miscuglio di relazioni, per un intreccio di rapporti tra mondi che fino ad un momento prima quasi non si conoscevano e che dopo il matrimonio diventano parenti. Ricordate l’insegnamento della Genesi: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie” (2,24), a dire che con la famiglia nasce una cosa completamente nuova, un nuovo patto di sangue che supera il legame di sangue che ci ha dato la vita, che ci ha introdotti nel mondo.
Dunque se la famiglia è questa radicale novità, la sua esistenza, la sua identità, non saranno mai prevedibili. La famiglia sarà sempre “avventura”, cioè “ad-ventura”, apertura alle cose che verranno. A dire che la vita non ti appartiene, non la possiedi, perché la vita è incontrare, camminando, qualcuno. Che ha poco senso aggiungere al termine famiglia l’aggettivo “aperta”: o la famiglia mostra strutturalmente questa apertura, questa porosità nei confronti della vita; oppure semplicemente non è, si dissolve, muore.
Quando uno dei maggiori poeti turchi contemporanei (Nazim Hikmet) scriveva che
“Il più bello dei nostri mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto”
esprimeva nel linguaggio della poesia questa radicale apertura al futuro, alla vita, di ogni famiglia.
Un’apertura che abbiamo voluto mettere a tema attraverso un breve percorso formativo offerto agli operatori delle Caritas Parrocchiali, dei Centri di Ascolto, dei Distretti del Fondo Famiglia-Lavoro in cui abbiamo messo in stretta relazione la famiglia e la comunità cristiana nel loro reciproco arricchimento, a sostegno di quella “carità diffusa” che appartiene ai compiti di una Caritas, tanto quanto vi appartengono i servizi più specialistici che in questi anni abbiamo fatto nascere. Una carità che passa attraverso l’informalità di rapporti di vicinanza tra famiglie un po’ più solide e famiglie in questo momento bisognose di un sostegno che spesso va al di là di quello economico.
Un’apertura, una porosità – per usare un’espressione cara al prof. Mauro Magatti – che abbiamo rilanciato nell’ormai tradizionale appuntamento del Convegno Anania, dedicato ai temi dell’accoglienza e dell’affido, capaci di tradursi in forme estremamente diversificate, ma accomunate dall’intuizione che per dare un futuro alle nostre famiglie, per affrontare la crisi della famiglia è necessario imparare a lasciare aperta la porta di casa, perché la vita entri nella vita della famiglia.
Forse alla fine di queste note i nostri operatori non troveranno suggerimenti particolarmente concreti da attuare nell’immediato. Ma sono convinto che il nostro servizio di carità non potrà esimersi dal favorire la crescita di un respiro culturale – da tradursi anche in scelte coraggiose – in grado di ridare fascino e smalto alle famiglie, cellule costitutive del nostro tessuto sociale ed ecclesiale.
Don Roberto Davanzo
Leggi tutto l'inserto Farsi Prossimo del Segno di Aprile 2014