Storia di Aimee







Progetto grafico a cura di Lorenzo Peri
studente Civica Scuola Arte&Messaggio - Comune di Milano


Aimee nasce a Douala, la capitale del Camerun. Cresce solo con la madre perché il padre muore quando lei è piccola. La madre si sposa nuovamente con un altro uomo e nascono altri figli. Il patrigno non accetta la presenza di Aimee e la tratta in modo diverso dagli altri: si oppone al pagamento degli studi e non le fa frequentare la scuola, la costringe a stare a casa per badare ai suoi fratelli, a cucinare e a tenere in ordine la casa. Il patrigno decide di combinare un matrimonio per Aimee con Tonyè, un uomo di circa 50 anni già sposato con un’altra donna. Aimee prova a ribellarsi ma la famiglia non le dà altra scelta.

Sposa quest’uomo e nasce presto un figlio. Da subito la relazione con Tonyè si caratterizza per la violenza psicologica e fisica che l’uomo agisce su di lei. Aimee prova parlarne con la madre e il patrigno che le dicono di tornare a casa dal marito e di comportarsi bene. La situazione con il tempo peggiora, finché un giorno mentre Tonyè aggredisce Aimee, lei reagisce, lui cade, sbatte la testa e il giorno dopo muore in ospedale.

La famiglia di Tonyè accusa Aimee della morte del marito e lei colta dal panico e dalla paura, consapevole che le forze dell’ordine non possono aiutarla, decide di scappare. Aimee raggiunge un’amica che le dà un contatto di una persona che organizza dei viaggi per l’Europa. Aimee decide di lasciare il figlio con l’amica perché sa che non può affrontare un viaggio insieme a lui e così inizia il viaggio alla volta dell’Italia. Raggiunge prima la Nigeria da dove parte insieme ad altre ragazze nigeriane. Arriva in Libia dove viene costretta dai connection man a prostituirsi per 1 anno per restituire i soldi del viaggio e per pagarsi il viaggio fino in Italia.

In Libia Aimee conosce un uomo camerunense che si offre di aiutarla e paga il passaggio in barca dalla Libia all’Italia per lei. Arrivano finalmente in Italia, dove decidono di dichiararsi marito e moglie per continuare ad aiutarsi. Vengono inseriti in un centro di accoglienza straordinario insieme a Milano. Dopo qualche mese all’interno della struttura, l’uomo, di nome Makon, si rivela violento con Aimee e le dice che per ripagarlo dei soldi che le ha prestato per arrivare in Italia, Aimee deve prostituirsi. 

Aimee sta molto male, ha paura di Makon e subisce la sua violenza: piange in continuazione e riaffiorano con prepotenza i ricordi e i traumi di quanto subito in Camerun. La situazione non passa inosservata agli operatori della struttura, che creano una situazione protetta per poter parlare con la donna sola, Aimee si confida con loro e Makon viene subito allontanato dalla struttura. Gli operatori della struttura mettono in contatto Aimee con il servizio antitratta che aiuta la donna a ripercorrere la sua storia e a raccontarla alla Commissione Territoriale di Milano.

Aimee continua a costruire il suo progetto di integrazione all’interno del centro di accoglienza e attende con ansia la risposta alla sua richiesta di protezione internazionale: il suo sogno è quello di poter vivere in Italia con suo figlio.

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