La storia di Marina







Progetto grafico a cura di Lorenzo Peri
studente Civica Scuola Arte&Messaggio - Comune di Milano


Sebastiano nasce a Fortaleza, in brasile, nel 1988, ultimo di cinque fratelli e sorelle. Già da ragazzino, a 15 anni, smette di andare a scuola e comincia a prostituirsi in strada, come transgender, facendosi chiamare marina.
La sua vita in famiglia è difficile, drammatica: marina viene rifiutata da tutti, solo la sorella maggiore l’accetta e le sta vicina. A 17 anni subisce violenza da uno zio.

La madre di marina viene contattata da una donna transgender che si offre di farsi carico di marina e portarla in Italia.
È chiaro a tutti che la prospettiva in Italia è quella che continui a prostituirsi, la promessa è quella di diventare molto ricca: giusto il tempo di occuparsi dei documenti e del passaporto e, dopo due mesi, marina, appena maggiorenne atterra a Roma.

Si ritrova a vivere, con altre due connazionali, in un appartamento che sarà da subito casa e luogo di prostituzione: marina non sa di avere contratto un debito di 15.000 euro con la sua “caffettina”.
Deve pagare tutto: 200 euro a settimana per l’affitto, 10 euro al giorno per la spesa alimentare, 100 euro alla settimana per gli annunci su internet, 100 euro a settimana per l’organizzazione degli incontri coi clienti e per la pulizia della casa. Inoltre è costretta ad acquistare solo e direttamente dalla “caffettina” vestiti, ormoni, medicinali.
È giovane e bellissima, “lavora” tantissimo e in soli otto mesi ripaga il suo debito.

Il controllo però continua ed è ferreo,  marina beve molto e assume sostanze per reggere i ritmi imposti.
Incontra per la prima volta le operatrici di Caritas grazie al passaparola delle “colleghe”: vuole fare i degli esami del sangue.
Scopre di aver contratto l’Hiv da un cliente, accetta di essere seguita ed accompagnata in ospedale per essere presa in carico.

Nel frattempo continua a prostituirsi, ma la violenza e le minacce continue che subisce in casa la portano a scappare.

Ora vive a casa di un’amica, viene seguita dalle operatrici e assistenti sociali di Caritas: la stanno aiutando nella richiesta dei documenti per regolarizzarsi.
Marina è consapevole di essere cercata dalla sua sfruttatrice, le minacce di ritorsioni sono arrivate anche in brasile, ma la sorella, con la quale marina ha ripreso i contatti, la rassicura e la sostiene nella sua scelta di sottrarsi ad una vita che la stava velocemente distruggendo.

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