Lo scorso aprile ha preso il via il progetto ROMANI – Empowering Roma Women, Improving Access to Health, and Combating GBV – Gender Based Violence (finanziato dal bando europeo CERV-2024_ DAPHNE).
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Questo progetto vede l’Università Cattolica capofila delle azioni; gli altri partner sono la Caritas Ambrosiana, la Fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), Hesed (Bulgaria) e E-Romnja (Romania). Il progetto si focalizza sulle donne rom, e propone loro una serie di azioni finalizzate allo scambio di informazioni, al confronto su alcuni temi che riguardano i loro vissuti personali, alla conoscenza dei servizi rivolti alle donne che subiscono violenza domestica (Gender Based Violence) e delle modalità di accesso ai servizi sanitari per la tutela e il monitoraggio della salute femminile. La finalità del progetto è infatti quella di accompagnare le donne a pendersi cura di sé, anche mediante l’attivazione dei servizi adeguati.
L’approccio teorico di questo progetto parte dall’intersezionalità, nella quale diversi svantaggi si intersecano e amplificano la condizione di marginalità e la discriminazione. Nel caso delle donne rom, la discriminazione cui sono soggette è la sintesi della condizione di subordinazione all’interno delle rispettive comunità di appartenenza, lo stigma associato all’appartenenza all’etnia rom e lo svantaggio di genere che riguarda le donne in generale.
Il progetto avrà una durata di due anni e prevederà anche momenti di incontro e confronto tra i partner, in un'ottica di conoscenza e scambio di buone prassi.
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