Non solo mendicanti: la questione rom

Secondo dati Istat del marzo 2006, sono 6.331 gli zingari presenti a Milano e in provincia, sparsi in decine di insediamenti regolari e irregolari. A costoro va poi aggiunta una piccola minoranza che ha trovato una casa e vive in un appartamento, 255 persone. Più un gruppo effettivamente nomade, dedito all’attività di giostrai, quantificabile in 603 unità.
In tutta la Lombardia, gli zingari sarebbero 9.500. La stragrande maggioranza di loro è di nazionalità italiana, a dispetto di quanto comunemente si pensi. Solo il 30%, infatti, è straniero. Emblematico il caso di Milano. Dei nove campi autorizzati dal comune, sei sono abitati da cittadini italiani (rom harvati, abruzzesi, sinti piemontesi), mentre negli altri tre vivono rom bosniaci, kosovari, macedoni e romeni. I rom provenienti dalla Romania sono soltanto uno dei molti gruppi nazionali presenti.
Nel paese neocomunitario i rom costituiscono una minoranza assai consistente. La loro comunità è segnata da profondi problemi sociali e di povertà. Ma presenta anche una forte volontà di emancipazione e sviluppo. «Quelli residenti in Romania – spiega suor Claudia Biondi di Caritas Ambrosiana, che da anni si occupa dell’universo rom – sono gli unici zingari che stanno scrivendo la propria storia, un fatto inedito per un popolo che ha sempre affidato alla parola orale la trasmissione della propria cultura». Benché l’Unione europea abbia definito i rom la minoranza più discriminata d’Europa, e nonostante le difficoltà che segnano i rapporti con la componente maggioritaria della popolazione, la Romania sta facendo grandi sforzi per integrare i rom.
«Per esempio all’università di Bucarest – sottolinea suor Claudia – ci sono rom non soltanto fra gli studenti, ma anche fra gli stessi docenti».
Soprattutto, è sbagliato considerare i rom rumeni come nomadi. «Nulla di più lontano dalla verità. Sono ormai una popolazione sedentarizzata, soprattutto in Romania, dove il passato regime comunista ha dato loro alloggi, piccoli appartamenti nei cosiddetti “blocchi” (i palazzoni di stampo sovietico), ma anche piccole villette», spiega suor Claudia.
Nonostante ciò, tra i rom rumeni molti si trovano in una condizione di forte disagio sociale, persino di vera e propria indigenza. Secondo i dati del progetto Step In (www.stepinproject.org), finanziato dalla Commissione Europea, che ha coinvolto numerosi partner continentali e che ha avuto come capofila l’ufficio Europa di Caritas Ambrosiana, gli zingari in Romania sono 1,5 milioni, il 6,7% della popolazione totale. Vivono un po’ ovunque nel paese: nei sobborghi periferici delle grandi città come nelle aree rurali. Le loro famiglie sono numerose, anche superiori a sei membri. Mediamente le condizioni di vita sono piuttosto difficili. Il 20% delle loro abitazioni non possiede servizi igienici. Il 70% vive sotto la soglia di povertà. «Non stupisce che chi si trova in queste condizioni cerchi fortuna altrove – commenta suor Claudia –. Spesso quello che riescono a guadagnare da noi in una giornata chiedendo l’elemosina, corrisponde al reddito di una settimana».
Tuttavia sarebbe sbagliato identificare i rom con i mendicanti. Non pochi operai di passaporto rumeno che lavorano nei cantieri edili e alcune colf che operano nelle nostre case sono in realtà zingari. «Quasi nessuno però lo ammette, per paura di essere allontanato», conclude suor Claudia.


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