Stop delle aste immobiliari, ma non sufficienti...

Bene il prolungamento dello stop alle aste immobiliari, anche se restano ancora esclusi titolari di negozi e laboratori. Ora il governo aiuti le famiglie in sofferenza finanziaria ad affrontare la dura crisi economica che l’emergenza sanitaria ha aggravato, rivedendo le norme sui crediti deteriorati, così come hanno fatto altri paesi europei». Lo dichiara Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana e presidente della Fondazione San Bernardino, all’indomani della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto legge del 28 ottobre con il quale il Governo ha prorogato fino al 31 dicembre la moratoria sulle procedure esecutive sulle prime case.   

«Grazie a questa misura che insieme a molti altri avevamo suggerito 90.000 famiglie in Italia, di cui 20.000 in Lombardia, ulteriormente impoveritesi durante il lockdown, guadagnano qualche mese di tranquillità, mentre affrontano una delle più gravi crisi economiche. Purtroppo però i negozi, i laboratori da cui i titolari traggono la loro fonte di reddito potranno continuare a essere messi all’asta tra l’altro da società domiciliate in paradisi fiscali. Si trovi a questo punto una soluzione non temporanea al problema del debito pregresso, e al debito che si sta creando nella crisi economica che la pandemia si sta lasciando dietro».

Secondo Gualzetti andrebbe favorito l’accesso delle famiglie alle procedure di esdebitazione e resa operativa la norma per la rinegoziazione dei mutui in sofferenza contenuta nel D.L. n. 124/2019.

Proprio sulle procedure di esdebitazione la Caritas Ambrosiana e la Fondazione San Bernardino, con la consulenza dell’Università Cattolica, si erano fatte promotrici di una proposta sottoscritta da 29 fondazioni e associazioni antiusura, 38 magistrati e 32 docenti universitari. La proposta contenuta prima in un emendamento alla conversione in legge del Decreto Cura Italia, poi del Decreto Agosto è stata respinta nonostante chiedesse di anticipare misure già previste nel nuovo Codice della Crisi, già approvato, ma la cui entrata in vigore è stata posticipata al 2021.
«Per troppi anni l'attenzione del legislatore si è concentrata sulle sofferenze bancarie, senza prendere in considerazione le conseguenti sofferenze di milioni di famiglie.  Proprio per attenuare questo impatto in molti altri Paesi europei sono state previste delle norme di civiltà.  E’ arrivato il momento che anche l’Italia lo faccia», conclude Gualzetti

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