Premio "Le Cure"

A CRISTOPHE DI NICOLA RUSSO (TEATRO DELL’ELFO)
LA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO "LE CURE"

Assegnato al Refettorio Ambrosiano il riconoscimento voluto da Caritas
per far incontrare e dialogare e i mondi della cultura e della solidarietà.
Il progetto premiato è tratto dalla corrispondenza tra l’autore e un homeless

È stato assegnato questa mattina al Refettorio Ambrosiano di piazza Greco, a Milano, il Premio teatrale "Le Cure", promosso da Caritas Ambrosiana, con il supporto del Pontificio Consiglio per la Cultura e il cofinanziamento di Banca BPER. Vincitore della prima edizione è risultato Nicola Russo, autore-attore, che insieme al Teatro dell’Elfo ha presentato il progetto Cristophe o il posto dell’elemosina. Il premio è stato consegnato all’autore, che ha realizzato una lettura scenica di un breve brano del suo testo, dal direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti. Le risorse economiche assegnate, 20 mila euro, serviranno a realizzare la produzione dello spettacolo teatrale, che entrerà nel cartellone del Teatro dell’Elfo a febbraio 2023, con un anteprima al Refettorio.

La cerimonia di consegna del premio è stata condotta da Angela Calvini, giornalista della redazione Cultura e Spettacoli di Avvenire, che ha sottolineato «l’originalità e la caratura anche nazionale che il Premio può rivestire». L’intenzione di Caritas nel dare vita a "Le Cure" e «nel rivolgerci ai teatri milanesi – le ha confermato Gualzetti – è stata quella di far incontrare due mondi: le povertà richiedono spazi di espressione, che l’arte può aprire; la cultura esige ancoraggi a valori vissuti, che la solidarietà e la lotta all’esclusione sociale possono garantire».

«Era quasi naturale che aderissimo alla proposta della Caritas. La proposta e il tema erano impegnativi, ma il testo toccante proposto dall’Elfo conferma che lo spettacolo e i valori dell’accoglienza e della solidarietà possono trovare punti di contatto e di espressione comune», ha sostenuto Mimma Guastoni, presidente dell’Associazione Teatri per Milano, che ha coinvolto i suoi soci nell’iniziativa. «Il nostro istituto riserva grande attenzione all’aiuto di imprese e famiglie in difficoltà, e anche al sostegno delle associazioni e delle realtà che rendono coeso un territorio», le ha fatto eco Franco Peruchetti, motivando la scelta di BPER Banca di finanziare il premio.

Emozione, per il premio ottenuto, è stata espressa da Fiorenzo Grassi, direttore del Teatro dell’Elfo. «Sui temi dell’inclusione e della relazione solidale tra le persone – ha spiegato –, il nostro teatro si batte da sempre. Non ha soluzioni da proporre, può indicare i problemi che attanagliano la società. Le risposte spettano ad altri; in questa sala, nel Refettorio, c’è la risposta di una carità concreta, motivata, ispirata da un luogo che prima, guarda caso, era un teatro…».

Sul valore profondo dell’iniziativa, e sulle motivazioni della scelta del vincitore, si è soffermato nel suo raffinato intervento il cardinale Gianfranco Ravasi presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e della giuria del premio. «La lingua inglese – ha esordito – ha due verbi, to cure e to care, per evidenziare che curare è importante, ma lo è altrettanto appassionarsi. Noi riassumiamo tutto ciò nel concetto di "cura", intesa non solo come realizzazione dell’aiuto, ma anche come affanno e preoccupazione per la sorte di chi è curato. Papa Francesco invita spesso a battersi per l’inclusione sociale, contro lo scarto e lo spreco, ma invita soprattutto a non voltarsi dall’altra parte di fronte all’escluso, come insegna la parabola del Buon Samaritano: è precisamente l’invito che risuona anche da questo premio, sin dal suo titolo».

Il cardinale ha poi fatto ricorso agli insegnamenti di tre grandi autori teatrali. Per dire, con Bertolt Brecht, che «compito del teatro, da che mondo è mondo, è "ricreare" la gente: cioè divertirla, ma anche rigenerarla lasciando in essa una ferita interiore, artigliandone la coscienza». Da Eugène Ionesco, ha aggiunto, «apprendiamo che arte e teatro insegnano alla gente che ci sono attività che non servono a niente, e però è necessario che ci siano. Aiutano a superare la pura funzione economica, anche dell’aiuto, offrendo una prospettiva di liberazione, godimento, divertimento e ricreazione anche alle persone che hanno necessità di aiuto materiale: dimensioni che sembrano appunto inutili, ma che lasciano scia nelle vite». Con Henry Miller, infine, «ricordiamo che religione e arte si assomigliano, perché non servono a nulla, tranne che a indicare il senso della vita».

Quanto alla scelta del monologo Cristophe o il posto dell’elemosina come vincitore, Ravasi ha evidenziato come esso manifesti «anche nelle persone che stanno sulle strade, o che vivono nella solitudine, l’emergere di un bisogno di dialogo e parola». A Milano, ha aggiunto il cardinale, vorrei proporre un Cortile dei Gentili «relativo al tema delle periferie, ma anche uno che riguardi la parola e la comunicazione: ci sarà spazio per il contributo del teatro».

Nicola Russo, vincitore della prima edizione del premio, ha ringraziato, oltre ai suoi collaboratori, anche Sami Kribi, il sans papier tunisino conosciuto a Parigi in occasione del suo primo viaggio da ragazzo. «Le lettere scambiate con lui per tre mesi – ha raccontato – sono state per 25 anni la mia "zavorra segreta". Le ho riscoperte di recente, trovandovi tracce di una ricerca del bello che illumina l’interiorità di una persona, che era più di un cercatore di elemosina». E che ora diventa il protagonista di un nuovo, intenso testo teatrale.

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