PREGHIERA E AZIONE, LA TERRA SANTA CHIEDE PACE
A due anni dal 7 ottobre, bilancio degli aiuti forniti (a Gaza e non solo) dalla rete Caritas. Sanità, supporto psicologico ed economico alle vittime: «Superare l’attuale dissennata gestione degli interventi umanitari. Noi ci saremo anche nel dopoguerra. Continuando a credere nel dialogo»
«La preghiera per la pace. E per la conversione dei cuori. Dall’ascolto di Dio può scaturire il miracolo della comprensione del dolore dell’altro. Condizione fondamentale per la riuscita di ogni pur doveroso sforzo politico di affermare la giustizia e di costruire condizioni di convivenza e di sicurezza per tutti».
I direttori Erica Tossani e don Paolo Selmi ricordano che, nei due anni trascorsi dal 7 ottobre 2023, giorno dell’aggressione di Hamas a Israele e data di inizio di una guerra spietata e di una crisi umanitaria inaudita,
gli uomini e le donne di Caritas Ambrosiana si sono riuniti più volte in preghiera per invocare il dono della pace. Lo faranno di nuovo nei prossimi giorni, accogliendo
gli inviti provenienti dall’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, dalla
Conferenza episcopale italiana e da
Papa Leone XIV per il digiuno e il rosario dell’11 ottobre.
«Accanto alla preghiera, però, e nutrita da essa – commentano i due direttori Caritas –, viene
l’azione. Di soccorso, per quanto le forze ci consentono, alle vittime di una spirale d’odio e violenza inconsulta. Di
denuncia, delle ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario e delle aberranti scelte che, soprattutto nell’ultimo periodo, hanno volutamente inasprito a Gaza una già di per sé terribile crisi. E di
sostegno a chi, nonostante tutto, da lungo tempo e nonostante i lutti e le devastazioni del presente, prova a costruire ponti di dialogo».
QUASI 700 MILA EURO DA CARITAS AMBROSIANA
Negli ultimi due anni,
la rete internazionale Caritas ha notevolmente intensificato il supporto agli interventi di Caritas Gerusalemme, dando seguito a un’azione che, in risposta a situazioni d’emergenza e a favore di progetti di sviluppo, si protrae da decenni. La Caritas espressione del locale Patriarcato latino ha emesso
due Appelli d’emergenza, finanziati dalle Caritas di tutto il mondo per un valore totale di
7,5 milioni di dollari. A queste risorse vanno aggiunte quelle, stimabili in decine di milioni di dollari, impiegate direttamente da singoli membri del network internazionale Caritas per finanziare, negli ultimi 24 mesi,
aiuti umanitari d’urgenza.
Caritas Italia e Caritas Ambrosiana hanno deciso di convogliare i loro sforzi a supporto di Caritas Gerusalemme. Con gli aiuti da esse finanziati,
si stima siano state raggiunte circa 30 mila persone, di cui 25 mila a Gaza. L’intervento di Caritas Italiana e delle Caritas diocesane di tutta Italia
è sintetizzato in questa scheda.
Quello di Caritas Ambrosiana, consentito da oltre 4.200 donazioni di fedeli e cittadini della diocesi,
si è concretizzato nell’invio di 695 mila euro, in risposta agli
Appelli d’emergenza 2024 (400 mila euro) e 2025 (150 mila euro) dedicati alla popolazione di Gaza, cui si sono aggiunti fondi per
aiuti in Cisgiordania (100 mila euro) e a s
upporto di progetti di dialogo e riconciliazione (30 mila euro all’associazione Neve Shalom per la formazione universitaria congiunta di studenti israeliani e palestinesi, 15 mila euro al progetto PeaceMed per la creazione di una rete di esperti di pace tra le Caritas del Medio Oriente e del Mediterraneo).

Gli aiuti indirizzati a Gaza (ma anche quelli riservati ad alcune comunità della Cisgiordania) sono stati prevalentemente
dedicati a interventi in ambito sanitario. Caritas Gerusalemme ha dedicato il 68% delle risorse al sostegno di
una clinica a Gaza City (che ha funzionato per mesi prima della chiusura imposta dagli eventi di guerra)
e all’attivazione di 10 centri di salute sparsi in tutta la Striscia, soprattutto nei campi che hanno accolto la popolazione sfollata (5 di essi hanno dovuto sospendere le attività due settimane fa, a causa del progredire dell’azione militare di Israele, mentre altri 5 continuano a funzionare nelle aree centrali e meridionali della regione); per qualche mese, sino alla sospensione causata dalle improbe condizioni logistiche, aveva inoltre funzionato un programma di realizzazione e consegna di protesi a persone mutilate.
Il 12% delle risorse ricevute è stato invece dedicato al supporto psicologico a persone fragili e segnate da sindrome post traumatica da stress.
Il 20% è stato infine convertito in erogazioni economiche a favore di famiglie e individui particolarmente vulnerabili (nuclei con persone anziane, disabili, senza altre possibilità di sostegno).
RACCOLTA FONDI E SETTE RICHIESTE
Auspicando che le trattative avviate da ieri in Egitto possano concretizzarsi in accordi di pace fra le parti in conflitto,
Caritas Ambrosiana prosegue e rilancia la raccolta fondi per la Terra Santa. Ulteriori disponibilità saranno
fondamentali per dare continuità agli imponenti interventi che, a Gaza e non solo, saranno necessari nel difficile dopoguerra. L
a rete Caritas intende non solo ristabilire la piena operatività dei centri di assistenza sanitaria, potenziare le azioni di sostegno psicologico, rilanciare la produzione di protesi e la conduzione di attività fisioterapiche, ma anche dare vita a progetti di ripresa e sviluppo in ambito socio-economico.
Perché l’azione di soccorso, aiuto e vicinanza alle vittime della guerra si dispieghi correttamente,
è però necessario che a Gaza si torni a una corretta gestione degli aiuti umanitari, guidata dagli organismi multilaterali delle Nazioni Unite,
con il libero accesso delle organizzazioni umanitarie non governative, superando la dissennata e sanguinosa parentesi, promossa da Israele e sostenuta dagli Stati Uniti, della gestione affidata alla Gaza Humanitarian Foundation.
Caritas Internationalis, in una dichiarazione di fine agosto, aveva denunciato la
“deliberata discesa verso la fame” e la
“distruzione sistematica della vita civile” cui si è assistito a Gaza. Altri documenti, altrettanto netti, condivisi con altre sigle di diversa estrazione, hanno trovato l’adesione della rete Caritas, di caritas Italiana e Caritas Ambrosiana nei mesi scorsi.
«
Noi ribadiamo le sette richieste contenute nel pronunciamento di Caritas Internationalis e ci uniamo all’appello odierno lanciato dal
Consiglio nazionale di Caritas Italiana – concludono Tossani e Selmi –. In Terra Santa, da decenni, due popoli vivono irretiti da politiche e da narrazioni irresponsabili, e sono ostaggio di leadership dimostratesi cieche, spregiudicate, talora criminali. Eppure, crediamo che sia possibile ristabilire condizioni di convivenza e di pace tra palestinesi e israeliani. Nel nostro piccolo, partendo da chi più soffre e ha sofferto, continueremo a dare un contributo».
LE SETTE RICHIESTE
-
Un cessate il fuoco immediato e permanente.
-
Accesso umanitario illimitato per porre fine alla fame e fornire assistenza.
-
Rilascio di tutti gli ostaggi e delle persone detenute arbitrariamente.
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Dispiegamento di una forza di pace delle Nazioni Unite per proteggere i civili.
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Protezione di tutti i civili, in particolare bambini, donne e anziani.
-
Richiesta di responsabilità per tutti i responsabili e i complici dinanzi ai tribunali nazionali e internazionali.
-
Piena attuazione del parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, che include:
Porre fine alla presenza illegale di Israele nei Territori Palestinesi Occupati.
Cessare le attività di insediamento ed evacuare i coloni.
Fornire riparazioni.
Obbligare gli Stati a respingere la situazione illegale.
Incaricare gli organismi delle Nazioni Unite di adottare misure concrete per porre fine all'occupazione.
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