Vicini alla Cisgiordania, impegnati a costruire pace

L’intero scenario mediorientale continua a manifestare profondi segni di tensione politico-militare e drammatiche crisi umanitarie. In Terra Santa, in particolare, restano acutissime le sofferenze della popolazione della Striscia di Gaza, alla quale la rete internazionale Caritas riserva robuste attenzioni, in appoggio al lavoro di Caritas Gerusalemme. Lo sforzo coinvolge ormai da quasi tre anni anche Caritas Ambrosiana, che ha destinato agli interventi d’emergenza a Gaza (soprattutto sul fronte dell’assistenza sanitaria e psicologica, e più recentemente anche delle forniture d’acqua) buona parte dei quasi 1,2 milioni di euro stanziati per la Terra Santa dopo il 7 ottobre 2023.
 
In questa fase, però, grande impegno viene riservato anche alle comunità di Cisgiordania, teatro di un conflitto meno eclatante ma non per questo meno pervasivo. Il drammatico scenario dell’occupazione di ampi territori palestinesi è documentato dal rapporto Annus Mirabilis, redatto dalle autorevoli associazioni pacifiste israeliane Peace Now e Kerem Navot, presentato nei giorni scorsi. Il rapporto documenta la forte accelerazione impressa nel triennio 2023-’25 all’occupazione israeliana per effetto delle azioni dei coloni, consentite da misure che «costituiscono una politica governativa sistematica, volta a (…) promuovere l'annessione di fatto» della Cisgiordania impedendo, di conseguenza, lo sviluppo dello schema di convivenza “due popoli due Stati”.
 

Famiglie vulnerabili e orti resilienti 

 
«La situazione umanitaria in tutta la Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est – ha scritto di recente Caritas Gerusalemmecontinua a deteriorarsi a causa dell’escalation delle violenze dei coloni, delle operazioni militari, di demolizioni, sfollamenti, restrizioni alla libertà di movimento». Un numero sempre maggiore di comunità, famiglie e persone palestinesi soffrono violenze, compressioni dei diritti umani fondamentali, confisca arbitraria di terreni, beni e mezzi per la sussistenza.
 
Per questo motivo Caritas Ambrosiana ha stanziato 100 mila euro a supporto di due progetti: 50 mila per il programma di aiuto a famiglie vulnerabili (occupazione, salute mentale, cure mediche e forniture essenziali), altri 50 mila per il progetto “orti resilienti” (45 nuclei familiari vulnerabili nei villaggi di Juret Shama, Um Salamuna e Marah Mualla, governatorato di Betlemme, riceveranno strumenti per trasformare piccoli terreni incolti in risorse vitali – vedi foto e testo sulla storia di un beneficiario). Ulteriori 40 mila euro potrebbero essere destinati a realizzare centri estivi per minori, in agosto a Gerusalemme, il cui programma dovrebbe essere definito settimana prossima.
 

Esercizio di ingenuità? No, di futuro 

 
Oltre a rispondere alle urgenze umanitarie (sempre in accordo con Caritas Italiana), Caritas Ambrosiana pensa anche a promuovere percorsi di pace. Lo fa, in Terra Santa, da decenni. Lo ha fatto mentre deflagrava il terribile conflitto post – 7 ottobre. E lo ha fatto con ancora maggior convinzione negli ultimi mesi, dedicando robuste risorse (75 mila euro) a diverse iniziative: il progetto PeaceMed della rete Caritas (formazione di operatori di pace nei paesi dell’area Mediterranea), ma anche progetti delle associazioni Neve Shalom – Wahat al Salam (per favorire conoscenza e dialogo tra giovani delle comunità ebraica e arabo israeliana) e Al-Liqa Center (percorsi formativi volti a radicare il concetto di pace come valore condiviso nella società palestinese e a favorire la permanenza delle comunità cristiane nei territori d’origine).
 
«Il nostro impegno in Terra Santa è dettato da incomprimibili ragioni umanitarie e di giustiziaaffermano Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana –: non possiamo volgere lo sguardo altrove, sorvolando su protratte sofferenze e crimini malvagi, e tanto meno può farlo chi crede che tutti gli uomini siano fratelli. Noi siamo animati anche dalla convinzione, che può apparire paradossale in questa fase storica, della possibilità di una convivenza. Investire su dialogo, mutua comprensione e riconciliazione non è esercizio di ingenuità, ma esercizio di futuro. Verrà un tempo in cui anche la Terra Santa sarà solcata da aratri di pace, anziché da lance di guerra: qualcuno deve preparare terreno e strumenti, un compito che nel nostro piccolo ci smuove e ci appassiona». 

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Causale: Emergenza terremoto Venezuela

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EDITORIALE

Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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