Caritas Ambrosiana e Port-de-Paix: un cammino insieme


Abbandonati i quartieri sfarzosi della capitale, appannaggio dell'elite haitiana e di espatriati, la desolazione del panorama politico, economico ed istituzionale della Repubblica di Haiti che poco lascia di che sperare a sacche di popolazione a cui viene negato l'accesso a beni e servizi di primi necessità, balza agli occhi di chiunque abbia la fortuna di metter piede in questo bellissimo Paese.

Procedendo verso nord, la wout nasyonal (strada nazionale) che collega la capitale Port-au-Prince alla città di Port-de-Paix bene rappresenta una metafora del presente haitiano: i primi circa centocinquanta chilometri l'asfalto scintillante delle due corsie permette di raggiungere Gonaives in un paio d'ore di bus godendo di un bellissimo panorama tra spiagge caraibiche e verdeggianti risaie. Ma gli ultimi ottanta chilometri possono essere interminabili; la strada sterrata è di giorno in giorno più irregolare, le buche diventano dei fossati al passaggio di bus e camion e a seconda delle piogge più o meno torrenziali i fiumi da guadare si moltiplicano.

Una lunga e lenta introduzione alla regione del Nord-Ovest in cui Caritas Ambrosiana, con la presenza di suoi due operatori, ha deciso di operare dal 2011 in partenariato con la Caritas della diocesi di Port-de-Paix, capoluogo dipartimentale.


Il Nord-Ovest che non è stato colpito dal terremoto, se non indirettamente per la presenza di una grossa fetta della sua popolazione a Port-au-Prince, è il dipartimento più povero ed isolato dell’intero Paese.

Nella penuria di servizi primari -quali l’accesso all’acqua potabile, ai servizi sanitari, all’istruzione- l’assenza dello Stato è tangibile, ancor più che nel resto del Paese.

La presenza ambrosiana in questo dipartimento comincia con l’arrivo dei fidei donum della diocesi di Milano nel 2003, con capofila Don Giuseppe Noli. Tramite loro un percorso di conoscenza è stato intrapreso otto anni dopo, fino alla decisione congiunta con il direttore della Caritas di Port-de-Paix di avviare un vero e proprio cammino insieme.

La missione degli operatori di Caritas Ambrosiana che da quasi quattro anni si succedono a Port-de-Paix non si limita infatti a seguire i progetti finanziati, ma ad accompagnare questa Caritas diocesana sorella. Il verbo accompagnare prevede, nella sua etimologia, una reciprocità e, nel suo senso, una necessità di condivisione dello stesso territorio e della medesima condizione d’intervento. Non si può ‘andare insieme’ a distanza.

L’accompagnamento consiste nel lavorare fianco a fianco, implementando insieme progettualità concepite tet ansanm (espressione creola che indica l’azione di riflettere insieme, mettere in comunione le idee) e sperimentando successi e insuccessi di squadra. Entrambe le esperienze Caritas cercano di contaminarsi positivamente a vicenda utilizzando i propri punti di forza, ma il cammino non sempre è così semplice. I rispettivi background culturali di provenienza influiscono inevitabilmente sul modus operandi, le priorità spesso non coincidono e un lento ma grande lavoro di graduale adattamento è necessario.


Nel segno della reciprocità, dunque, i colleghi di Caritas Port-de-Paix accompagnano gli operatori di Caritas Ambrosiana nel percorso di introduzione in una società complessa. Il sistema di valori haitiano è frutto della storia e del bagaglio culturale dei discendenti di popolazioni africane profondamente diverse tra loro. Il percorso di ricerca di un'identità unica, in una porzione di isola con caratteristiche geografiche spesso molto distanti dai rispettivi paesi di provenienza, è stato tutt'altro che lineare. Orgoglio nazionale 'moderno' haitiano e attaccamento alle tradizioni ancestrali africane convivono nello stesso territorio e interessano ogni campo d'intervento, da quello economico a quello politico, da quello sociale e religioso a quello lavorativo. Il percorso di conoscenza di una Caritas 'sorella' e l’intervento sul territorio, non possono prescindere da queste premesse.

L'errore iniziale e più facilmente commettibile da parte degli operatori stranieri può essere infatti quello di pensare che Caritas, in quanto pilastro dell'azione della Chiesa Cattolica, abbia un linguaggio universale valido invariabilmente in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Ad essere universale non è però il linguaggio, bensì la missione di Caritas. Parole, modi, tempi, strumenti e mezzi per realizzarla variano di Paese in paese ed è un dovere per una buona riuscita del lavoro assieme, imparare ad apprenderne le preziose unicità.
 
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