Emergenza ebola – È davvero finita?

Il 2014 è stato un anno catastrofico per molti Paesi dell’Africa occidentale. L’ebola, il terribile virus ad alta capacità di trasmissione e altissima mortalità si è diffuso rapidamente in molti Stati distruggendo vite, famiglie, villaggi, comunità.
La psicosi del contagio è stata inarrestabile. I media hanno lanciato allarmi, l’Occidente ha cominciato a preoccuparsi sul serio, le prime pagine dei giornali aggiornavano quotidianamente sulla situazione, i politici di una e dell’altra parte rilasciavano dichiarazioni, diffondevano paure, rassicuravano, si concentravano su episodi cercando di farne narrazione antonomastica di quello che sarebbe accaduto da lì a poco.
L’Italia non è stata immune da questo processo mediatico e come nel resto del mondo anche il nostro Paese ha lentamente dimenticato.
Semplicemente non se ne parla più. Come se tutto fosse finito. Come se le cose si rompessero e si aggiustassero da sole. Come se non ci fossero conseguenze a lungo termine.
 
caritas ebola
Le cose non stanno proprio così. In tanti si sono prodigati per cercare di portare aiuto, rischiando tutti i giorni con la propria vita. Storie che non saranno mai narrate da nessuno, che rimarranno circoscritte nella memoria di poche persone.
Molti di questi aiuti portano il nome di operatori Caritas. Persone che al diffondersi dell’epidemia non hanno esitato a percorrere strade dissestate, in auto, in sella a motociclette o biciclette per cercare di portare anzitutto informazione e mezzi di prevenzione.
Caritas Guinea ha distribuito sapone, candeggina, secchi e altri articoli per l’igiene a oltre 100.000 persone e ha lavorato con una società di telecomunicazioni per inviare SMS sull’ebola e sulla sua prevenzione a oltre 1.000.000 di persone.
Alla fine dello scorso anno grazie anche a questo immane lavoro le infezioni di ebola in alcune parti della Guinea sono in calo anche se la minaccia è ancora, purtroppo, viva.

formazione caritas vs ebola
Il virus si è diffuso anche in Liberia e in Sierra Leone e anche in questi Paesi Caritas ha lavorato su programmi di prevenzione. Grazie all’esperienza maturata in anni di sensibilizzazione sull’HIV ha usato stazioni radio, punti informativi nei villaggi, ha formato leader di comunità ha inviato operatori sanitari in villaggi sperduti affinché si cambiassero credenze e usanze inefficaci e incapaci di bloccare il diffondersi del virus (come il lavaggio in acqua salata, l’uso di guaritori, i funerali tradizionali e tanti altri).
 
La Caritas ha acquistato e distribuito guanti, maschere e altri oggetti di protezione per salvaguardare la salute di questi tanti sconosciuti eroi che non hanno esitato a mettere a repentaglio la propria vita per salvare i propri “fratelli”.
 ebola prevenzione
Intanto i Governi locali cominciavano a chiudere intere porzioni di territorio dichiarando la quarantena. La gente era obbligata a rimanere chiusa in casa e non poteva procurarsi il cibo quotidiano. I morti non venivano seppelliti perché le chiamate alla autorità sanitarie erano troppe. I bambini non potevano andare a scuola.
Caritas è intervenuta su tutti i fronti organizzando distribuzioni di cibo in collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale, ha preparato e inviato squadre di sepoltura, ha dotato gli studenti di radio affinché potessero continuare a seguire le lezioni e ha fornito medicine agli ospedali.
 
Oggi le conseguenze dell’ebola sono ancora pesantissime. Non solo perché l’epidemia è ancora attiva e continua a uccidere, ma anche perché il futuro per chi è sopravvissuto al virus è incerto. Migliaia di orfani non sanno che ne sarà di loro, le persone guarite devono combattere contro uno stigma sociale fortissimo (il 76% della popolazione della Sierra Leone dichiara di non voler un vicino di casa che ha contratto l’ebola anche se dichiarato completamente guarito), gran parte dei raccolti dello scorso anno sono andati perduti.
 
orfani ebola

Caritas non fermerà la sua azione. Nei primi mesi del 2015 sono già iniziati nuovi programmi di aiuto (sostegno alle piccole imprese, all’agricoltura, consulenza psicologica per i sopravvissuti o chi ha perso le persone care, assistenza ai soggetti più deboli come orfani, vedove, anziani) mentre quelli vecchi (legati alla prevenzione e fornitura di cibo e medicinali) non si fermeranno.
 
Per far questo abbiamo bisogno di risorse (in questi giorni abbiamo inviato quanto raccolto nel corso del 2014: 14.850 euro). Per questo la nostra campagna di raccolta fondi non si fermerà. Perché anche se il mondo rimuove o dimentica noi sappiamo che ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno bisogno del nostro aiuto.
 

Cosa si può fare

Con 10 euro doni un kit igienico-sanitario ad una famiglia (secchio dotato di dispositivo con rubinetto, sapone, cloro e una brochure di sensibilizzazione)
 
Con 80 euro doni un kit alimentare per coprire il bisogno di una famiglia di almeno sette persone per un mese (riso, olio, zucchero, carne in scatola, condimenti vari)
 
 
Con 130 euro doni un kit igienico-sanitario da installare in un luogo pubblico ad alta frequentazione, compreso di materiale di protezione per almeno tre lavoratori e per la disinfezione dei servizi igienici
 
Con 250 euro doni le attività di sensibilizzazione svolte da un animatore di comunità per 4 mesi
 
 
 

 

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