Titolo irriverente (Siamo tutti skizzati). E una forma d'arte (il fumetto) che potrebbe indurre a non prendere la cosa troppo sul serio. Ma si parla di giovani. E di un problema che avvertono vivissimo. Era giusto sintonizzarsi con i loro registri espressivi. Per far emergere vissuti drammatici. E, ahinoi, anche statisticamente non residuali.
Il contest promosso nei mesi scorsi da Caritas Ambrosiana e dal Consorzio Farsi Prossimo ha fatto registrare una partecipazione straordinaria, al di là di ogni aspettativa. Ben 103 opere in concorso, 30 selezionate, 3 premiate lo scorso 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale. Prodotte da autori giovani e giovanissimi, che in molti casi sperimentano nel proprio quotidiano le lacerazioni del disagio psichico e psichiatrico, le tavole a fumetti hanno scoperchiato con fantasia, non senza cupi cromatismi, un mondo di sofferenza del quale ci occupiamo troppo poco. E spesso male (magari in occasione di fatti di cronaca nera, innescati da sofferenze esplose dopo essere rimaste a lungo carsiche).
Ne soffre il 20% dei minori
Il fenomeno, si diceva, è tutt'altro che residuale. Si calcola che in Italia circa il 20% dei minorenni (circa 2 milioni di bambini e ragazzi) soffra di un disturbo neuropsichiatrico. Negli ultimi anni si è registrata una crescita di circa il 20% dei casi di ansia e depressione tra under 20; in forte aumento anche i disturbi multipli, soprattutto tra le ragazze. In Lombardia gli accessi di minori in pronto soccorso causati da disturbi psichiatrici sono passati dagli 820 del 2019 ai 1.159 del 2025 (picco nel 2024, con 1.417 casi). Nello stesso periodo, il numero dei minori con comportamenti autolesivi o suicidari presi in carico dal sistema sanitario regionale è raddoppiato (da 407 a 815). A Milano e nella Città metropolitana, infine, nel solo 2024 ben 37.838 minori sono stati presi in carico dai servizi pubblici e privati accreditati di Neuropsichiatria dell'Infanzia e Adolescenza (Npia): il 7% dei soggetti tra 0 e 17 anni, mentre nello stesso anno gli adulti presi in carico sono stati lo 0,9% del totale.
La salute mentale in età evolutiva rappresenta dunque una sfida sanitaria e sociale tra le più urgenti. Sfida, peraltro, con radici profonde, che bisognerebbe esercitarsi a riconoscere per tempo: le manifestazioni psicopatologiche che esplodono in adolescenza sovente hanno origine da disturbi del neurosviluppo insorti in età precocissima, tra i 3 e i 5 anni, e rimasti a lungo mascherati.
Il sistema socio-sanitario appare poco attrezzato per fare fronte all'inasprirsi di un fenomeno sconcertante, certamente acuito dalla stagione del Covid, dal clima di pervasiva incertezza suscitato da guerre e crisi economiche, dalle implicazioni nefaste del paesaggio digitale in cui siamo immersi. Le risorse, economiche e organizzative, per predisporre adeguati percorsi di diagnosi e cura appaiono insufficienti, e ancor di più quelle per le strategie di prevenzione.
Abilitati a esternare
Ma il problema è anche relazionale, educativo e culturale. E investe tutti: famiglie, agenzie educative, soggetti sociali. La risposta non può essere delegata ai servizi specialistici: servono una presa di coscienza e un'assunzione di responsabilità collettive. Dobbiamo costruire comunità capaci di riconoscere il disagio, di non aver paura di parlarne, di investire nell’ascolto. Di abilitare i ragazzi a esternare che stanno male, quando stanno male. Di farli sentire accolti e accompagnati, con un plus di fiducia nelle loro qualità e abilità persistenti, anche quando si sentono skizzati.
Si può iniziare anche da un fumetto. Ma è un compito di umanità e di cura, che non possiamo più permetterci di reputare secondario.
Erica Tossani
don Paolo Selmi
direttori Caritas Ambrosiana
Leggi tutto l'inserto Farsi Prossimo sul Segno di novembre 2026