Sudan, il dramma dimenticato. Non dalla Caritas

Tre anni fa, esattamente il 15 aprile 2023, esplodeva la guerra civile in Sudan, che vede contrapporsi l’esercito regolare (Saf), comandato dal generale Abdel Fattah al-Burhan (presidente del Consiglio sovrano di transizione – Cst e capo di stato de facto dopo il golpe che il 25 ottobre 2021 rovesciò il governo di Abdalla Hamdok) e le Forze di supporto rapido (Rsf), guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo “Hemetti” (ex vicepresidente del Cst) ed eredi delle milizie Janjaweed, già protagoniste della sanguinosa guerra degli anni 2000 nella vasta regione occidentale del Darfur. Oggi l’epicentro del conflitto, dopo la riconquista della capitale Khartoum (fine marzo 2025) da parte dell’esercito regolare e quella di El-Fasher, capoluogo del Darfur, da parte delle Rsf (fine ottobre 2025) si è spostato verso il Darfur meridionale e il Kordofan.

 

Oltre 150 mila morti

La violenza della guerra tra Saf e Rsf, e i terribili crimini ascrivibili a entrambe le parti in lotta hanno provocato una crisi umanitaria considerata, dagli organismi internazionali, la più grave attualmente in corso al mondo: si calcola che i morti, nei tre anni di guerra, siano stati oltre 150 mila (cifra difficile da verificare con accuratezza) e che ben 33,7 milioni siano le persone, che, in diversi momenti, sono state e sono dipendenti dagli aiuti umanitari (25 milioni delle quali esposte a grave insicurezza alimentare).
 
Il conflitto ha causato anche la più grande crisi di sfollamento oggi presente al mondo: 11,8 milioni di persone (1 su 4) hanno dovuto lasciare le proprie case (7,3 milioni sono gli sfollati interni, 4,5 milioni i rifugiati nei Paesi vicini). I rientri registrati nel 2025 non hanno migliorato la situazione, a causa dell’instabilità e delle distruzioni diffuse.

Emergenza sanitaria

Nel frattempo il sistema sanitario del grande Paese africano è collassato; epidemie di colera e la diffusione di malaria e dengue colpiscono una popolazione indebolita anche dalla carestia, presente in diverse zone del paese (ad alto rischio sono attualmente molte aree del Darfur e del Kordofan). Il fatto che l’accesso umanitario sia fortemente limitato o bloccato, soprattutto in Darfur, in violazione del diritto internazionale, non fa che aggravare ulteriormente la crisi. Lo sforzo umanitario internazionale, del resto, è abbondantemente sottofinanziato: nel 2025 è stato coperto solo il 38,7% dei fondi richiesti.
 

L’intervento Caritas

La rete internazionale Caritas sin dall’inizio della guerra ha profuso un intenso sforzo di soccorso e aiuto alle popolazioni civili provate dal conflitto. Nel quadro della strategia di network, e in accordo con Caritas Italiana, Caritas Ambrosiana si è fatta carico di sostenere gli sforzi sostenuti dal vicariato apostolico di Mongo (Ciad orientale, confinante con il Darfur), nel cui vasto territorio sono confluiti a più ondate centinaia di migliaia di profughi sudanesi.

 
Grazie al sostegno ambrosiano (sinora 234 mila euro), Caritas Mongo e l’economato diocesano hanno realizzato orti comunitari, affidati al lavoro di 61 gruppi di donne, che hanno migliorato l’alimentazione e il reddito di oltre 5 mila persone tra sudanesi e ciadiani residenti nei villaggi sottoposti alla pressione dei flussi di profughi (progetto «Il coraggio delle donne»). In parallelo, sono stati inoltre scavati e attrezzati con pompe 15 pozzi in altrettanti villaggi, finalizzati a consentire l’accesso all’acqua potabile e a migliorare le condizioni igieniche di profughi e autoctoni (progetto «L’acqua è vita»).
 
Con una parte (50 mila euro) dei fondi erogati da Caritas Ambrosiana, si è provveduto inoltre ad affrontare i bisogni emergenziali dei profughi accolti, a ondate successive, nel campo di transito costituitosi a Tiné, alla frontiera col Darfur, nello scorso gennaio. Oltre a consegnare kit protettivi (coperte, materassini, zanzariere) e kit da cucina a un totale di 1.600 famiglie, a distribuire indumenti soprattutto a minori e a installare lampioni solari, necessari per la sicurezza nel campo, sono stati serviti in due mesi più di 120 mila pasti caldi. Ma il flusso dei rifugiati non si arresta: i bisogni umanitari sono diffusi e intensi, e per continuare a contribuire ad affrontarli Caritas si appella alla generosità dei donatori ambrosiani.

 

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Causale: Emergenza Sudan - Interventi per i profughi in Ciad


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