Le Nazioni Unite nelle scorse settimane hanno lanciato un nuovo appello sulla drammatica crisi alimentare somala. Oltre sei milioni le persone colpite dall’emergenza dovuta a siccità, guerra e instabilità politica. A ciò si aggiunge che gli aiuti internazionali sono in drastico calo, a causa del cambiamento di politica da parte soprattutto degli Stati Uniti. E quindi i problemi aumentano.
Il prolungato periodo di siccità tra ottobre e dicembre 2025 ha aggravato a dismisura le difficoltà di accesso all’acqua in tutta la Somalia. Nonostante le abbondanti precipitazioni che hanno caratterizzato il biennio precedente, il governo somalo si è trovato costretto a dichiarare l’emergenza idrica a livello nazionale. Una situazione che ha avuto forti ripercussioni sul settore agricolo provocando una devastante emergenza alimentare.
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Caritas Ambrosiana è vicina alle comunità in Somalia: abbiamo in corso il progetto di Quaresima 2026 “Sostenere le madri, nutrire i bambini” .
Qui di seguito abbiamo raccolto la testimonianza di Sara Ben Rached, direttrice di Caritas Somalia, che ci racconta com'è la situazione dal campo e i problemi per i più poveri tra i poveri che la Caritas cerca di aiutare.
Dal 2020 lavoro per la Somalia come direttrice di Caritas, e questo Paese mi ha insegnato molto: la pazienza delle persone, la forza delle comunità e la capacità di continuare a sperare anche quando le difficoltà sembrano insormontabili. Amo la Somalia e le persone che la abitano, e vedere ciò che sta accadendo negli ultimi mesi mi preoccupa profondamente.
La siccità che ha colpito diverse regioni ha reso ancora più fragile una realtà già segnata da anni di instabilità e povertà. In molte zone del centro e del sud del Paese l’acqua è sempre più difficile da trovare: i pozzi si abbassano, alcune fonti si stanno prosciugando e le comunità faticano a portare avanti le attività da cui dipende la loro vita quotidiana.
Secondo le stime delle agenzie umanitarie, oltre 6 milioni di persone in Somalia vivono oggi una grave insicurezza alimentare, mentre quasi 2 milioni di bambini rischiano la malnutrizione.
Attraverso il lavoro che portiamo avanti con Caritas e grazie al confronto con altre associazioni e ONG sul territorio, ho ascoltato storie che raccontano una situazione che peggiora giorno dopo giorno. Sempre più famiglie sono costrette a lasciare i propri villaggi alla ricerca di acqua, cibo e sicurezza.
Dietro questi numeri ci sono persone concrete: madri e donne che percorrono chilometri ogni giorno per trovare acqua, che proteggono le loro famiglie con una forza incredibile e che sostengono le comunità con instancabile impegno. Sono loro, le donne, a rimanere, a portare avanti tutto e a dimostrare ogni giorno che la resilienza è possibile anche nelle condizioni più difficili. La loro dignità e il loro coraggio ci ricordano che la speranza continua a vivere, se sapremo custodirla insieme a loro.
La Somalia è spesso dimenticata: restano nell’ombra perché altre emergenze catturano più attenzione. Non possiamo permettere che questo Paese resti invisibile. Il tempo della Quaresima ci invita a non restare indifferenti davanti alla sofferenza degli altri. Il progetto che proponiamo vuole essere un piccolo segno concreto di vicinanza alle comunità somale, perché possano continuare a sperare e costruire, anche nelle difficoltà, un futuro più dignitoso.
Ho imparato che la speranza non scompare mai, ma va custodita, condivisa e accompagnata dalla solidarietà.