Sosteniamo i cristiani perseguitati in Iraq

Con l’acuirsi della guerra in Siria e il conseguente allargamento degli scontri in Iraq le comunità della regione sono tra le vittime più vulnerabili delle violenze in corso. Le conquiste militari di vasti territori da parte dell’ISIS ha favorito ulteriormente questa tragedia, con decine di migliaia di famiglie in fuga da zone dove la presenza cristiana ha radici secolari. Il punto di non ritorno di questo drammatico esodo è stato rappresentato dalla conquista di Mosul, la seconda città dell’Iraq, da parte del “Califfato” nel giugno del 2014. Dopo la conquista di Mosul, le milizie dell’ISIS hanno sequestrato le case dei circa 50.000 cristiani presenti, intimando loro di convertirsi o di versare una tassa per essere protetti. A seguito di tali minacce, che si sono accompagnate a diversi casi di uccisioni indiscriminate, oggi nella Mosul occupata dall’ISIS non c’è più traccia della presenza di cristiani.
 
La fuga repentina ha portato le famiglie  verso le vicine zone del Kurdistan Iracheno, dove hanno raggiunto le città di Erbil,  Dohuk e Sulaymanya. Quella che sembrava una sosta obbligata e temporanea sembra trasformarsi giorno dopo giorno in un lungo esilio. In attesa di cosa? Se ritornare a casa non sembra ad ora possibile, il rifugio in Kurdistan è l’unica alternativa praticabile. Il trauma per la fuga e le violenze subite si somma alle difficili condizioni di vita a Erbil e dintorni.
 
Molte delle almeno 180,000 persone arrivate a Erbil nell'ultimo anno, in buona parte cristiani, vivono in condizioni estreme, all'interno di abitazioni improvvisate, edifici abbandonati, scuole, chiese o tende, senza sufficiente cibo e acqua. Il grande caldo estivo, unito alle rigidi condizioni invernali, aumenta ulteriormente i bisogni delle migliaia di profughi che si vedono costretti a vivere in abitazioni improvvisate. “È difficile sopravvivere in queste condizioni con i bambini sotto una tenda, in un giardino, in un edificio abbandonato in costruzione, in questi non luoghi, per un tempo indefinito.” racconta Dawud, un giovane cristiano arrivato a Erbil nell’ultimo anno.

Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la lotta per trovare le medicine e per supportare gli operatori sanitari, nel tentativo di garantire un'efficace assistenza a chi ha perso tutto.
 
Al dramma dell'emergenza umanitaria si aggiungono le difficoltà legate all'educazione, con migliaia di bambini che rischiano di diventare una “generazione perduta”. Le scuole in molti casi rimangono chiuse: si organizzano corsi in strutture improvvisate dove e quando si può. All’interno di queste grandi difficoltà, i rifugiati considerano prioritario assicurare ai loro figli un’educazione.
 
Caritas Iraq si è attivata da subito nel Kurdistan iracheno per sostenere le migliaia di famiglie scappate dalla guerra. Lo staff di Caritas Iraq cura la distribuzione di aiuti umanitari: kit igienico-sanitari, cibo e acqua, vestiti, materassi, lenzuola, coperte e stufe per i rigidi periodi invernali. Inoltre, Caritas Iraq si è attivata per l’assistenza sanitaria e psicologica dei rifugiati, anche attraverso sessioni di soluzione dei conflitti interni alle famiglia. Per l’assistenza ai più piccoli, che spesso pagano il prezzo più alto dei conflitti, Caritas Iraq ha attivato un progetto di assistenza per i minori orfani.
Il lavoro di Caritas si integra con quello delle parrocchie locali, impegnate nell’accoglienza di centinaia di rifugiati nei propri cortili e nelle parrocchie. Molto rilevante è anche il lavoro di coordinamento che svolge Caritas Iraq con diverse ONG italiane, tra cui Focsiv e la Fondazione AVSI.
 
Nonostante gli sforzi, il grande numero dei rifugiati e la drammaticità della situazione a Erbil richiedono un ulteriore sforzo a favore dei nostri confratelli più in difficoltà. Significative in tal senso sono le parole di Monsignor Nona, ex vescovo della città di Mosul e ora anche lui rifugiato a Erbil: "Noi abbiamo paura perché se continua così fra tre anni non ci sarà nemmeno un cristiano in Iraq. Non dimenticatevi di noi. I cristiani in occidente hanno una grossa responsabilità: devono essere bravi cristiani anche per noi, bisogna amare tutti.”
 

Caritas Ambrosiana ha già messo a disposizione 50.000 € per il progetto a favore dei cristiani ad Erbil.
 
Dal messaggio del Patriarca dei Caldei, Louis I Sako ai Cristiani a Mosul:
"La nostra fede - ha aggiunto - resterà ferma, malgrado tutti i sacrifici e la nostra speranza sempre forte. Il nostro legame con la nostra terra, sulla quale è scritta la nostra storia, lungo e profondo, è quello che mi ha chiesto Sua Santità Papa Francesco e io ve lo trasmetto insieme con la sua solidarietà e il suo amore per voi: lo diciamo al mondo intero, la parola, alla fine, sarà alla pace e non alla guerra".
"La guerra non è mai stata una cosa legittima, ma cattiva e non lascia altro che gente massacrata, esuli e desolazione. Uccidere gli innocenti è un crimine contro l'umanità, la religione e la morale.”
 

Sostieni anche tu i cristiani perseguitati:

 

  • Kit di aiuto umanitario per una famiglia : 30 euro

  • Materiale scolastico per bambino: 50 euro

  • Copertura di costi per visite mediche negli ambulatori attrezzati: 100 euro

  • Spesa di una famiglia per affrontare il prossimo inverno: 200 euro

  • Allestimento di una scuola: 10.000 euro

 
 

Come donare:

DONA ORA CON CARTA DI CREDITO 

-       Donazione diretta presso l'Ufficio Raccolta Fondi in via S.Bernardino, 4 a Milano (orari: dal lunedì al giovedì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30)
-       Conto corrente postale n. 13576228 intestato a Caritas    Ambrosiana ONLUS
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-       Tramite carte di credito: Donazione telefonica chiamando il numero 02.76.037.324 in orari di ufficio (vedi sopra)
           
Causale: CRISTIANI PERSEGUITATI IN IRAQ

L'offerta è detraibile/deducibile fiscalmente

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Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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