Centro per la giustizia riparativa e la mediazione penale

È attivo dal primo marzo, sarà ufficialmente inaugurato ad aprile. Il “Centro per la giustizia riparativa e la mediazione penale” costituito a Lecco è uno tra i primi a livello nazionale. Si tratta di un servizio pubblico a libero accesso, istituito dal Comune di Lecco in attuazione della riforma Cartabia (governo Draghi), che ha potenziato il ricorso al paradigma riparativo della giustizia.
 
Il decreto legislativo 150/2022, in attuazione della riforma, ha sancito che un programma di giustizia riparativa consente alla vittima del reato, alla persona indicata come autore dell’offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunità di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario, alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato, con l’aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato (il “mediatore”). Ora il neonato Centro intende dare concretezza a questa prospettiva, che innova in profondità il concetto di pena e la prassi della sua applicazione. Mediatori esperti, riconosciuti dal ministero della Giustizia, opereranno nel Centro. L'accesso ai programmi sarà gratuito e volontario, il lavoro si svolgerà in collaborazione con il Tribunale di Lecco (con cui è stato stipulato un protocollo), l’Ordine degli avvocati, le istituzioni e i servizi della giustizia, gli organismi di cittadinanza attiva.
 
Il Centro lecchese è l’approdo istituzionale e permanente di un lungo percorso di studio, confronto, progettazione e sperimentazione che sin dal 2012 ha visto diverse persone sensibili, e poi diversi organizzazioni convergere nel “Tavolo lecchese per la giustizia restorativa”, che ha assunto il nome manzoniano “L’Innominato”. Ad esso contribuiscono da tempo anche le Caritas di Zona e decanale e la cooperativa sociale L’Arcobaleno, promossa da Caritas e membro del Consorzio Farsi Prossimo.
 
Il percorso che ha condotto a collaborare tanti soggetti lecchesi ha la sua radice in una visione della giustizia distante da logiche securitarie: non sostitutiva di quella tradizionale, ma ad essa complementare. Convinzione comune è che la pena detentiva, da sola, non basti a rinsaldare il patto di coesione sociale e a sanare le ferite generate dai reati, perché lascia sole le vittime con la loro sofferenza e le loro domande irrisolte; lascia soli gli autori, esposti al rischio di recidiva; lascia soli anche cittadini e membri della comunità, disorientati tra sentimenti di paura e vendetta.

Cruciale è dunque un lavoro culturale, che solleciti cittadini volontari, organizzazioni del terzo settore e istituzioni a prendersi cura delle relazioni tra le persone, al fine di prevenire il crimine e aumentare il senso di sicurezza sociale.
 
Il lavoro del Tavolo in quasi 15 anni ha cercato insomma di far sì che la giustizia non venga intesa come mero atto giuridico, ma divenga pratica comunitaria di cura delle relazioni. “L’Innominato” è ospitato dal 2016 nella sede del locale Centro dei servizi per il volontariato (Csv): in via Marco d’Oggiono 15, oggi, si trova anche la sede del “Centro per la giustizia riparativa”. Al quale L’Arcobaleno offre un rilevante contributo operativo, sotto la regia delle istituzioni locali (Comune e Ambito sociale); operatori della cooperativa, infatti, agiscono come mediatori all’interno del nuovo servizio.
 

Per il verso giusto

La sintonia tra Caritas, L’Arcobaleno e Tavolo “L’Innominato” ha prodotto, nel tempo, diverse forme di collaborazione. Nel 2022 Caritas Ambrosiana decise di partecipare a un progetto nazionale sperimentale sulla giustizia riparativa, che ha coinvolto anche le diocesi di Agrigento, Ancona, Cerignola, Fossano, Napoli, Prato e Verona, supervisionato dall’Università di Sassari e reso possibile da un contributo economico della Cei tramite fondi 8xmille. Grazie alle risorse del progetto nazionale, l’organismo diocesano scelse di sostenere e sviluppare a Lecco “Per il verso giusto”, progetto di formazione e sensibilizzazione delle comunità ecclesiale e civile, condotto in sinergia con l’Innominato. 

Del progetto nazionale e delle sue ricadute locali, inclusa quella lecchese, dà conto una pubblicazione curata da Caritas Italiana, intitolata Il paradigma della giustizia riparativa. Un cammino per le comunità cristiane (Edb, Bologna, 2026). In essa risuona l’eco (sin dall’introduzione del presidente nazionale Caritas, monsignor Carlo Roberto Redaelli) di una accorata riflessione che papa Francesco affidò, nel 2022, ai membri del Consiglio superiore della magistratura: «La cultura della giustizia riparativa è l’unico e vero antidoto alla vendetta e all’oblio, perché guarda alla ricomposizione dei legami spezzati e permette la bonifica della terra sporcata dal sangue del fratello».
 
Convinta della rilevanza morale, ma anche sociale e politica, della giustizia riparativa, Caritas Ambrosiana intende proseguire, tramite la Caritas di Zona e L’Arcobaleno, la collaborazione con l’Innominato, il cui percorso ha condotto Lecco e il suo territorio a diventare “Restorative city – Città ristorativa”. Oltre alla nuova frontiera rappresentata dal Centro per la giustizia riparativa, tale collaborazione si estenderà ad attività che superano i confini del sistema penale, per raggiungere altri spazi comunitari significativi (scuole, centri giovanili, luoghi di lavoro, parrocchie, associazioni).
 
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EDITORIALE

Della Direzione: don Paolo Selmi ed Erica Tossani



 

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