Il tuo impegno per migliorare il mondo!

 

“Your commitment to improve the world. Sharing the trip” è un progetto di volontariato di nove mesi a Madrid, dal 28 ottobre 2019 al 27 luglio 2020 Il progetto si svolge in tre diversi servizi per persone senza di​mora ed è finanziato dal programma europeo Erasmus plus – Corpi Europei di solidarietà.

Francesco è stato selezionato e sta svolgendo il suo servizio a Madrid.


Ecco come racconta l'esperienza che sta vivendo

"Mi piace pensare il presente come un foglio bianco. Un immenso foglio bianco dove la vita di ogni uomo e donna è rappresentata da una linea che lo attraversa. Ci sono linee rette, curve, cambi di direzione; e soprattutto incroci, innumerevoli incroci di vite. Le vite s’incrociano, s’incontrano e si scontrano, più o meno volontariamente. Ognuno di noi possiede un margine di volontà (che chiamerei libertà) nel manovrare la propria retta: possiamo scegliere di curvare il meno possibile, incrociandoci con le linee a noi più prossime, diffidando delle più lontane, apparentemente così diverse, così indipendenti; o possiamo spingerci più in là, per vedere cosa succede incrociando queste linee distanti.
Ai bordi del grande foglio vivono linee periferiche. All’apparenza simili a ogni altra retta del foglio, si contraddistinguono per una caratteristica comune: se quelle del centro del foglio formano un groviglio indistinto, le linee periferiche quasi non presentano incroci. Corrono parallele ai bordi, marginali ed emarginate, eppure così vicine al groviglio. Nel nostro quotidiano contorcerci, ci passiamo vicino, molto vicino. Tuttavia spesso, pur riconoscendone la misera esistenza, decidiamo di svoltare, o meglio, di continuare il nostro percorso mantenendo sempre una distanza di sicurezza.
La partecipazione al progetto “Tu compromiso mejora el mundo. Compartiendo el viaje”, promosso da Caritas Madrid in collaborazione con Caritas Ambrosiana, si è rivelato per me un viaggio ai bordi del foglio. Dallo scorso mese di ottobre mi trovo a Madrid, e rimarrò fino alla prossima estate, dove sto svolgendo un volontariato presso centri diurni e residenziali (Cedia24h e Nuestra Señora de Valvanera) dove Caritas Madrid accoglie persone senza fissa dimora e chi (per il fatto stesso di aver vissuto en la calle) soffre di importanti disturbi psichici. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, è inserito nei Corpi Europei di Solidarietà.
Si associa spesso il volontariato al fare qualcosa per gli altri, senza chiedere nulla in cambio. Per me, questo progetto si è rivelato, prima ancora che per fare, un’occasione per stare. Certo, nei centri di Caritas dove passo le mie giornate mi è chiesto anche di supportare lo staff e di portare avanti attività e iniziative; ma ciò che davvero sta rendendo speciale l’esperienza è la possibilità di entrare in contatto con persone che appartengono alla cosiddetta società esclusa, un gruppo di poveri (nel senso più ampio, inclusivo e “moderno” del termine) che, per una serie di difficoltà accumulate, si ritrova a vivere ai margini. Si tratta perlopiù di quelli che vengono chiamati i nuovi poveri, i poveri frutto di una società dello scarto, sempre più selettiva e impermeabile. In spagnolo le persone senza fissa dimora sono definite con l’espressione sin hogar, difficile da rendere in italiano. L’hogar è molto più che una casa e la condizione di sinhogarismo è molto di più che la mancanza di un tetto sopra la testa. I poveri d’oggi soffrono essenzialmente di solitudine; una solitudine che si dimostra essere allo stesso tempo causa ed effetto di varie piaghe, quali la mancanza di lavoro, la condizione d’immigrato, la violenza domestica, la disabilità, la dipendenza.
Nei centri dove svolgo il mio volontariato passo ore con le persone, giocando, svolgendo attività, insegnando loro l’inglese, cucinando, aiutandoli nelle loro necessità quotidiane, ma soprattutto stando con loro. L’obiettivo stesso di molte attività non è il risultato, bensì il fatto di averle svolte insieme. A queste persone “impoverite” è stata tolta la dignità, che ognuno di noi possiede per il fatto stesso di essere nato; un accompagnamento (che si rivela processo, prima ancora che meta) è indispensabile per restituire per quanto possibile la dignità alle persone, accrescendo innanzitutto la loro autostima. Per far questo è necessario abbattere molte barriere, prime fra tutte quelle del pregiudizio; ogni pregiudizio ci è stato insegnato, lo abbiamo appreso dalla società e l’unica maniera per abbatterlo è conoscere, immergendosi nella realtà, verso cui ci scopriremo assolutamente ignoranti e presuntuosi, e cancellando ogni distanza di sicurezza. Incrociare le linee periferiche significa innanzitutto rendersi disponibili a condividere una parte, seppur piccola, di cammino.
Le storie delle persone accolte da Caritas, che quando meno te lo aspetti ti aprono il loro cuore raccontandoti le vicissitudini della loro vita, lasciano senza parole e aiutano a capire che, in fondo, quelle rette del foglio sono tutte uguali, non perché tutti abbiamo le stesse fortune o possibilità, ma perché tutte puntano a un unico obiettivo che è quello di vivere una vita piena, felice e degna di essere vissuta.
Mi auguro che il progetto sia riproposto il prossimo anno e che sempre più giovani si rendano disponibili a dedicare parte del loro tempo ad attività utili non solo ad alleviare, per quanto possibile, le sofferenze altrui, ma soprattutto, citando Mons. Delpini, a “generare scintille” in una società che, fingendo di dare libertà, incatena e mette a ognuno dei paraocchi spesso difficili da togliere."
 


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