Da Kindu: Maoritcho

Chi sei?

Maurizio, lavoro da più di un decennio nel Settore Internazionale, che cerco di coordinare occupandomi più specificamente dei progetti in Africa e dell’educazione alla mondialità.

Sei stato a Kindu, nella Repubblica Democratica del Congo, a febbraio. Come ti trovi quando vai lì?

Kindu ormai è sempre più casa; la collaborazione, la conoscenza reciproca, l’amicizia sono cresciute e la sensazione di isolamento e di fuoridalmondo, così netta durante le prime visite di 5-6 anni fa, ora sembra lontanissima.

kindu

Quali sono i cambiamenti più lampanti?

Beh, riguardo al sentirsi a casa direi che c’è sicuramente più consuetudine da parte della popolazione locale, in generale, e dei partner (ormai mi viene più facile chiamarli amici) a relazionarsi con stranieri. Kindu, dopo la guerra civile, ha veramente vissuto anni di profondo isolamento che aveva accresciuto un senso chiusura e di diffidenza verso l’esterno.

Se ti guardi in giro, poi, puoi anche notare molte più abitazioni, qualche servizio in più (internet point, scuole, alcuni negozi…); non si può dire la stessa cosa delle strade che rimangono ancora molto “faticose”, ed è questo il motivo principale che fa di Kindu un’isola sulla terra.

Nel frattempo qualcosa è successo: progetti portati a termine, progetti nuovi pensati e attuati in collaborazione anche con Caritas Italiana, ma soprattutto la presenza di un operatore e delle volontarie in Servizio Civile. Quest’ultimo fattore è certamente quello che incide maggiormente sulla creazione e il rafforzamento di un legame.

Magda e Chiara sono ormai la terza coppia di volontarie (sempre ragazze!) arrivata a Kindu, e non si può non notare che ogni volta l’ambientamento è più facilitato: frequentarsi, in un cammino comune, rende più semplice capirsi… e ormai gli amici di Kindu sanno quali sono le aspettative delle italiane, delle marie, olivie e benedette (i nomi urlati dalla gente per strada, si tramandano e si storpiano di coppia in coppia).

Uno dei momenti topici della missione?

Uno dei momenti topici… è stato quando l’équipe con cui collaboreranno le ragazze ci ha invitato ad un pranzo di benvenuto (pagato col frutto di loro rinunce personali) in cui hanno manifestato la loro gioia di poter continuare la loro collaborazione con le giovani italiane. C’è stato lo spazio per un ringraziamento sincero per il percorso fatto l’anno precedente con Olivia e Benedetta e per assicurare tutta la loro vicinanza alle nuove arrivate.

Per noi una nota curiosa che accompagna questi momenti pieni di significato sono gli inviti e i discorsi scritti; col tempo abbiamo capito che non è un eccesso di formalità ma è la volontà di sottolineare l’importanza dell’incontro: quello che ci si dice lo si vuole “pesare” e consegnare all’altro come “luogo concreto e tangibile” da cui partire.

Che meraviglia. Ma, spiegami, il discorso scritto viene poi fisicamente consegnato agli ospiti?

Sì, certo. Conservo gelosamente questo loro scritto indirizzato a Maoritcho, Henrico, Magda e Chiara. E se qualche volta mi vengono dubbi esistenziali riguardo al senso della cooperazione so dove cercare qualche risposta convincente.

“Maoritcho” ha un sapore polinesiano più che africano! Dicci: perché delle giovani in servizio civile in quell’angolino di pianeta?

E’ stata la storia difficile della Repubblica Democratica del Congo a portarci a Kindu. Come spesso capita gli interventi internazionali di Caritas sono legati alle emergenze. Già dal 2000 siamo stati interpellati per sostenere gli interventi a favore della popolazione colpita dalla guerra civile che negli anni ha causato più di 4 milioni di morti. Qualche anno dopo Caritas Italiana ci ha proposto un gemellaggio con Kindu, diocesi trascurata dalle grandi organizzazioni per gli scarsi collegamenti; i bisogni erano enormi ma lo erano altrettanto le difficoltà a progettare… e così abbiamo raccolto l’invito con qualche timore… ma non ce ne siamo pentiti. E quando le relazioni di partenariato ne possono beneficiare, è bello ed efficace immaginare la presenza di persone.



Inizialmente Caritas Italiana ha inviato operatori e con loro, successivamente, sono partite per il servizio civile le due Marie, Olivia, Benedetta e adesso Chiara e Magda al fianco di Enrico, operatore.

I progetti in cui lavoreranno Magda e Chiara sono gli stessi che sono in corso di finanziamento: in particolare entrambe lavoreranno nel progetto di animazione nelle scuole che prevede lo svolgimento di attività ludico-pedagogiche nelle differenti scuole dei villaggi, anche i più isolati.

Questo progetto era destinato per i primi anni soprattutto ai ragazzi ex-combattenti con l’obiettivo di favorire il loro reinserimento sociale; gradualmente, anche a partire dai risultati positivi del progetto, le attività sono state destinate a tutti i ragazzi con una particolare attenzione ai più disagiati, anche attraverso l’accompagnamento di uno psicologo.

All’interno di questo progetto Magda trasferirà la sua competenza nell’utilizzo della forma teatrale per fini pedagogici e terapeutici con adolescenti e giovani in difficoltà.

Progetto ambizioso: l’arte della recitazione è diffusa a Kindu?

Non so se si può parlare propriamente di “arte della recitazione”; è sicuro che c’è una predisposizione e una certa spontaneità da parte dei ragazzi ad esprimersi anche con questa forma. Da parte degli insegnanti c’è molto interesse. Qualche settimana fa i coordinatori del progetto hanno chiesto a Magda di fare una breve sessione formativa per acquisire un po’ più di confidenza con la tecnica teatrale, partecipando con molto interesse.

E a che punto siamo, siete, sono con la radio?

Attraverso gli ultimi interventi tecnici, si sta cercando di avviare la Radio Diocesana che avrà un ruolo fondamentale per lo sviluppo territoriale dell’intervento socio-pastorale; tra gli altri finanziatori del progetto vanno ricordati i nostri cresimandi che hanno permesso l’acquisto di buona parte della strumentazione necessaria. Le “nostre due” si sono preparate su alcuni elementi di base per la gestione e la programmazione di una radio e sono impazienti di sperimentarsi in questa nuova avventura!



Ma la popolazione di Kindu avrà mai la possibilità, una mattina, di accendere la radio del negozio e sentire la voce di Chiara o Magda?

Sarebbe bello, sì. Penso proprio che sarà possibile fra qualche tempo. Ci sono ancora un po’ di tappe da percorrere, alcune delle quali riguardano proprio loro due: una maggior conoscenza dello swahili e una maggior dimestichezza con lo strumento. Per ora stanno partecipando agli incontri del gruppo di giovani che curerà le trasmissioni per questa fascia d’età.

Ci son progetti in cui hai rilevato delle fatiche impreviste?

A parte quel che si può considerare la fatica e il ritardo “normali” nello sviluppo di interventi internazionali, direi che è proprio il progetto-radio quello che sta faticando maggiormente a partire. Si sono delineati gradualmente ostacoli imprevisti legati all’acquisto delle frequenze, alla disponibilità di generatori molto costosi e di alcune strumentazioni specifiche. Ma c’è ragione di essere fiduciosi per uno storico segnale radio nei prossimi mesi.

Mi sembra giusto segnalare anche l’inaspettato insuccesso di un piccolo progetto che prevedeva l’acquisto di libri per una biblioteca per i ragazzi di Kindu; sarebbero bastati pochi fondi per facilitare la possibilità di leggere in un contesto dove non è per niente scontato poterlo fare.

Un altro progetto che ha bisogno di essere sostenuto e rafforzato è quello del microcredito che riguarda soprattutto i villaggi rurali; anche per questo abbiamo previsto l’inserimento in esso di Chiara, la prima volontaria ambrosiana coinvolta direttamente nella sua implementazione.

Auguri a lei e a Magda, allora, e grazie Maoritcho

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