Emergenza Profughi Confine Turco-Greco


C’è urgente bisogno di una reazione umana alla frontiera tra Grecia e Turchia”: è l’appello lanciato da Caritas Europa, a proposito di quanto sta accadendo al confine europeo, con decine di migliaia di persone migranti che tentano di entrare in Europa, dopo l’apertura delle sue frontiere da parte della Turchia.

“I migranti non dovrebbero essere visti come una minaccia alla sicurezza; sono persone in situazioni di vulnerabilità che hanno bisogno del nostro aiuto”, sottolinea Caritas Europa, chiedendo una “reazione umana” da parte del Consiglio straordinario per la Giustizia e gli Affari interni e dai ministri degli Esteri dell’Unione europea per trovare risposte alla “drammatica situazione umanitaria alle frontiere greche, sia nelle isole sia sulla terraferma”. 
“Le persone che cercano di raggiungere l’Europa in cerca di protezione dovrebbero essere trattate con dignità e rispetto – afferma Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa – e non accolte con gas lacrimogeni, armi o odio.

L’Europa dovrebbe essere un esempio nel rispetto di valori come l’umanità e la solidarietà, che sono alla base della fondazione dell’Ue”. Secondo Caritas Europa riporre tutta l’attenzione solo sul controllo delle frontiere conduce alla “criminalizzazione delle persone in movimento e fomenta il panico irrazionale”. 
“L’Ue e gli Stati membri dovrebbero proporre un piano collettivo per dare sostegno umanitario a migliaia di persone, incluse famiglie, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e fame”. “Non possiamo accettare bambini che muoiono nel tentativo di raggiungere la sicurezza nell’Ue.
 
Non possiamo guardare passivamente le nostre guardie costiere che attaccano e respingono i migranti in difficoltà a bordo di un gommone, mentre provano a raggiungere la terraferma. L’Europa deve mostrarsi solidale nei confronti della Grecia e dei richiedenti asilo lasciati in un limbo, specialmente nelle isole greche”. 
Caritas Europa chiede di ricollocare i richiedenti asilo, a partire dai più vulnerabili come i minori non accompagnati”. La proposta di Caritas è condivisa da altre 64 organizzazioni europee della società civile.
 
Caritas Hellas opera da anni nel campo di Kara Tepe, a 2,5 km da Mytilene, capoluogo dell’isola di Lesbo. Con i migranti fa un lavoro di supporto sociale, psicologico e psichiatrico. Ha creato due spazi per uomini e donne, per aiutarli a tenersi occupati con diverse attività: laboratori di cosmetica, cucito, corsi di inglese e di greco”. Su richiesta dei gestori del campo forniscono anche kit igienici, coperte, lenzuola, vestiario. A Chios, per sopperire alla mancanza di ambulanze, ogni giorno accompagnano i rifugiati che hanno bisogno all’ospedale locale.
 
Caritas Ambrosiana, in stretto collegamento con il network delle Caritas locali, sta lavorando intensamente in Serbia, Bosnia, Libano e in altri paesi interessati dalla rotta balcanica. Si tratta di un lavoro sul campo, a fianco delle Caritas di questi paesi, che ha permesso nel tempo la strutturazione di interventi di emergenza, attività di formazione e accompagnamento degli operatori locali e il coordinamento di una Task force delle Caritas del Sud Est Europa. La nuova crisi dei migranti, oltre a generare ulteriori inaccettabili violazioni dei diritti umani, ora rischia anche di far collassare questa rete di aiuto.
 
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