Haiti a 5 anni dal sisma


Alle ore 16.53 del 12 gennaio di cinque anni fa una devastante scossa di magnitudo 7,0 della scala Richter con epicentro localizzato ad una ventina di chilometri dalla capitale di Haiti, Port-au-Prince, mise in ginocchio l’intero Paese.

Circa un terzo dell’intera popolazione haitiana risiedeva infatti nella capitale, che oltre a costituire il fulcro demografico del Paese, era anche la sede di storiche infrastrutture politiche, istituzionali e religiose.

I crolli dell’imponente Palazzo Nazionale e della Cattedrale di Port-au-Prince furono l’emblema di una distruzione che interessò tutti i livelli e coinvolse ogni classe sociale in seno alla popolazione haitiana.


Si contarono circa 225 mila vittime e lo scenario apocalittico che improvvisamente apparve sugli schermi dei televisori e sulle prime pagine delle testate di tutto il mondo scosse l’intera comunità internazionale.

A cinque anni di distanza quella tragica data diventa ufficialmente Giornata di commemorazione e di riflessione in memoria delle vittime del sisma devastante del 12 gennaio 2010.

Numerose personalità influenti nel panorama sociale e politico haitiano così come figure internazionali che, a intensità variabile, sono intervenute nella ricostruzione post-sismica, hanno parlato di questo terremoto come di un’opportunità irripetibile per Haiti di ricominciare da zero.

Neanche la peggiore delle catastrofi ha però il potere di cancellare la storia: il desolante panorama politico, il clima di instabilità, così come la mancanza di distribuzione di beni di prima necessità e servizi di base sul territorio, che caratterizzavano Haiti alla vigilia del 12 gennaio 2010, continuano ancora oggi ad affliggere in forme e modalità sempre nuove ed uguali il destino di questo Paese.

Gli interminabili flussi di aiuti riversatisi in Haiti da tutto il mondo hanno di fatto, se non peggiorato, cristallizzato dinamiche d’inoperosità statale e di corruzione a tutti i livelli della pubblica amministrazione che dietro questo nuovo ‘attore solidale’ ha nascosto colpe, disonestà e mancanze. 

E proprio in questa data così significativa, Haiti è per l’ennesima volta alle prese con una nuova crisi politico-elettorale. Le recenti dimissioni del Primo Ministro Laurent Lamothe, nel tentativo di smorzare la grave crisi politica del Paese che da tre anni attende invano l’organizzazione di elezioni legislative, non hanno attenuato le proteste che infiammano da settimane nella maggioranza dei dipartimenti del Paese.


Il 12 gennaio 2015 costituisce la data di scadenza del mandato di due terzi del senato e di scioglimento della camera dei deputati: il chiaro rischio è che all’indomani di questa data il governo possa dominare il panorama politico in assenza di controllo e per decreto. Nella sera dell’11 gennaio pare sia stato firmato dai diversi partiti coinvolti -grazie a diverse concessioni del presidente messo alle strette- un accordo last-minute per uscire dall’impasse politica; ma trattasi ancora di una soluzione provvisoria.  

La speranza è che il caos di questi giorni non distolga l’attenzione da una giornata di riflessione che gli stessi politici hanno invitato ad osservare. Riflessione su quanto andava fatto e non è stato fatto, sulle occasioni perse e le opportunità colte, sulle responsabilità delle élite politiche ed economiche haitiane così come degli attori internazionali.

Nella città di Port-au-Prince in questo momento si sovrappongono conferenze e dibattiti che in diverse forme denunciano una ricostruzione irrispettosa delle norme anti-sismiche, tema cardine dei programmi di sensibilizzazione sulla prevenzione e la riduzione del rischio. Norme che possono e devono essere valide in ambito di riedificazione delle grandi opere pubbliche, ma che perdono il loro senso di fronte ai piccoli privati che in assenza di un minimo di redistribuzione sociale e di stabilità economica, persistono con consuetudini errate, spesso le uniche percorribili, per assicurarsi un tetto sotto cui ripararsi.  

Photo credit: Euronews via photopin 4348038039 & AFP/Hector Retamal
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