Cibo per il futuro a Ka Philippe


Torniamo a parlare di Haiti.
In quest’occasione non vi racconteremo di notizie drammatiche, disastri ed emergenze, ma di una bella storia.
A scrivercela è don Levi Spadotto, sacerdote ambrosiano recentemente tornato dal Bas Nord Ouest haitiano, una delle zone più isolate e deprivate di questo Paese.
Una storia bella perché grazie alla caparbietà sua e di molti che ci hanno creduto, qualche mese fa il progetto “Cassaveria - Cibo per il futuro” lanciato nella campagna di Avvento di Carità 2018, superando tante difficoltà e crisi, problemi e scoraggiamenti, è finalmente partito.


Carissimi e carissime, sono rientrato da Haiti a fine settembre. Sono passati poco più di 8 anni da quando avevo lasciato la Comunità Pastorale di Melzo per prepararmi e partire come fidei donum ambrosiano a vivere un servizio di collaborazione con la diocesi haitiana di Port de Paix, al nord ovest dell’isola caraibica, nella parte più povera del paese.
Ero partito con la consapevolezza di essere stato scelto e mandato dalla nostra chiesa ambrosiana con la consegna del crocifisso da parte del Cardinale Scola durante la Veglia missionaria dell’ottobre 2013, ma ho anche sentito come una spinta di amore e di incoraggiamento che mi è venuta da fedeli e amici delle nostre comunità di Arcisate e Brenno, come quella delle comunità di Melzo, Desio e Zibido dove ho vissuto tratti forti e intensi del mio servizio come sacerdote.
Questo mese di maggio ero rientrato in Italia, non solo per il mio solito periodo di riposo, ma anche per definire con i nostri responsabili diocesani il mio futuro rispetto ad Haiti. La decisione maturata e non poco sofferta è stata quella di concludere la mia esperienza di servizio fidei donum ad Haiti e consegnare al clero locale la parrocchia di Ka-Philippe, costituita nel 2016, con le sue 17 comunità.
Dopo l’uragano Matthew, che nel 2016 ha provocato distruzione e danni ingentissimi, la nostra Caritas Ambrosiana era intervenuta per dare una prima risposta alle varie emergenze. Finita l’emergenza più grave, si era deciso di contribuire a favorire progetti di sviluppo. Uno di questi è stato individuato come progetto “Cassaverie, cioè favorire la produzione della Cassave che è una specie di focaccia prodotta con la farina di manioca, della qualità più preziosa definita “amara”.
La manioca è un tubero che ha bisogno di essere lavorato e trattato per perdere di tossicità e diventare un alimento prezioso; una lavorazione faticosa quando fatta a mano, cosicché progressivamente i contadini da anni stavano abbandonando la sua coltivazione.

Ma la zona di Ka-Philippe è assai favorevole alla coltivazione della manioca amara, quando si è cominciato a far intravedere questo tipo di progetto circa un centinaio di agricoltori si erano dichiarati interessati. Un tubero che resiste alle intemperie e ai capricci del meteo, può essere la base per diverse produzioni alimentari e se trasformato in farina si conserva a lungo e può colmare il deficit alimentare della vita delle famiglie che (soprav)vivono di ciò che riescono a coltivare. Le coltivazioni di mais, patate e fagioli spesso sono messe a rischio dalle variazioni di clima, soprattutto in caso di periodi di siccità o di maltempo, mentre la manioca resiste. Nella proposta caritativa dell’Avvento del 2018 “Cibo per il futuro” avevamo avuto una bellissima risposta e trovato i fondi preventivati per la realizzazione del tutto. Ma poi il susseguirsi di crisi economiche e disordini sociali e politici del Paese hanno ripetutamente bloccato le varie fasi della realizzazione del nostro sogno; così eravamo riusciti solo ad avviare la costruzione del laboratorio ma i lavori si erano interrotti.
Ci dispiaceva tantissimo lasciare incompiuta quest’opera tanto attesa dalla popolazione.
A questo punto, vorrei ricordare un gesto stupendo del nostro Arcivescovo Mario Delpini, quando gli ho confidato che prima di rientrare in Italia avrei voluto portare a termine almeno il progetto della “CASSAVERIE”. Ultimamente le cose erano anche peggiorate ed ero rimasto senza fondi vista la crisi mondiale causata dall’epidemia e l’impossibilità di diversi benefattori di dare una risposta in merito. La svalutazione del dollaro e l’aumento del costo della vita avevano già ridotto al lumicino quel poco che avevo a disposizione anche per la vita ordinaria. L’Arcivescovo, con mia sorpresa e commozione, mi ha detto:” non ti preoccupare don Levi, torna sereno a vivere questi mesi che ti serviranno per sistemare le cose, ti darò una mano io mettendo a disposizione i soldi che ho personalmente da usare per opere di carità e che alcuni benefattori mi hanno donato per poterne disporre con mia libertà. Sarei contento che servissero a te e alla gente povera di Ka-Philippe”.

Così è stato grazie a lui che prima di rientrare in Italia a fine settembre ho avuto la gioia di vedere realizzata la costruzione del magazzino attrezzato con tanto di macchinari per la lavorazione della manioca, per la trasformazione in farina alimentare e ancor di più per produrre le focacce nutrienti e gustose chiamate “cassave”. Abbiamo potuto fare una prima formazione per gli operatori e gustare le prime focacce sfornate nel giorno dell’inaugurazione vissuta a metà di settembre.
Questo progetto coinvolge oramai almeno 150 agricoltori già entrati nel programma, ma ne coinvolgerà tanti altri ancora a beneficio di moltissime famiglie.
L’attività produttiva ha vissuto una 
prima fase di prova, sia per l’utilizzo dei macchinari, sia per la qualità e il tipo di prodotto, sia per la sua vendita nei mercati. Purtroppo, le recenti ondate di criminalità e di disordine politico a seguito dell’assassinio del presidente hanno bloccato la produzione per mancanza di carburante e per l’aumento speculativo del costo di ogni tipo di materiale.
 
Stiamo comunque realizzando un percorso formativo che coinvolgerà presto la Caritas di Port de Paix che fornirà gli esperti locali e che accompagnerà l’avvio vero proprio della produzione e della sua gestione.
A fronte della tristissima e preoccupante situazione di Haiti, vorremmo tanto che l’inizio del nuovo anno porti comunque dei segni di speranza che invitino a guardare oltre e promuovano ogni sforzo per migliorare la vita dei più poveri tra i poveri. Progetti come questo rendono gli haitiani protagonisti e responsabili del loro futuro perché il dono più grande che possiamo fare loro è renderli sempre più fautori della propria felicità.


Non finirò mai di ringraziare Caritas Ambrosiana per il suo sostegno in questi anni, per i vari operatori inviati sul territorio come Francesca, Chiara e Daniela che hanno reso possibile la realizzazione del progetto
 
Così non smetterò mai di essere grato a don Maurizio e al nostro ufficio missionario, alle comunità, alle associazioni e agli amici benefattori che mi hanno accompagnato in questi anni di missione e che mi hanno già detto che vorrebbero proseguire insieme a me nel dare una mano ai nostri fratelli haitiani soprattutto in questo periodo tra i più difficili della loro storia.
 
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