Mombasa, perché nessuno sia lasciato indietro


Abbiamo recentemente incontrato Margaret Masibo, la nuova direttrice di Caritas Mombasa, partner di Caritas Ambrosiana ormai da diversi anni, e abbiamo colto l’occasione per farci raccontare della sua nuova esperienza, della situazione che sta vivendo la diocesi oltre che dell’andamento dei progetti che abbiamo finanziato nell’ultimo periodo.


- Da quando sei direttrice di Caritas Mombasa?
Ho cominciato a prestare il mio servizio dal 23 marzo 2020.

- Sei arrivata in un periodo particolarmente difficile; come l'hai affrontato?
Sono arrivata, come dicevo, a Mombasa da Nairobi il giorno 23 e mi ero organizzata per stare con un parente mentre cercavo una casa. Tuttavia, questo era il periodo in cui il Covid si stava diffondendo piuttosto rapidamente; il Kenya aveva confermato il suo primo caso il 12 febbraio. In quel momento, Nairobi era l'hotspot per il Covid 19. Questo, quindi, significava che anche i parenti con cui speravo di stare non potevano accogliermi per paura che potessi contagiarli. Per grazia di Dio, sono stata ospitata presso il Centro Pastorale dell'Arcidiocesi, dove sono rimasta per oltre 6 mesi. Non potrò mai ringraziare abbastanza l'Arcivescovo per questo aiuto.
Il primo giorno in cui mi sono presentata al lavoro, la Segreteria ha dovuto chiudere. È stata costituita una squadra di emergenza composta dai responsabili delle diverse commissioni. La Caritas curava le attività mentre il vicario generale presiedeva. Poco dopo tre contee su quattro che compongono l'arcidiocesi furono chiuse.
Gli insediamenti abitativi informali di Mombasa sono stati i più colpiti poiché molte persone hanno perso il lavoro precario, mentre altre sono rimaste bloccate nelle contee dove lavoravano, lontane da quelle di origine, e questo non ha permesso loro di inviare sostegno alle loro famiglie. Le scuole sono state chiuse e i bambini sono rimasti a casa senza cibo. Abbiamo quindi mappato le parrocchie con insediamenti informali e lavorato direttamente con i sacerdoti. Abbiamo creato una squadra di emergenza, una realtà simile alla vostra Caritas parrocchiale, dove i sacerdoti con i loro collaboratori hanno identificato i più bisognosi. Con il sostegno di Caritas Ambrosiana, Caritas Kenya e altre persone di buona volontà, abbiamo procurato cibo e abbiamo centralizzato la raccolta in locali della diocesi; successivamente i sacerdoti hanno potuto distribuire il cibo con l’aiuto delle piccole comunità cristiane locali che hanno una conoscenza delle singole situazioni familiari.



- In questa fase, come puoi descrivere la situazione delle famiglie nella regione di Mombasa, dal punto di vista sanitario ed economico?
Le famiglie nella regione di Mombasa sono ancora gravemente in difficoltà. Non si sono riprese dall'impatto del Covid 19. Molte attività sono ancora chiuse. Negli slum si stanno vivendo gravi disagi mentre le aree rurali come Kilifi e Kwale devono affrontare una grave carestia dopo che le brevi piogge di ottobre/novembre 2020 sono state molto insufficienti come, del resto le grandi piogge previste per marzo. La situazione è davvero pesante e si teme di andare verso un peggioramento ulteriore. E tutto questo si sta sommando all'impatto del covid 19 sulla perdita di posti di lavoro e sul potere d'acquisto molto ridotto a causa della carenza di merce disponibile.




- Chi sta faticando maggiormente ad affrontare la situazione, sia in città che nelle zone rurali?
In città, direi, principalmente le famiglie delle madri-single, in particolare quelle che vivono nei quartieri più poveri e negli slum; per loro è molto difficile procurarsi l’essenziale per vivere così come per le persone delle aree rurali di Kilifi, di Bamba/Ganze e di alcuni villaggi più remoti della regione di Kwale che hanno a che fare con la carenza di cibo e di acqua. Anche il bestiame e i raccolti sono a rischio. Pe queste persone la vita è normalmente “al limite” e la situazione attuale ha aggravato ulteriormente i loro disagi.


- Come stanno andando gli interventi sostenuti da Caritas Ambrosiana nell'ultimo anno, sia riguardo all’emergenza Covid sia riguardo all’intervento per favorire la resilienza nei villaggi rurali?
Questi sono i progetti che hanno dato e stanno dando i migliori risultati, anche perché sono accompagnati dalla Caritas parrocchiale e vanno davvero incontro ai più bisognosi della comunità. Siamo sinceramente grati a questa partnership con Caritas Ambrosiana che ci ha aiutato a intervenire e a sostenere soprattutto i più poveri tra i poveri, le madri single, gli indigenti, le vedove e i poveri di Ganze e Kilifi.

- Riguardo al progetto rurale di Kilifi, nonostante la situazione grave, abbiamo visto che vi siete riservati alcuni incontri di formazione sulla “Laudato Si”, documento su cui sta riflettendo anche la nostra diocesi; ce ne puoi parlare?
Sì, abbiamo riflettuto sulla Laudato Si’ e su come possiamo mitigare gli effetti del cambiamento climatico. In particolare, puntando ad evitare la deforestazione, si stanno insegnando metodi per cucinare che permettano minor utilizzo di legna ricorrendo a pietre secondo una tecnica molto efficace. Questo permette anche un minor utilizzo dei vari combustibili che usualmente si usano e che hanno costi che, nel tempo, diventano insostenibili per famiglie vulnerabili come quelle che vivono in queste aree. Stiamo incoraggiando anche a piantare alberi e, a questo proposito, ci tengo a segnalare anche il recente accordo tra la Chiesa cattolica e il Ministero dell’Ambiente per favorire interventi di ri-piantumazione di vaste aree del territorio.



- Quali saranno le priorità a cui badare maggiormente nel prossimo periodo?
Sarà importante curare il recupero degli stessi gruppi che abbiamo sostenuto negli ultimi anni. Questo li aiuterà a riprendere le attività che permettevano loro di condurre una vita dignitosa. Ciò si tradurrà in interventi semplici ma molto importanti: si tratterà di  garantire il cibo ancora per un po’ di tempo e cominciare a fornire, soprattutto alle madri-single, ingredienti di base per cucinare prodotti come il mahamri da vendere nelle strade così da favorire la ripresa di modeste ma costanti ed essenziali entrate economiche per la famiglia; fondamentale sarà inoltre distribuire l’acqua nei tank donati alle comunità da Caritas Ambrosiana, in modo da poterne usufruire per la cucina, l’igiene e per coltivare l’orto, elemento molto importante per l’economia di base delle famiglie. Siamo grati fin da ora a chi vorrà darci un sostegno.


E questo, per quanto possibile, cercando di fare proprio l’invito di papa Francesco a non lasciare indietro nessuno, sarà il nuovo intervento a cui Caritas Ambrosiana contribuirà nel prossimo periodo.


Chi volesse sostenere l’intervento in corso può farlo con bonifico postale o bancario:

C.C.P. n. 000013576228 intestato Caritas Ambrosiana Onlus - Via S.Bernardino 4 - 20122 Milano. 
IBAN: IT81H0760101600000013576228

C/C presso il Credito Valtellinese, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus
IBAN: IT17Y0521601631000000000578 - BIC BPCVIT2S

C/C presso Banco BPM, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus
IBAN: IT82Q0503401647000000064700 - BIC BAPPIT21G57


Causale: per uscire dall’emergenza Covid - Mombasa

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