La battaglia della Caritas contro l'ebola

Utilizzando l’esperienza maturata in anni di lotta al virus dell’HIV, il personale della Caritas e della Chiesa Cattolica sta combattendo contro il diffondersi dell’ebola in Africa. Le malattie sono profondamente diverse, ma il modo di fare prevenzione e diffondere informazioni sul virus è il medesimo.
 
“Abbiamo 19 stazioni radio che utilizziamo per diffondere i messaggi sull’HIV” ci racconta suor Barbara Brillant, preside di una scuola di scienza della salute a Monrovia, la capitale della Liberia. “Ora le stiamo utilizzando per diffondere anche messaggi e informazioni relative all’ebola”.
 
Le reti diocesane e i giovani laureati che ora lavorano nelle cliniche rurali sparse per il Paese sono una risorsa chiave. “Abbiamo detto loro di non dimenticarsi dei pazienti affetti da HIV, ma di riorientare l’attività educativa anche sulla prevenzione dell’ebola”.
 
Insieme alla formazione per prevenire il contagio Caritas ha inviato squadre sul campo per distribuire sapone e cloro. Le comunità si fidano di Caritas e prestano attenzione ai messaggi diffusi rendendo più rapido l’apprendimento delle tecniche di prevenzione dal virus.
 
Questo è il veicolo naturale per diffondere informazioni sull’ebola perché i nostri programmi sono radicati nella popolazione” ha detto Mons. Robet Vitillo, che funge da collegamento tra Caritas Internationalis e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
 
In Guinea, le squadre di Caritas vanno direttamente a casa delle famiglie, hanno istituito delle stazioni di lavaggio in luoghi pubblici e hanno distribuito sapone e cloro. Caritas Guinea ha anche preso accordi con una compagnia che gestisce una rete di telefoni cellulari per inviare messaggi concordati sulla prevenzione dell’ebola.
 
In Sierra Leone, Caritas sta formando i volontari delle parrocchie per essere in grado di insegnare alla popolazione le modalità corrette per lavarsi le mani e altre informazioni riguardanti il virus. Caritas sta anche dando informazioni a tutti ma soprattutto ai guaritori tradizionali, a chiunque faccia attività sanitaria fino ad arrivare a chi lavora nelle pompe funebri. La formazione riguarda anche le pratiche di sepoltura in sicurezza nelle aree più remote del Paese dove non ci sono né ospedali né centri di salute.
 
Che vivano nelle zone rurali o che vivano nella città la Caritas sta cercando e incontrando le persone che ignorano le modalità di trasmissione del virus: “Abbiamo identificato 11 comunità alle porte di Freetown, la capitale, che non avevano ricevuto alcuna informazione sulla prevenzione perché non hanno alcun accesso alla TV” racconta Padre Peter Koneth responsabile della Caritas Freetown.
 
La Caritas ha anche prodotto una canzone in cui si racconta come fare prevenzione. Questo brano verrà regalato a tutti i tassisti in modo che raggiunga un ampio numero di persone.
 
Il responsabile della Caritas Freetown è anche alla ricerca di una casa da dare ai tanti orfani dell’ebola: sono bambini rimasti senza genitori a causa della letalità del virus. “Le comunità potrebbero pensare che stiamo portando il contagio nelle loro case e potrebbero farsi cogliere dal panico” ha detto racconta Padre Peter Koneth parlando della necessità di una maggiore educazione pubblica.
 
Le persone che lavorano all’interno degli ospedali devono affrontare problemi enormi anche quando sono a casa. Chi era in affitto è stato buttato fuori dai proprietari intimoriti dalla possibilità che portino il virus nelle comunità attraverso il contagio in ospedale. Molti di loro non vanno più a lavorare per paura di essere stigmatizzati e molte persone si stanno allontanando da loro.
 
Nei luoghi dove ha avuto inizio il contagio il panico ha fatto scappare molte persone e molto personale che lavorava nelle cliniche. C’è una forte necessità di rimettere in funzione questi presidi medici perché molte persone stanno morendo di malattie più semplici che non sono Ebola.
 

La mancanza di protezioni per il personale medico comincia a diventare un grosso problema. “Un medico che sta arrivando dagli Stati Uniti per fare il volontario mi ha detto che avrebbe portato tre valigie piene di attrezzature” racconta suor Barbara, “gli ho detto, riempile all’inverosimile, anche con la forza se fosse necessario”.
 
“La maggior parte del materiale inviato dagli altri Paesi va al governo che li utilizza per i propri ospedali e presidi medici, ma bisogna tener conto anche degli ambulatori gestiti da ordini religiosi” ribadisce suor Barbara.
 
“L’OMS sta lavorando per portare materiali nei paesi colpiti dal virus e speriamo che queste risorse possano arrivare anche ai nostri ospedali e ambulatori” ci racconta Mons Vitillo.
 
Il personale di Caritas è anche molto preoccupato per l’aumento dei prezzi sia per le attrezzatura sia per i generi di prima necessità. “Il cibo diventerà presto un problema” afferma Suor Barbara. “Per le famiglie che vivono nelle aree chiuse dal governo è già molto difficile trovare le cose basiche.
“Le comunità in quarantena e le case non hanno cibo a sufficienza” ha detto padre Koneth.
 
Nella Repubblica Democratica del Congo, dove sono stati segnalati dei casi di ebola, alcune famiglie stanno abbandonando i luoghi che pensano essere infettivi. Caritas Congo sta pensando di aiutare queste famiglie con la distribuzione di cibo e di generi di prima necessità.

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