Nasce il refettorio ambrosiano

Ecco la presentazione di uno dei segni che caratterizzerà la partecipazione di Caritas nel semestre di Expo e rimarrà alla città.
La scelta del nome ci orienta nel significato che vogliamo dare a questo progetto: il refettorio, tradizionalmente, è un luogo in cui una comunità consuma i pasti insieme.
Ecco dunque quali sono i nostri “ingredienti”:

 
Cibo e diritti:

Il Refettorio sarà uno, non l’unico, segno che la partecipazione di Caritas all’Expo lascerà alla città. Per questo il Refettorio sarà un tramite del messaggio che Caritas porterà in Expo: cibo come diritto fondamentale perchè l’uomo non può vivere senza cibo e il cibo diventa elemento identitario fondamentale per ciascuno di noi.
In questo senso il refettorio in sé non è la sola risposta di Caritas per risolvere le fatiche e fragilità delle persone in difficoltà ma sicuramente è strumento, tra gli altri, di un percorso in cui la persona nella sua totalità è messa al centro di un accompagnamento fianco-fianco e personalizzato la cui cifra resta l’incontro e la promozione delle potenzialità.
Questo significa certamente accompagnare e dar voce alla richiesta di tutela e di accesso ai diritti fondamentali che, in questo momento storico, si traduce in lavoro, integrazione al reddito, formazione, casa, salute.
 

Cibo e comunità:

Il progetto del Refettorio non solo deve inserirsi in una filiera di proposte e sollecitazioni per affiancare la persona in difficoltà promuovendone le risorse, ma deve esprimere un respiro comunitario, avere sullo sfondo la dimensione comunitaria come contesto vivo, fatto di singoli, di gruppi e di famiglie che si mettono in gioco direttamente per sostenere un’azione di ripresa e rilancio del singolo di cui beneficiare tutti.
 

Cibo e cultura:

La sede del Refettorio era un teatro, ormai chiuso da qualche anno. Questa sua storia e la scelta di allestire il Refettorio con la collaborazione generosa di chef, artisti e designer rinforza l’intenzione di farne un progetto culturale.
La mission di Caritas parla di pedagogia dei fatti, per indicare che le opere devono saper “fare” ma anche saper “parlare”, educare e testimoniare la forza dell’amore, della carità.
Questa dimensione educativa attraversa la nostra ricerca culturale, che passa da gesti concreti, come il sedersi a tavola insieme, in un percorso che le persone fanno all’insegna del dialogo, della solidarietà e della ricerca spirituale.
 
In questo scenario l’Arcidiocesi di Milano ha accolto l’idea degli chef Massimo Bottura e Davide Rampello di un progetto che raccogliesse le eccellenze della cucina, dell’arte e del design e l’ha contestualizzata in un’azione di solidarietà ed educazione alla carità le cui parole d’ordine restano quelle di sempre di Caritas:
-          dignità della persona,
-          giustizia sociale,
-          promozione delle risorse individuali,
-          educazione e coinvolgimento della comunità in un’ottica di responsabilità e partecipazione attiva.
 
Ecco allora che lo spazio in cui consumare insieme i pasti potrà essere uno spazio dignitoso, all’insegna della bellezza e della ricerca artistica, in cui organizzare un originale programma di 30 giorni che vedrà coinvolti alcuni tra i migliori chef del mondo, i quali a rotazione giornaliera ideeranno e prepareranno un menù d’eccellenza.
 
Ma sarà più di tutto una Mensa con 90 posti, che resta alla città e che vogliamo sia principalmente aperta: 
 
- a ospiti di provenienza diversa, non solo per nazionalità ma perché potranno essere persone che stanno facendo un percorso nell’ambito dei servizi o dei luoghi di accoglienza (in particolare il Rifugio Caritas della stazione Centrale) o dei centri d’ascolto della Caritas;
 
- a ospiti che, secondo modalità da definire, semplicemente accederanno al Refettorio come a un luogo di ristoro, assaporandone non solo i piatti ma anche il prestigio della progettualità che lo caratterizza, degli spazi, degli oggetti e delle opere d’arte ivi esposte;
 
- a coloro che svolgeranno lì la propria attività professionale nell’ottica di un’attenzione specifica ai percorsi di inserimento lavorativo per persone in difficoltà e alle donne;
 
- a coloro che lo sceglieranno per svolgere un servizio di volontariato;
 
- a coloro che, come è nelle intenzioni progettuali, troveranno nello spazio del Refettorio anche un’offerta di tipo culturale, uno spazio per formarsi, dibattere, incontrarsi, condividere riflessioni, esperienze ed emozioni.
 
Per queste caratteristiche il Refettorio sarà, nel suo sviluppo, un pezzo dell’eredità di Caritas alla città nel dopo Expo, il luogo che darà cittadinanza a esperienze importanti di:
-          incontro, condivisione, segretariato sociale, lavoro
-          imprenditorialità sociale innovativa finalizzata alla preparazione e distribuzione del cibo anche al di fuori del Refettorio,
-          servizio e gratuità,
-          occasioni in cui far vivere “sul campo” esperienze di meticciato.
 
Nonostante l’offerta cittadina sia già buona, il Refettorio Ambrosiano della Caritas consente di completare la “filiera” degli interventi e dei servizi di Caritas stessa a favore di persone senza dimora e in stato di disagio. Il Refettorio è pensato ad accesso prioritario, rivolta a uomini e donne già intercettati e seguiti da altri servizi e centri di Caritas, quali l’accoglienza notturna “Il Rifugio” della Stazione Centrale, il centro diurno “La Piazzetta”, i servizi SAM (Servizio Accoglienza Milanese – centro di ascolto per cittadini italiani senza dimora e gravi emarginati), SAI (Servizio Accoglienza Immigrati – centro di ascolto per cittadini immigrati) e il progetto di unità mobile “Strada facendo”. 
 
Benché si preveda che l’utenza che accede sia già conosciuta e seguita dagli altri servizi, sarà previsto un segretariato sociale anche in loco, sia per l’accoglienza delle persone inviate dagli altri servizi sia per persone non conosciute che, nel caso vi fossero posti disponibili, potrebbero accedere per il pasto per poi essere inviate per l’approfondimento delle situazioni ai centri, in particolare a SAM e SAI.
 
Un aspetto innovativo potrebbe essere il coinvolgimento di persone senza dimora, o ex senza dimora, nel supportare il personale e i volontari nella gestione della struttura, prevedendo anche, se possibile, forme di accompagnamento lavorativo (dai voucher INPS a forme più strutturate quali borse lavoro/tirocini).
 
Un ultimo elemento di innovatività sarà rappresentato dal fatto di avviare, parallelamente alla somministrazione di pasti, percorsi di educazione alimentare o anche laboratori di cucina, nei quali coinvolgere gli utenti stessi della mensa o anche esterni; il cibo infatti è strettamente connesso al tema, altrettanto importante, e troppo poco curato, soprattutto da persone in condizioni di disagio e di marginalità, della salute.
 
Infine potrà rappresentare un’occasione di lavoro per stranieri e italiani all’interno di un percorso di dignità attraverso un’impresa sociale per la produzione di cibo etnico.
 
A integrazione del refettorio la Caritas Ambrosiana intende ampliare la struttura del Rifugio Caritas della Stazione Centrale con la ristrutturazione di un terzo tunnel che le Ferrovie dello Stato hanno concesso. Lo spazio ospiterà un centro diurno e dei servizi per le emergenze dei profughi, sia per singoli uomini e donne e famiglie, che sempre più spesso arrivano in stazione centrale.

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