Falsa ripresa

In Italia, secondo i dati ISTAT, vivono in uno stato di povertà assoluta 4 milioni 742mila persone (il 7,9% dei residenti), un totale di 1 milione e 619mila famiglie (il 6,3% dei nuclei familiari).

Quattro risultano essere le categorie più svantaggiate: i giovani (fino ai 34 anni); i disoccupati o i nuclei il cui capofamiglia svolge un lavoro da “operaio e assimilato”; le famiglie con figli minori e i nuclei di stranieri e misti.

Inoltre la povertà tende a crescere al diminuire dell’età. Se negli anni antecedenti la crisi economica la categoria più svantaggiata era quella degli anziani, da circa un lustro sono invece i giovani (under 34) a vivere la situazione più critica. In Italia, oggi, un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta; nel 2007, prima della crisi, si trattava di appena un giovane su 50. In soli dieci anni l’incidenza della povertà tra i giovani (18-34) è passata dall’1,9% al 10,4%; al contrario è diminuita tra gli over 65 (dal 4,8% al 3,9%). Ancora più allarmante risulta essere poi la situazione dei minori; in Italia se ne contano 1 milione 292 mila che versano in uno stato di povertà assoluta (il 12,5% del totale).

Con i governi Renzi e Gentiloni si è finalmente giunti all’introduzione di una misura universalistica di contrasto alla povertà, il Rei, Reddito di inclusione. Una famiglia, con particolari condizione di reddito, riceve un contributo mensile su una speciale carta di credito sottoscrivendo un patto che la impegna nella ricerca del lavoro e nella riqualificazione professionale. Per esempio, un nucleo di 5 persone, con un reddito Isee inferiore a 6mila euro, potrà contare su un assegno mensile fino a 534 euro.

Per le prossime elezioni politiche tutti gli schieramenti in campo stanno avanzando le loro proposte. Il Pd promette di raddoppiare le risorse nel corso della legislatura per estendere il sostegno a tutta la platea di coloro che sono sotto la soglia di povertà assoluta. Il Centrodestra punta su un Reddito di dignità. I Cinquestelle parlano di un Reddito di cittadinanza.

Constatiamo che nel dibattito pubblico la politica ha messo finalmente in agenda strumenti di contrasto alla povertà universalistici, cioè rivolti a tutti e non solo ad alcune categorie di persone, dopo aver a lungo snobbato le proposte avanzate dalle Caritas e da altri soggetti della società civile; ricordo sommessamente che Caritas Ambrosiana, con le altre Caritas della Lombardia già nel 2011 aveva chiesto alla Regione di sperimentare il Reddito di autonomia, sui cui avevamo fatto uno studio approfondito che comprendeva anche le coperture finanziare: allora non venimmo presi in considerazione a parte il nome.

Ci permettiamo, tuttavia, di diffidare dalle ipotesi più roboanti che girano in questi giorni di campagna elettorale. Sarebbe auspicabile, invece, che sulla lotta alla povertà si trovasse un consenso bipartisan e non si cancellasse quello fatto finora magari con la pretesa di migliorarlo come suggeriva in un interessante editoriale sul Corriere della Sera, l’ex direttore Ferruccio de Bortoli.

Interrompere alcune riforme e non portare a completamento uno strumento come il Rei, in particolare sull'accompagnamento delle persone fuori della trappola dell'assistenza e dalla povertà, sarebbe miope.

In questa fase delicata per il Paese, occorre un sussulto di responsabilità oltre che nelle istituzioni, nelle imprese e in tutti i soggetti che possono contribuire al bene comune. Specie quando in gioco ci sono le vite dei più indifesi. Per esempio le famiglie che non riescono a pagare i mutui, che vengono contattate dagli agenti di società di recupero credito spesso di proprietà straniera, senza alcun legame con il territorio e conoscenza delle varie situazioni, cui le banche hanno venduto i loro crediti in sofferenza. Gli esiti sono spesso drammaticamente umilianti per i cittadini. La questione riguarda un numero significativo di persone che rischiano di perdere l’abitazione e quindi di scivolare nell’indigenza.  È questo uno dei tanti frutti avvelenati delle nuove regole internazionali del credito. Di cui si parla poco o per nulla in questo permanente clima di scontro politico in cui si gioca al rialzo per prevalere sull’avversario.   

Come ha detto il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti «è immorale lanciare promesse che già si sa non poter mantenere». Lo è tanto più quando di mezzo ci sono i poveri cristi.

Luciano Gualzetti

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