Ascolto e incontro con gli ultimi

L’incontro con Papa Francesco a Milano il 25 marzo
 
 
Il Papa verrà a Milano sabato 25 marzo. L’appuntamento con i fedeli e i cittadini sarà al parco di Monza, nel pomeriggio, alle ore 15, dove il Pontefice celebrerà la Messa. Ma prima di quel momento, il Santo Padre compirà una serie di gesti molto eloquenti che sottolineano il carattere di questa sua visita pastorale. Il tratto dominante, ci sembra di poter dire, sarà l’ascolto e l’incontro con gli ultimi. È soprattutto attraverso i loro occhi che il Pontefice vuole guardare a Milano. Non a caso, infatti, papa Francesco ha voluto far iniziare la sua intensissima giornata milanese dalla periferia: le case bianche di via Salomone. Un luogo spesso identificato con il degrado urbano, tanto da diventarne un simbolo, ma anche un luogo, dove con meno clamore, lavorano quotidianamente centinaia di volontari anche di Caritas Ambrosiana.
Come Caritas, sulle periferie ci stiamo da sempre, in ascolto della domanda di bellezza, di coesione, di sicurezza, di comunità, che ci viene rivolta dalle tante categorie di persone che nelle periferie trovano spazi abitativi segnati da degrado, abusivismo e violenza che finiscono per gravare sui suoi segmenti più fragili (anziani, donne, minori, immigrati, disabili). Papa Francesco spesso chiede alla Caritas e alla Chiesa di rappresentare la carezza di Dio ai fratelli bisognosi. Con questa sosta anche lui si avvicina, si approssima a coloro che vivono in periferia per portare la sua personale carezza.
Dopo via Salomone, e dopo avere incontrato i sacerdoti, i consacrati e le consacrate in Duomo, Bergoglio toccherà un’altra periferia, questa volta non geografica ma esistenziale: il carcere di San Vittore. Qui trascorrerà due ore e mezza, il tempo più lungo di tutte le tappe previste: visiterà i detenuti nelle celle e pranzerà con loro. Il Pontefice si confronterà, dunque, con un’altra realtà drammatica, dolorosa, un posto non solo fisico ma anche spirituale dove si concentrano la sofferenza data e ricevuta, il torto, la colpa, il peccato, ma dove anche e ancora una volta fuori dai riflettori, spesso solo nel cuore di ognuno, nel fondo alla propria coscienza, faticosamente si fanno i conti con sé stessi. Si cerca e, a volte si ottiene, il proprio riscatto. Qui vedremo in modo quasi plastico il significato di quello che continuamente il Papa ci ripete: non c’è peccato che sia più grande della misericordia di Dio.
Infine, prima di andarsene, Bergoglio incontrerà allo Stadio Meazza i ragazzi cresimandi e cresimati, i loro educatori, genitori, padrini e madrine: un momento che pare lui stesso abbia voluto. Colpito, si dice, dal racconto che gliene fece papa Benedetto XVI, che di quell’incontro festoso fu testimone quando venne a Milano nel 2012 per l’Incontro mondiale delle famiglie. In questo contesto la FOM ha voluto introdurre un gesto di vicinanza anche alle popolazioni terremotate sostenendo uno dei progetti che Caritas Ambrosiana realizzerà nella Diocesi di Rieti con la quale è gemellata: la Casa del Futuro.
Il Papa ci manda alcuni chiari messaggi che noi operatori della carità non possiamo non cogliere. Tra tutti il Pontefice ci invita a non accontentarci di una visione addomesticata della realtà ma a coglierne le contraddizioni che appunto proprio lo sguardo di chi soffre sa vedere.
Tuttavia il Pontefice ci dice anche un’altra cosa: le contraddizioni non vanno solo denunciate, ma prima di tutto vissute, stando accanto a chi le subisce e cercando con loro e in loro, cioè in chi ne è vittima, le risposte. Perché nemmeno l’intervento sociale meglio concepito, elaborato nel chiuso di qualche circolo accademico, laico o religioso che sia, saprebbe fare i conti con le ferite più profonde che ognuno si porta dentro. Questione imprescindibile e forse ancora più vitale delle possibili soluzioni.
Infine il Papa ci suggerisce anche una via e lo fa indicandoci i giovani. Essi che spesso interpretiamo come un problema, sono piuttosto la nostra più grande risorsa. Un fortunato libro, li dipinge come una generazione di “sdraiati”, al contrario un’autorevole ricerca condotta dall’Istituto Toniolo mostra che una quota significativa dei nostri adolescenti è al contrario molto disponibile a rendersi utile alla propria comunità. Non rassegniamoci a un mondo individualista e di muri, ma scopriamo che si cresce chinandosi sugli altri, guardando meno a se stessi e più ai poveri.
Viviamo la visita di Francesco nello spirito di ascolto vero! 
 
Luciano Gualzetti

Leggi tutto l'inserto di Farso Prossimo sul Segno di Marzo 2017

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